Il 57% dei dipendenti ha dovuto acquisire nuove competenze digitali durante la pandemia

Il 57% dei dipendenti ha dovuto acquisire nuove competenze lavorative durante la pandemia

Il 57% dei dipendenti ha dovuto acquisire nuove competenze lavorative durante la pandemia

A più di un anno dall’inizio della pandemia del Covid-19, la vita dei dipendenti italiani è profondamente cambiata. Il lavoro da remoto è ad oggi una realtà diffusa in tutto il Paese e sta presentando nuove sfide e grandi opportunità di acquisizione di nuove competenze digitali.

La situazione sanitaria ha influito anche sui progetti futuri dei dipendenti, influenzando le opportunità di cambiare lavoro e i piani di mobilità per il futuro, ritardando gli avanzamenti di carriera e costringendoli ad acquisire nuove competenze digitali e adottare nuovi strumenti per garantire la sopravvivenza stessa di molte attività produttive.

Capterra ha condotto uno studio con 1000 lavoratori italiani per indagare l’impatto della pandemia sulla percezione del proprio lavoro, i piani di futuro e aspirazioni lavorative, ma anche sulla necessità di acquisire nuove competenze e adottare nuovi strumenti per mantenere l’attuale posizione lavorativa. Lo studio è stato esteso anche a livello internazionale e vi hanno preso parte lavoratori di ogni parte d’Europa e del mondo: Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Stati Uniti, Canada e Brasile. La metodologia completa della ricerca è presentata alla fine dell’articolo.

Punti principali dello studio


Punti principali dello studio sull'acquisizione di nuove competenze digitali durante la pandemia

Mobilità lavorativa durante il Covid-19

Il mercato del lavoro è stato messo a dura prova a causa della pandemia del Covid-19. Milioni di posti di lavoro sono andati persi in tutto il mondo e molti altri sono stati messi a rischio dall’insorgere improvviso della crisi sanitaria. In Europa, grazie ai programmi governativi per la conservazione del lavoro e alle politiche di sostegno alle imprese, l’impatto è stato leggermente inferiore rispetto al resto del mondo.

85% dei dipendenti italiani intervistati ha mantenuto lo stesso lavoro che aveva prima della pandemia

Il resto dei partecipanti allo studio ha sperimentato i seguenti cambiamenti:

  • Il 5% ha ricevuto una promozione interna da parte della propria azienda
  • Il 4% ha accettato volontariamente un altro lavoro in un’altra azienda
  • Il 3% è stato licenziato o sospeso e ha dovuto cercare un altro lavoro in un’altra azienda
  • Il 3% è stato trasferito in un altro reparto della stessa azienda.

La mobilità lavorativa, sia interna sia esterna, ha dunque subito un’importante battuta d’arresto a causa della crisi sanitaria.

Si può riscontrare un andamento molto simile anche nel resto dei Paesi che hanno partecipato allo studio: in media, il 79% dei dipendenti nel mondo ha mantenuto il proprio posto di lavoro e solamente l’8% ha ricevuto una promozione interna, mentre il 4% è stato licenziato e si è trovato nella condizione di cercare urgentemente un altro impiego.

Olanda (12%) e Stati Uniti (10%) hanno la più alta percentuale di promozione all’interno della stessa azienda durante questo periodo di tempo, mentre la Spagna si posiziona al terzo posto (8%). Italia e Francia (5%) sono invece il fanalino di coda di questa classifica.

Il 57% dei dipendenti ha dovuto acquisire nuove competenze digitali durante la pandemia

Più della metà dei dipendenti italiani intervistati dichiara di aver dovuto acquisire nuove competenze durante la pandemia:

I dipendenti hanno dovuto sviluppare nuove competenze digitali durante la pandemia

Il lockdown ha forzato il passaggio allo smart working ed ha richiesto l’adozione di nuovi strumenti per agevolare il lavoro da remoto e per coordinare i team favorendo la collaborazione a distanza.

Nella maggior parte dei casi (37%) l’azienda stessa ha fornito ai propri dipendenti la formazione necessaria, ma rimane comunque alta la percentuale dei lavoratori che hanno dovuto provvedere da soli alla propria formazione (18%).

Queste sono le principali competenze  – digitali e non – che i dipendenti hanno dovuto acquisire a seguito della crisi del Covid-19:

Nuove competenze digitali e non acquisite durante la pandemia del Covid-19

Sebbene la maggior parte delle competenze sviluppate siano di tipo digitale e professionale (social media, e-mail marketing, programmazione, etc.), il 27% degli intervistati ha approfondito temi di salute e benessere. In questo periodo di crisi economica e di incertezza, il benessere mentale dei dipendenti è più che mai sotto la lente d’ingrandimento. Le aziende devono essere molto attente a questo problema e mantenere conversazioni riguardo la salute fisica e mentale con i propri dipendenti. A questo proposito, esistono diversi strumenti che possono aiutare manager e dirigenti a testare il polso della situazione: sondaggi interni, videochiamate e software per feedback a 360º.

Solo il 31% degli intervistati si sente un po’ oberato dal numero di tool che utilizza sul lavoro

Lavorare da remoto implica necessariamente un aumento del numero di tool che i dipendenti si trovano ad utilizzare quotidianamente. Quando viene meno la vicinanza fisica e la facilità di comunicazione data dalla condivisione dello stesso spazio di lavoro, molti processi devono essere ripensati e, il più delle volte, digitalizzati.

Come conseguenza, cresce il numero di strumenti digitali utilizzati durante il lavoro. Ma quali e quanti sono i tool più utilizzati dai dipendenti italiani? Ecco le loro risposte:

Tool digitali più utilizzati dai dipendenti nel lavoro quotidiano

Gli strumenti attualmente più utilizzati, rafforzati in seguito all’avvento del lavoro a distanza, consentono di comunicare online, condividere documenti e di monitorare le ore lavorate.

Al contrario, tra gli strumenti meno utilizzati spicca mancanza di strumenti di sicurezza informatica: il 48% degli intervistati non utilizza alcuno strumento di sicurezza informatica.

Tool digitali meno utilizzati dai dipendenti nel lavoro quotidiano

Sia che lavorino a distanza sia che si rechino quotidianamente in ufficio, è estremamente importante che tutti i dipendenti ricevano una formazione  di cybersecurity e che utilizzino, ad esempio, gestori di password o l’accesso alla rete VPN per garantire l’integrità dei dati aziendali.

A questo proposito, anche la formazione in generale sembra essere molto carente nelle PMI italiane: il 58% degli intervistati afferma infatti di non utilizzare alcuno strumento di formazione online (LMS).

Nonostante abbiano dovuto acquisire nuove competenze, usare nuovi strumenti digitali e cambiare la loro mentalità operativa a causa di COVID-19, i dipendenti italiani non sembrano sentirsi particolarmente sopraffatti dalla quantità di software che usano. Solo il 10% dice di essere oberato o molto oberato, mentre il 31% si definisce semplicemente un po’oberato.

A livello internazionale l’andamento è abbastanza simile, in media solo il 7% dei dipendenti in tutti gli altri Paesi si sente oberato o molto oberato dal numero di strumenti digitali che utilizza quotidianamente, mentre il 19% si definisce un po’oberato.

I dati indicano controllo e competenza nell’uso degli strumenti e delle piattaforme digitali attualmente in uso. L’adattamento al lavoro a distanza (full time o part time), che va di pari passo con l’acquisizione di nuove competenze digitali, sembra aver preso piede e i dipendenti non mostrano particolari problemi a utilizzare una varietà di software per compiti diversi.

Piani di carriera dopo la pandemia

La pandemia non ha cambiato l’opinione della maggior parte dei dipendenti in merito al proprio lavoro: il 46% degli intervistati afferma di avere la stessa opinione di prima riguardo la propria azienda e il proprio datore di lavoro. Mentre il 36% dichiara di apprezzare di più la propria situazione rispetto a prima, il 18% ha invece rivisto in senso negativo la propria opinione. Queste sono le principali motivazioni:

  • Il 43% non trova più soddisfazione nel proprio lavoro dall’inizio della crisi a causa di un lavoro diventato monotono e ripetitivo
  • Il 40% non è soddisfatto della reazione del proprio datore di lavoro a questa pandemia
  • Il 26% ha perso interesse per le proprie mansioni quotidiane.

Il 73% degli intervistati desidera mantenere il lavoro anche dopo la fine pandemia

Il 15% vuole invece cercare una nuova posizione nello stesso settore mentre il 12% intende cambiare anche settore.

I dati sono in linea con gli altri Paesi partecipanti allo studio: il media il 76% degli intervistati intende mantenere il proprio posto di lavoro, il 14% vuole cercare una nuova posizione nello stesso settore mentre il 9% vuole cambiare anche settore.

Da parte loro, i responsabili delle risorse umane possono utilizzare strumenti di feedback a 360 gradi  e di riconoscimento dei meriti per incentivare il monitoraggio dei dipendenti, identificare i punti di forza e considerare una riorganizzazione interna al fine di ottimizzare i talenti.

I fattori più importanti da valutare per un nuovo lavoro

Nonostante le azioni che si possono intraprendere per convincere i dipendenti a rimanere, alcuni lasceranno comunque la propria impresa per nuovi orizzonti. Secondo il 27% degli intervistati che prevedono di cambiare lavoro una volta cessata la pandemia, i fattori più importanti nella ricerca di un nuovo lavoro sono i seguenti:

I fattori più importanti da valutare per un nuovo lavoro

È compito delle aziende tenere conto di questa nuova situazione e saper offrire nuovi modelli di lavoro o la possibilità di reinventarsi per trattenere i talenti.

Nuove competenze digitali e continuità lavorativa: i dipendenti italiani cercano stabilità

Lo studio indica una tendenza dei lavoratori nostrani a formarsi e rimanere competitivi per avere stabilità lavorativa e mantenere la propria posizione anche dopo la fine della pandemia.

La maggior parte dei lavoratori prevede di conservare il proprio posto di lavoro quando la pandemia finirà. La percentuale di intervistati che cercano volontariamente lavoro in un’altra azienda dello stesso o di altri settori, infatti, è minima.

Più della metà degli intervistati hanno provveduto a formarsi per acquisire nuove competenze digitali per adattarsi meglio alla nuova situazione. Queste competenze sono sia tecniche e professionali sia legate alla salute, indicando una preoccupazione crescente riguardo il proprio benessere sia fisico che emotivo.

In conclusione, sia in Italia che negli altri Paesi che hanno preso parte allo studio, i dipendenti mostrano desiderio di crescita professionale e stabilità per compensare le molte incertezze vissute nell’ultimo anno.

Vuoi saperne di più? Consulta il nostro catalogo completo di software per la formazione a distanza e per il lavoro da remoto.

Metodologia dello studio

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online a gennaio 2021.

I 1000 intervistati hanno tra i 18 e i 65 anni, risiedono in Italia e la loro situazione lavorativa è la seguente:

  • Lavorano in aziende fino a 250 dipendenti
  • 71% lavora a tempo pieno
  • 29% lavora part-time

Il campione è così composto:

SESSO:

  • 50% uomini
  • 50% donne

ETÀ:

  • 10% 18-25 anni
  • 21% 26-35 anni
  • 33% 36-45 anni
  • 23% 46-55 anni
  • 13% 56-65 anni

Gli intervistati negli altri Paesi del mondo sono stati selezionati seguendo i medesimi criteri. Di seguito il dettaglio del numero di partecipanti allo studio, divisi per Paese:

  • Francia: 1001
  • Germania: 1098
  • Olanda: 883
  • Spagna: 999
  • Regno Unito: 1050
  • USA: 922
  • Canada: 1012
  • Brasile: 994

Le 6 migliori soluzioni software gratuite e open source per creare sondaggi interattivi

Le 6 migliori soluzioni software gratuite e open source per creare sondaggi interattivi

Le 6 migliori soluzioni software gratuite e open source per creare sondaggi interattivi

Hai mai pensato di poter anticipare le intenzioni dei tuoi acquirenti? Grazie ai programmi per sondaggi presenti sul mercato potrai creare sondaggi interattivi e scoprire cosa pensano i tuoi clienti sul tuo prodotto, prevedere i loro comportamenti futuri in funzione della loro cronologia degli acquisti e, addirittura, valutare l’influenza del tuo marchio sulle azioni dei singoli individui. E come se non bastasse, la maggior parte dei software che consentono di creare sondaggi interattivi non è nemmeno a pagamento.

Il presente articolo analizza sei opzioni software gratuite e open source per la creazione di sondaggi. L’ elenco completo dei programmi per sondaggi gratuiti è disponibile nella directory di Capterra.

Per ciascun software, abbiamo esaminato il punteggio medio delle recensioni degli utenti pubblicate su Capterra e il costo di aggiornamento dalla versione gratuita. La metodologia completa è disponibile alla fine dell’articolo.

1. Google Forms

4,7/5
6.913 recensioni

Piano gratuito: sondaggi e risposte illimitati, funzionalità di analisi di base.

Piani a pagamento: Google Forms è completamente gratuito. Gli aggiornamenti per il cloud storage e il servizio di supporto sono disponibili in Google Workspace.

Google Forms appartiene alla suite di applicazioni aziendali gratuite di Google insieme a SheetsDocsSlides. Tutte le applicazioni della suite sono perfettamente integrabili tra di loro, rendendo pertanto Google Forms il software ideale per l’analisi dei dati dei sondaggi mediante Google Sheets.

Google Forms offre opzioni di personalizzazione del design limitate e un numero ristretto di template. Tuttavia, la suite costituita dai tipi di domande e dai parametri di risposta è piuttosto ampia (come ad esempio le risposte esclusivamente numeriche).

Funzionalità principali: distribuzione basata sul web/cloud, URL di sondaggi personalizzati, ramificazione delle domande.

Menu a discesa per la generazione di domande di Google Forms

Menu a discesa per la generazione di domande di Google Forms (Fonte)

2. Qualtrics CoreXM

4,8/5
339 recensioni

Piano gratuito: un sondaggio attivo alla volta, 100 risposte.

Piani a pagamento: il costo relativo all’aggiornamento non è stato reso pubblico.

Con una strategia di raccolta dei dati incentrata prevalentemente sui sondaggi, Qualtrics CoreXM associa i dati operativi (ad esempio i dati sui lead potenziali e di analisi raccolti dai team di vendita e delle risorse umane) con i cosiddetti dati X, ovvero i dati che indicano perché le cose accadono. Tali dati provengono dai sondaggi sulla customer experience relativi alla tua azienda.

Qualtrics CoreXM vanta un software per sondaggi in grado di gestire praticamente tutto, da semplici questionari a progetti di ricerca dettagliati per i principali marchi al mondo, consentendo agli utenti di progettare sondaggi univoci grazie a un tool con trascinamento della selezione, una logica potenziata, oltre 100 tipi di domande e template di sondaggi predefiniti.

La versione gratuita include la creazione di un sondaggio attivo alla volta, un massimo di 10 domande per sondaggio, sette tipi di domande selezionabili, 100 risposte, report e filtri di riepilogo, logiche di sondaggio e reporting online.

Funzionalità principali: distribuzione basata sul web, sondaggi ottimizzati per i dispositivi mobili, URL di sondaggi personalizzati, tool di analisi dei dati.

Interfaccia per la creazione di un sondaggio di Qualtrics CoreXM

Interfaccia per la creazione di un sondaggio di Qualtrics CoreXM (Fonte)

PER SAPERNE DI PIÙ

3. SoGoSurvey

4,7/5
651 recensioni

Piano gratuito: sondaggi illimitati, un massimo di 100 risposte per sondaggio e un limite di 200 risposte totali all’anno.

Piani a pagamento: il piano più economico ha un prezzo di $ 25 (circa 21 €) al mese e include la funzionalità di esportazione dei dati in Excel.

SoGoSurvey è una piattaforma completa per sondaggi con supporto 24/7 via telefono, chat ed e-mail. Il sistema è incentrato sull’assistenza agli utenti per migliorare la customer experience, la raccolta dei feedback sui prodotti e l’aumento del livello di engagement dei dipendenti, con un’attenzione particolare rivolta alla trasformazione dei dati in insight. Il tool fornisce funzionalità complete per la creazione di sondaggi, in cui il feedback dei clienti rappresenta una parte fondamentale ai fini della crescita del business.

SoGoSurvey è indicato per singoli utenti, aziende di piccole dimensioni, ricercatori economici e policy maker. Il pacchetto gratuito offre diverse tipologie di domande e la possibilità di personalizzare l’aspetto e il layout di ciascun sondaggio.

Funzionalità principali: distribuzione basata sul web, libreria delle domande, opzioni per la formazione digitale e di persona, supporto per immagini e video.

Funzionalità di analisi e monitoraggio di SoGoSurvey

Funzionalità di analisi e monitoraggio di SoGoSurvey (Fonte)

PER SAPERNE DI PIÙ

4. SurveyLegend

4,6/5
447 recensioni

Piano gratuito: il piano iniziale è gratuito senza limitazioni di tempo e permette un massimo di tre sondaggi.

Piani a pagamento: i piani a pagamento hanno un costo iniziale pari a $ 15 (12 € circa) al mese. Comprendono 20 sondaggi e la possibilità di esportare un massimo di 1.000 risposte.

SurveyLegend consente di creare sondaggi su PC o su tablet, personalizzare il layout dei sondaggi e visualizzare i dati ottenuti sotto forma di grafici intuitivi. La creazione di questionari risulta ulteriormente semplificata grazie al trascinamento della selezione.

SurveyLegend fornisce funzionalità di base per l’analisi dei dati in tempo reale, nonché l’accesso a risposte singole man mano che vengono ricevute. Offre inoltre una rappresentazione geografica dei partecipanti al sondaggio, permettendo di ottenere importanti informazioni di targeting relative al tuo pubblico. SurveyLegend guida l’utente attraverso ciascuna fase del processo di creazione dei sondaggi e supporta i formati di lingua con scrittura da destra a sinistra, in modo da poter creare questionari interattivi anche in arabo o in ebraico.

È tuttavia importante sottolineare che, sebbene il processo di creazione di un sondaggio interattivo con SurveyLegend sia estremamente semplice, a piè di pagina di ciascun questionario verrà sempre visualizzata la dicitura “Proudly made with SurveyLegend”. Per liberartene, ti consigliamo di effettuare l’aggiornamento a un piano a pagamento.

Funzionalità principali: distribuzione basata sul web, analisi dei dati in tempo reale, logica condizionale, URL personalizzati.

Visualizzazione su tablet e laptop della creazione di sondaggi interattivi con SurveyLegend

Visualizzazione su tablet e laptop della creazione di un sondaggio con SurveyLegend (Fonte)

PER SAPERNE DI PIÙ

5. Survey Monkey

4,6/5
8.2785 recensioni

Piano gratuito: il piano di base è gratuito senza limitazioni di tempo e include un numero illimitato di sondaggi con un massimo di 10 domande e 40 risposte per ciascun questionario.

Piani a pagamento: la sottoscrizione a pagamento più economica, Team Advantage, ha un prezzo iniziale di $ 25 (circa 21 €) al mese. Include un numero illimitato di sondaggi e un massimo di 1.000 risposte al mese.

SurveyMonkey è uno dei principali tool per creare risposte interattive. E un motivo c’è: la sua interfaccia utente è estremamente intuitiva. Inoltre, se non disponi dell’accesso a una lista di distribuzione per i tuoi sondaggi, SurveyMonkey ti permetterà di acquistare addirittura le risposte.

Tuttavia, la maggior parte delle funzionalità del software è sfortunatamente a pagamento. Dovrai quindi effettuare l’upgrade e mettere mano al portafoglio per ottenere ad esempio logiche condizionali o per aggiungere il tuo brand al sondaggio.

Tenendo presenti le considerazioni precedenti, se ciò che stai cercando è un tool caratterizzato da un’interfaccia utente intuitiva per sondaggi semplici, SurveyMonkey fa al caso tuo. Ti permetterà inoltre di sfruttare il potenziale di crescita associato alla tua azienda man mano che essa evolve in termini sia di dimensioni che di capacità (e anche di budget!). SurveyMonkey è un ottimo tool per le aziende di piccole dimensioni che intendono ampliare la distribuzione dei propri sondaggi nel corso degli anni a venire.

Funzionalità principali: distribuzione basata sul web, distribuzione e-mail, logica di pagina, tracking dei dati in tempo reale, tool di analisi dei dati.

Opzioni per la personalizzazione dei sondaggi interattivi in SurveyMonkey

Opzioni per la personalizzazione dei sondaggi in SurveyMonkey (Fonte)

PER SAPERNE DI PIÙ

6. Zoho Survey

4,6/5
339 recensioni

Piano gratuito: il piano di base è gratuito senza limitazioni di tempo. Include un numero illimitato di sondaggi per un massimo di 10 domande e 100 partecipanti per ciascun questionario.

Piani a pagamento: le sottoscrizioni hanno un costo iniziale di $ 20 (17 € circa) al mese e includono un numero illimitato di sondaggi, domande e risposte, nonché oltre 250 template di sondaggi.

Se lavori nel settore marketing, avrai probabilmente sentito parlare di Zoho CRM, un tool CRM caratterizzato da scalabilità e facilità di utilizzo. Oltre ad integrarsi perfettamente con Zoho CRM, Zoho Survey funziona anche in maniera indipendente come tool per sondaggi standalone gratuito.

Il tool Zoho Survey offre la possibilità di scegliere tra oltre 250 template diversi. Potrebbero essere necessari alcuni tentativi prima di poter configurare le domande nella maniera desiderata, pertanto prendi in considerazione fattori aggiuntivi quali del tempo extra da dedicare alla creazione dei tuoi sondaggi interattivi.

Se invece disponi già di Zoho CRM e desideri effettuare l’integrazione di tutte le applicazioni Zoho gratuitamente, Zoho Survey fa al caso tuo. Inoltre, il tool si integra facilmente anche con Google Docs e Zoho SalesIQ.

Funzionalità principali: distribuzione basata sul web, opzioni per la formazione live e di persona, ramificazione delle domande e logica di pagina, nonché URL di sondaggi personalizzati.

Interfaccia per creare sondaggi interattivi con Zoho Survey

Interfaccia per la creazione di un sondaggio con Zoho Survey (Fonte)

PER SAPERNE DI PIÙ

Come scegliere il software gratuito per creare sondaggi interattivi più adatto alla tua azienda

Per la fase di valutazione delle opzioni software per creare sondaggi interattivi, ti forniamo alcuni spunti di riflessione da prendere in considerazione:

  • Limitazioni associate al numero di partecipanti al sondaggio: presta particolare attenzione al numero di risposte che l’utilizzo di un software gratuito ti permette di raccogliere. Stabilisci un numero minimo di partecipanti al sondaggio in base al quale potrai elaborare decisioni inerenti alla strategia di business da adottare basate sui risultati ottenuti.
  • Integrazioni: prenditi un momento per pianificare l’integrazione di tutti i tuoi tool. Ad esempio, il software per sondaggi che stai esaminando offre l’integrazione con i tuoi software CRM o con le tue suite di marketing esistenti?
  • Template: alcuni fornitori di software per sondaggi offrono una vasta gamma di template predefiniti, mentre altri presentano numerose possibilità per la personalizzazione delle risorse. Non si tratta di scelte giuste o sbagliate, piuttosto di identificare le opzioni più indicate alle esigenze del tuo team.
  • Esportazione dei dati: se desideri esportare i dati ottenuti dal tuo sondaggio in un’altra piattaforma (ad esempio Excel), tieni presente questa funzionalità durante la fase di valutazione delle opzioni software gratuite disponibili sul mercato.
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Metodologia

Prodotti gratuiti

Ai fini del presente articolo, i prodotti sono stati classificati come gratuiti se sodisfano i seguenti requisiti:

  • Offrono una versione gratuita e stand-alone del software.
  • Non si tratta di una versione di prova del software per la quale è richiesto l’acquisto di una versione a pagamento in seguito alla scadenza di un determinato periodo di tempo.

Prodotti open source

I software open source esaminati nel presente articolo devono disporre di un codice sorgente aperto per l’analisi, la modifica e la correzione. Inoltre, il codice sorgente deve essere stato aggiornato (versione completa o correzioni minori) negli ultimi 12 mesi e deve supportare uno dei seguenti sistemi operativi: Windows, Mac o Linux.

I prodotti che soddisfano i criteri riportati precedentemente sono stati valutati in base alla definizione di software elaborata da Capterra:

I programmi per sondaggi vengono impiegati per la creazione e la distribuzione di indagini digitali, sondaggi e/o questionari rivolti a un pubblico target. Le risposte fornite dagli utenti vengono successivamente raccolte e i risultati ottenuti vengono solitamente analizzati online o in rete.

La presente analisi è focalizzata sulla verifica delle funzionalità di base dei programmi per sondaggi e in relazione alla categoria. Un prodotto viene classificato come software per sondaggi se contiene tutte le funzionalità principali seguenti: creazione e gestione dei sondaggi, tipi di domande a risposta multipla, raccolta dei dati e distribuzione multi-canale.

I software che soddisfano la definizione di mercato necessitano inoltre di almeno 15 recensioni pubblicate sulla pagina di categoria dei software per sondaggi di Capterra nel periodo di tempo compreso tra l’1 gennaio 2020 e il 31 gennaio 2021.

 

Consigli per la digitalizzazione dei processi aziendali per le PMI

Imprese e post-pandemia: consigli per la digitalizzazione dei processi aziendali per le PMI

Nell’ambito della post-pandemia, le aziende dovranno abituarsi a un contesto imprenditoriale sempre più competitivo e incerto. Abbiamo raccolto alcuni consigli utili per aiutare i piccoli imprenditori in questa fase.

Imprese e post-pandemia: consigli per la digitalizzazione dei processi aziendali per le PMI

Negli ultimi tempi, siamo soliti ascoltare una frase molto ricorrente in diversi ambiti della nostra vita quotidiana: “Stiamo vivendo una crisi senza precedenti”. Di fatti l’impatto del Covid-19 non ha risparmiato nessun settore e questa situazione sembra essere destinata a durare ancora per molto.

In base a un recente sondaggio condotto dall’associazione 50&Più, incentrata sull’impatto sociale del Covid-19 e sulle sue prospettive, il 2,8% dei lavoratori intervistati ha dichiarato di aver perso il lavoro, mentre il 30,7% si è visto ridurre l’orario lavorativo e il reddito percepito. Non è un’esagerazione affermare che si tratta della peggior crisi che la nostra generazione abbia mai vissuto.

Tuttavia, ci sono alcuni aspetti positivi da prendere in considerazione. Un recente sondaggio pubblicato da Capterra ha rivelato che, in seguito alla diffusione della pandemia in Italia, il 46% delle PMI intervistate ha implementato l’offerta dei propri prodotti/servizi online.

Una trasformazione estremamente rapida e promettente per un segmento di mercato in cui quasi la metà delle aziende non disponeva nemmeno di un piano di business continuity prima del Covid-19, secondo quanto affermato da un altro sondaggio.

Una volta terminata la prima fase della crisi, gli imprenditori potranno pensare alla definizione di nuove strategie aziendali per il periodo post-pandemico. Alcune di esse sono state raccolte nel presente articolo.

In un mondo in transizione, è importante attirare e fidelizzare i clienti

In base a un recente articolo pubblicato sul Sole 24 ore, la nuova grande sfida che le aziende sono chiamate a vincere è quella di sapersi differenziare oltre la diretta concorrenza. Due sono i fattori chiave da prendere in considerazione per quanto riguarda la digitalizzazione dei processi aziendali:

  1. Comprendere i clienti in modo olistico. Quello che i marchi devono compiere è quindi un passo oltre la frontiera dell’engagement, perché è una vera e propria connessione quella che si viene a instaurare con il consumatore.
  2. Investire sulla customer experience puntando su soluzioni in grado di aumentare l’empatia verso il marchio e di rendere la comunicazione realmente efficace e rilevante.

Un altro elemento importante consiste nell’osservare le tendenze del proprio settore di competenza. Se prima le aziende erano solite registrare cambiamenti graduali per quanto riguarda il consumo del proprio pubblico, la pandemia ha dimostrato che, a seconda del contesto, possono emergere nuove abitudini in pochissimi giorni. Non c’è modo di evitarlo: è necessario adattarsi e, al contempo, essere creativi per poter attirare i clienti e creare engagement.

Un modo per tenere traccia dei cambiamenti nel comportamento di acquisto consiste nell’analizzare i dati generati dal tuo business. Dai canali dell’assistenza clienti ai dati relativi agli acquisti precedenti, ogni informazione è valida per permetterti di prendere decisioni ed elaborare nuove strategie.

Durante il lockdown siamo stati indubbiamente costretti a trascorrere più tempo in casa. In questo contesto, un negozio di abbigliamento è pertanto in grado di stabilire se, ad esempio, sono stati effettuati più acquisti di vestiti per la casa. In caso affermativo, sarà necessario lanciare sul mercato più prodotti di questo tipo.

Nel caso dei ristoranti, è probabile che le persone abbiano smesso di mangiare fuori ma che non abbiano comunque il tempo di cucinare. Perché non pensare a cibi già pronti che i clienti possano congelare e consumare nel corso della settimana? Entrambi gli esempi rappresentano tendenze facilmente identificabili mediante l’analisi dei dati aziendali.

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Considera gli sconti come una strategia

Le strategie promozionali sono importanti per diversi motivi: consentono la rotazione di un prodotto, la fidelizzazione dei clienti e permettono infine di generare ricavi extra. Per metterle in pratica, è consigliabile avere una buona conoscenza del proprio stock e valutare quali beni possono essere messi in vendita con condizioni speciali.

In generale, un buon momento per mettere in pratica le strategie promozionali è rappresentato dai periodi o dalle ricorrenze stagionali, come ad esempio il Black Friday, Natale, la festa della mamma, il ritorno a scuola, etc. In questi periodi la gente è più propensa a spendere, anche se si trova in fase di risparmio.

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Mantieni aggiornate le tue finanze

La gestione dell’ambito finanziario non è mai stata così importante come in questo periodo. Da qui sorge la necessità di effettuare un’indagine esaustiva dei conti passivi e del recupero crediti per poter pensare serenamente al futuro. Una pianificazione meticolosa ti permetterà di intraprendere azioni preventive invece che reattive.

Per quanto riguarda i debiti esigibili, ordina i tuoi fornitori per importanza e identifica coloro con cui potrai negoziare un periodo di tolleranza, se necessario. Per quanto riguarda invece i crediti esigibili, individua le procedure da adottare nel caso in cui sia necessario anticipare i crediti, un’operazione estremamente utile in tempi di crisi.

In alcune occasioni la situazione finanziaria potrebbe sfuggire completamente di mano e le aziende potrebbero vedersi obbligate a ricorrere al credito. Poiché si tratta di un impegno finanziario a lungo termine, prima di prendere qualsiasi decisione valuta attentamente se è possibile rimodellare il tuo business, ad esempio riducendo i costi e generando entrate extra. Nel caso in cui ciò sia inevitabile, è fondamentale prendere in considerazione i seguenti fattori prima di richiedere un credito:

  • Tasso di interesse
  • Numero di installazioni
  • Periodo di tolleranza
  • Valore della rata

È comune per le PMI non disporre di un bilancio e di un fatturato finanziario significativi in grado di fornire garanzie alle banche. Per questo motivo vale la pena ricercare tutte le opzioni di credito disponibili, sia per quanto riguarda le banche private che quelle pubbliche. In questo ambito, anche il FinTech rappresenta un’opzione.

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Migliora la tua presenza online

Una volta implementata la digitalizzazione dei processi aziendali, il primo passo da compiere sarà servirsi di informazioni che trasmettano fiducia all’utente. Ad esempio, dovrai posizionare i tuoi dettagli di contatto all’inizio della pagina, come ad esempio la tua e-mail o il tuo numero di WhatsApp. Nel contesto attuale, informazioni sulla sicurezza quali “Consegna senza contatto”, “Prodotto igienizzato” e “Restituzione in X giorni” faranno inoltre la differenza.

Un altro metodo per aumentare la visibilità online della tua azienda consiste nella creazione di una pagina dedicata esclusivamente alle domande frequenti, le cosiddette FAQ. Raccogli le domande poste più frequentemente dai clienti e fornisci le risposte corrispondenti.

Oltre alle FAQ, le recensioni dei clienti rappresentano un altro fattore fondamentale nel processo di acquisto. Gli acquirenti valutano attentamente le esperienze degli altri utenti, le quali possono determinare il completamento o meno dell’acquisto. Una volta andata a buon fine la transazione, richiedi agli acquirenti di scrivere una recensione, servendoti addirittura di software per la gestione delle recensioni.

Nell’ambito della digitalizzazione dei processi aziendali, è importante tenere presente che le persone rispondono più velocemente agli elementi visivi in quanto non possono toccare il prodotto. Utilizza pertanto immagini ad alta definizione in grado di mostrare la merce da diverse prospettive, servendoti anche di programmi di grafica per migliorarne la qualità.

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Pensa alle strategie di marketing

Una strategia di digital marketing richiede la creazione di diversi profili per il tuo brand sui social network. Ciò non significa tuttavia che la tua presenza dovrà riguardare ogni canale, ma soltanto quelli in cui il tuo pubblico è attivo. Se ad esempio vendi abbigliamento per bambini, non dovrai essere presente su LinkedIn.

Mantieni il tuo account sempre aggiornato, facendo in modo che il contenuto sia pertinente. Per automatizzare la pubblicazione dei tuoi contenuti potrai addirittura servirti di software per social media management. Se infine scegli di optare anche per un blog, analizza e scegli con cura le keyword relative alla tua nicchia, identificandole mediante tool SEO.

Uno dei maggiori problemi che le aziende si ritrovano ad affrontare riguarda l’abbandono del carrello da parte dei clienti nell’ultima fase precedente all’acquisto. Tuttavia, il lato positivo è che è tuttavia possibile invertire la situazione tramite e-mail automatiche volte a incoraggiare gli acquirenti a completare l’acquisto.

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La gestione del capitale umano aziendale

Nell’epoca dello smart working che stiamo vivendo attualmente, l’interesse per il capitale umano e la necessità di comunicazione non hanno mai svolto un ruolo così centrale nelle relazioni aziendali.

Per mantenere una comunicazione attiva con i dipendenti, anche nel caso di connessioni in remoto, è necessario investire in software per videoconferenza correttamente funzionanti e senza limitazioni.

Tuttavia, non si tratta dell’unica trasformazione digitale destinata alle Risorse umane in grado di migliorare il lavoro in remoto. Sul mercato esistono piattaforme in grado di svolgere tipi diversi di attività, dalla selezione e il rectruitment del personale, fino all’onboarding e la gestione delle prestazioni. Si tratta di elementi fondamentali per la gestione dei team in remoto.

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Cos’è un password manager e perché la tua azienda dovrebbe usarne uno

Cos'è un password manager

cos'è un password manager

Secondo uno studio di Capterra sulle abitudini di utilizzo delle password nelle piccole e medie imprese italiane nel 2020, il 34% degli utenti usa la stessa password su vari siti web. Questo comportamento comporta un notevole rischio in termini di vulnerabilità dei dati personali e aziendali.

Per proteggere adeguatamente ogni account, ciascuno di essi deve disporre di una password unica e sicura per ridurre la possibilità di attacchi degli hacker. Ma con tutte le applicazioni che usiamo ogni giorno, è impossibile ricordare a memoria tutte le password create. A questo proposito, un password manager può essere la soluzione ideale. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Che cos’è un password manager?

Un password manager è un sistema di sicurezza informatica, un programma che permette di creare password uniche per ogni singolo account, conservarle in un luogo sicuro e accedere ad esse attraverso un’estensione del browser o una app, sia da un computer che da un dispositivo mobile come tablet o smartphone.

In azienda, un gestore di password ti permette di condividerle in modo sicuro con i dipendenti, senza doverle annotare su biglietti sparsi o documenti, o ancora inviarle per email, evitando così che finiscano nelle mani sbagliate.  

Misure di sicurezza fornite dai password manager

Ora che sai che cosa sono i gestori di password, vediamo quali misure di sicurezza offrono a livello aziendale.

  • Attacchi di forza bruta: si tratta di attacchi in cui un hacker usa diverse tecniche per decifrare la password, quindi più una password è lunga e complessa, più sarà difficile decifrarla. L’uso di un gestore di password protegge dagli attacchi di questo tipo generando password forti composte da una sequenza di caratteri casuali.
  • Iniezione di codice in un database: questi attacchi si dirigono ad aziende che gestiscono un notevole numero di utenti e che pertanto conservano molte combinazioni di indirizzi email e password nei propri database. Lo scorso agosto, la società spagnola Freepik è stata vittima di uno di questi cyberattacchi, subendo il furto dei dati di milioni di utenti. Un password manager ti avverte nel caso tu stia usando la stessa password più di una volta e ti permette di cambiarla facilmente nel caso la sua sicurezza sia compromessa.
  • Password rubate: una password annotata su un biglietto, in un blocco note sul computer o in un altro formato rischia di finire nelle mani di malintenzionati. Secondo lo studio realizzato da Capterra sulla sicurezza informatica nelle PMI, il 16% degli utenti conserva le proprie password in documenti o fogli elettronici. Questo rischio per la sicurezza viene meno con un gestore di password, che le custodisce in un luogo sicuro e cifrato.

Smart working e sicurezza: l’importanza di usare password forti

A causa della pandemia da COVID-19, molte aziende sono passate allo smart working, e ciò ha fatto emergere non poche difficoltà per quanto riguarda la sicurezza delle connessioni remote tra la società e gli utenti. Per questo motivo è fondamentale affidarsi a strumenti per la sicurezza che permettano di proteggere le connessioni e di evitare vulnerabilità nel sistema.

Inoltre, le aziende dovrebbero adottare una politica di gestione delle password incentrata sulla creazione di password forti. Un password manager facilita questo aspetto.

Lo studio di Capterra sulla sicurezza informatica nelle PMI che adottano lo smart working, di cui abbiamo parlato poco sopra, rivela che soltanto il 20% delle piccole e medie imprese usa un gestore di password. Nel 16% dei casi, gli utenti annotano le password su di un foglio, mentre il 12% le condivide con i colleghi. Questi dati sono piuttosto preoccupanti, poiché dimostrano che la maggior parte delle aziende non attribuisce la dovuta importanza alla gestione delle password, esponendosi a possibili violazioni della sicurezza.  

Le funzioni di un password manager

Oltre a sapere che cos’è un password manager e che cosa fa, è importante anche saper scegliere quello che meglio si adatta alle esigenze della tua azienda. Per questo, devi assicurarti che presenti le seguenti caratteristiche:

  • Capacità di tracciare l’uso delle password e creare report: questa funzione permette di monitorare aspetti come chi ha effettuato l’accesso a determinati account, da quale indirizzo IP e per quanto tempo.
  • Autenticazione a due fattori: per verificare l’accesso dell’utente al gestore di password usando almeno due tipi di verifica.
  • Connessione VPN inclusa: crittografando la comunicazione, questa funzione aggiunge un ulteriore livello di sicurezza quando si usa il password manager attraverso connessioni remote. Anche in questo caso esistono  software specializzati in questo tipo di sicurezza.
  • Verifica delle password: funzionalità del software che individua le password deboli e suggerisce di modificarle.

Ora che sai che cos’è un password manager e quali vantaggi presenta per le aziende, ti starai chiedendo se sia uno strumento affidabile.

Posso fidarmi di un password manager?

Sebbene non proteggano al 100% dagli attacchi informatici, i password manager presentano comunque molti vantaggi. Di seguito ti diamo due motivi per i quali puoi fidarti di questo tipo di strumenti:

  • Evitano gli attacchi legati al riutilizzo delle stesse password. Infatti, nel caso un hacker entri in possesso di una delle tue password, non potrà usarla per accedere agli altri account, dal momento che il software ti impedisce di usare la stessa password in più account.
  • Proteggono dal phishing, una delle tecniche più diffuse, che rappresenta un rischio per molti utenti. In questo tipo di attacchi, il malintenzionato crea siti web o email molto simili a quelli dell’azienda per la quale vuole farsi passare, ai quali l’utente viene re-direzionato per inserire i suoi dati di accesso. Se rileva un attacco di questo tipo, il password manager ti avvisa e ti impedisce di inserire i tuoi dati.

Qualsiasi informazione presente su internet potrebbe potenzialmente subire un attacco informatico e l’installazione di un password manager non implica necessariamente che le nostre password siano sempre sicure. Ciononostante, il suo uso è maggiormente consigliato rispetto ad altre soluzioni, poiché fornisce ai dati aziendali uno o più livelli di sicurezza aggiuntivi. Un’azienda che non dispone di un password manager può correre un rischio maggiore di violazione della sicurezza, con le importanti perdite che ne derivano.

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Il 67% degli italiani ritiene che lavorare da casa non riduca la produttività aziendale

Il 67% degli italiani ritiene che lavorare da casa non riduca la produttività aziendale

Il 67% degli italiani ritiene che lavorare da casa non riduca la produttività aziendale

È passato ormai un anno da quando la pandemia causata dal Covid-19 e l’inizio del lockdown deciso dai governi di tutta Europa hanno costretto milioni di lavoratori a rivedere le loro abitudini e a cambiare la loro quotidianità lavorativa.

Le sfide sono state molte e molto ardue, soprattutto in termini di riorganizzazione di risorse, spazi e routine per adattarsi alla nuova realtà del lavoro da remoto. I numeri parlano chiaro, prima del lockdown in Italia lo smart working non era molto diffuso, tanto che solo il 23% delle aziende permetteva ai propri dipendenti di lavorare da casa almeno un giorno alla settimana. Dopo un anno dall’inizio della crisi sanitaria, 2 aziende su 3 stanno pensando di continuare ad operare in remoto anche dopo la fine della pandemia.

Ma come stanno vivendo i lavoratori italiani questo cambio di paradigma che ha portato ad uno stravolgimento importante della loro vita professionale? Quali sono le sfide che devono affrontare quotidianamente? Che impatto ha avuto il lavoro da remoto sulla loro produttività e sul loro benessere personale e lavorativo? Cosa sperano per il futuro? Capterra ha condotto uno studio con 1000 lavoratori italiani per indagare le loro percezioni sul lavoro da remoto rispetto al tradizionale lavoro in ufficio. Lo studio è stato esteso anche a livello internazionale e vi hanno preso parte lavoratori di ogni parte d’Europa: Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Olanda. La metodologia completa della ricerca è presentata alla fine dell’articolo.

Punti principali dello studio


Punti principali dello studio sulla produttività aziendale a casa e in ufficio

Lavorare da casa comporta meno benefici rispetto a recarsi in ufficio

A differenza della prima ondata di pandemia, in cui molte imprese si sono trovate impreparate per il lavoro da remoto, da dopo l’estate 2020 la maggior parte delle organizzazioni ha predisposto misure di sicurezza per continuare a lavorare in ufficio o si è riorganizzata per permettere ai propri dipendenti di lavorare da casa.

Tra i partecipanti al nostro studio, il 26% è passato a lavorare da remoto in seguito alla crisi del Covid-19 mentre il 5% lavorava già da casa prima della pandemia. Il 69% degli intervistati, invece, continua a recarsi quotidianamente presso il proprio luogo di lavoro.

Nota:  nonostante la maggioranza degli intervistati stia attualmente lavorando in maniera presenziale, gran parte dei lavoratori ha sperimentato nel corso dell’ultimo anno almeno un breve periodo di tempo lavorando da casa ed è così in grado di opinare riguardo i vantaggi e gli svantaggi di entrambe le modalità lavorative.

Entrando nel vivo dello studio, abbiamo voluto analizzare come cambia la percezione degli intervistati rispetto ad aspetti importanti della vita lavorativa da casa ed in ufficio:

Fattori di benessere lavorativo a casa o in ufficio

L’equilibrio tra lavoro e vita privata è l’unico aspetto che viene valutato più positivamente (47%) quando si lavora da casa rispetto a quando ci si reca in ufficio. Per il resto, i risultati indicano che i dipendenti pensano che ci siano più benefici nel lavorare dall’ufficio rispetto che da casa. Il lavoro da remoto non sarebbe perciò in grado di offrire gli stessi vantaggi di quello presenziale.

Il 70% degli intervistati ritiene che la collaborazione con i colleghi sia più semplice quando si lavora in presenza. Anche se gli strumenti per la collaborazione a distanza si sono dimostrati utili per consentire di svolgere le normali attività aziendali anche in remoto, lavorare in ufficio offre una più immediata comunicazione con i colleghi e migliora le relazioni con i manager. Questo, a sua volta, consente una migliore visibilità del proprio lavoro, che crea, di conseguenza, maggiori opportunità di avanzamento di carriera e promozione all’interno dell’azienda. Questo circolo virtuoso risulta più complicato da realizzare se si lavora a distanza.

Lavorare da casa non ha effetti sulla produttività aziendale secondo il 67% degli italiani intervistati

La produttività dei propri dipendenti è uno degli aspetti più importanti per molti manager e dirigenti. Molte aziende hanno infatti incentivato i loro collaboratori a rientrare in ufficio dopo il primo lockdown proprio temendo che lavorare da casa facesse calare il rendimento dei dipendenti e, di conseguenza, impattasse negativamente sulle performance dell’azienda.

Ma lavorare da casa è davvero sinonimo di calo della produttività aziendale? Secondo il  67% degli intervistati non è così:

Produttività aziendale lavorando da casa versus in ufficio

Il 30% degli intervistati afferma addirittura di essere più produttivo lavorando da casa. Le principali ragioni sono legate alla miglior gestione del tempo da dedicare alle proprie mansioni lavorative:

  • Non mi devo recare presso il mio ufficio o un altro spazio di lavoro (65%)
  • Meno distrazioni provenienti dai colleghi (60%)
  • Orario di lavoro più flessibile (57%)
  • Posso allestire la mia area di lavoro a mio piacimento (31%)
  • Meno meeting (22%)

Un terzo degli intervistati, invece, afferma di essere meno produttivo lavorando da casa. Le principali motivazioni sono legate alla difficoltà di concentrazione e di collaborazione con i colleghi:

  • Ho troppe distrazioni lavorando da casa (59%)
  • Trovo difficile lavorare in modo efficace senza poter vedere il mio responsabile e/o il mio team di persona (40%)
  • Fatico a tenere tutto sotto controllo (36%)
  • Lo spazio per la creatività e le sessioni di brainstorming è ridotto (27%)
  • Il mio lavoro subisce spesso ritardi causati da problemi informatici (27%)

È interessante notare come il 27% degli intervistati che incontrano difficoltà nel mantenere alto il livello di produttività aziendale lavorando da casa soffrano la presenza di problemi informatici. Dotare i propri dipendenti di una adeguata formazione in merito ai software utilizzati in azienda e ai principali rischi collegati alla sicurezza informatica è certamente utile per ridurre questi incidenti.

Le abitudini lavorative negative crescono quando si lavora da casa

Contrariamente al timore di molti manager e dirigenti, lavorare da casa sembra incentivare i dipendenti ad incrementare le ore dedicate al lavoro e ad aumentare l’insorgenza di abitudini lavorative negative:

Abitudini lavorative negative a casa vs in ufficio

Gestire bene il proprio tempo e mettere dei limiti orari all’ attività lavorativa sembra essere un’autentica sfida per i lavoratori quando si trovano ad operare da casa. Accumulare ore di straordinari, lavorare nel weekend ed essere sempre disponibili rispondendo a chiamate e messaggi al di fuori del proprio orario di lavoro sono abitudini rischiose ed insidiose, soprattutto quando non c’è una netta separazione tra ambiente domestico e lavorativo.

È importante ricordare che staccare computer e telefono al termine della propria giornata non è solo utile per un corretto equilibrio tra vita privata e lavoro, ma aiuta anche a incrementare la produttività delle proprie giornate lavorative. L’utilizzo di strumenti per la gestione del tempo può essere utile per organizzare al meglio la propria agenda e aumentare la produttività senza necessità di rinunciare al tempo libero.

Senso di solitudine e stress sono le principali sfide del lavoro da casa

Nonostante le difficoltà di separazione tra vita personale e vita lavorativa, il 40% degli intervistati ritiene di essere meno stressato quando lavora da casa rispetto a quando si reca in ufficio. Coloro che reputano invece di essere più stressati da quando non si recano più sul posto di lavoro (37%) identificano i seguenti problemi:

Fattori che causano più stress quando si lavora da casa

Il progressivo protrarsi della pandemia e l’incertezza della situazione che stiamo vivendo sta  avendo delle conseguenze su gran parte dei lavoratori italiani: il 69% degli intervistati dichiara infatti di soffrire un livello lieve o moderato di burnout. Il burnout è un insieme di sintomi che deriva da una condizione di stress cronico e persistente, associato al contesto lavorativo. I principali sintomi riferiti dai lavoratori sono frequenti mal di testa (38%), sensazione di solitudine (38%) e problemi legati al sonno (35%).

il 61% degli intervistati non ha mai discusso con il manager del proprio benessere mentale

Il rischio di isolarsi e sentirsi soli lavorando da casa è uno dei pericoli più presenti e mai come in questo momento accogliere adeguatamente i nuovi assunti, ascoltare i propri dipendenti riguardo i loro problemi ed organizzare attività di team building in remoto per farli sentire ancora parte di un gruppo sono necessità che le aziende non possono ignorare.

Nota: nello studio non parliamo di burnout diagnosticato da professionisti del settore medico. Nel sondaggio, infatti, i dipendenti stessi hanno stimato il loro grado di burnout senza aver ricevuto una diagnosi ufficiale o condotto un autotest.

Il 70% dei dipendenti preferirebbe un modello che combini lavoro da casa e in ufficio per il futuro

Lavorare al 100% in ufficio sembra essere un modello superato per i dipendenti, ma anche lavorare full-time da casa, a causa dei problemi analizzati in precedenza, non sembra essere un’opzione viabile per il futuro. Dunque, cosa auspicano i dipendenti per il proprio futuro professionale?

Come desiderano lavorare i dipendenti dopo la pandemia

Per il futuro, il 70% degli intervistati preferirebbe un modello ibrido, che combini i vantaggi e i benefici del lavoro da casa e in ufficio. In particolare, lavorare la metà del tempo a casa e recarsi in ufficio per il resto del tempo sembra essere la soluzione ottimale per 1 intervistato su 3.

Qualsiasi sia la scelta che ogni azienda prenderà in merito al proprio futuro, appare sempre più evidente come il mercato del lavoro stia evolvendo. Manager e imprenditori saranno dunque incentivati a includere la flessibilità tra gli asset principali per mantenere la propria forza lavoro e attrarre nuovi talenti. Per sostenere la produttività dei dipendenti nel lungo periodo, inoltre, appare sempre più necessario dotare il proprio team di strumenti di collaborazione e comunicazione a distanza e di tool che agevolano il lavoro da remoto.

La situazione nel resto d’Europa

Dal nostro studio, emerge che, come i lavoratori italiani, anche i dipendenti del resto d’Europa auspicano a un nuovo modello di lavoro ibrido che possa agevolare l’equilibrio tra lavoro e vita personale:

Come desiderano lavorare i dipendenti europei dopo la pandemia

Il modello che combina il 50% del lavoro da casa e il 50% in ufficio è la scelta più gradita per la maggior parte dei Paesi. Nel Regno Unito, addirittura, la maggior parte dei lavoratori vorrebbe ridurre ulteriormente il tempo in ufficio a un 25%.

A livello di produttività aziendale, ci sono opinioni discordanti in merito all’impatto del lavoro da casa:

Produttività lavorando da casa vs in ufficio in Europa

Mentre in Germania, come nel caso dell’Italia, il lavoro da casa non sembra avere alcun impatto sulla produttività, i lavoratori di Olanda e Regno Unito avvertono invece un calo quando operano tra le mura domestiche. Al contrario, i dipendenti francesi e spagnoli affermano che la propria produttività aziendale venga positivamente influenzata dal lavoro in remoto.

Un dato allarmante, ma comunque molto inferiore rispetto alla tendenza italiana (61%), è che gran parte dei dipendenti europei non ha mai discusso con il proprio manager riguardo il proprio benessere mentale.

il 44% degli intervistati europei non ha mai discusso con il manager del proprio benessere mentale

Il mondo lavorativo, al pari di tanti altri aspetti della vita personale, sta subendo irrimediabilmente le conseguenze della pandemia. L’attenzione al benessere dei propri dipendenti e l’apertura verso le loro nuove esigenze stanno diventando sempre di più la base per sviluppare un clima lavorativo positivo e produttivo e per agevolare la sopravvivenza stessa di molte attività.

La flessibilità si sta convertendo in uno dei benefit aziendali più apprezzati

L’equilibrio tra vita personale e lavoro è stato messo a dura prova dalle sfide che la pandemia ci ha presentato nel corso dell’ultimo anno. A 12 mesi di distanza dall’inizio dell’emergenza, possiamo affermare che i desideri e le abitudini dei dipendenti di tutta Europa stanno cambiato e il mondo lavorativo sta subendo un’importante rivoluzione.

La flessibilità sta rapidamente diventando uno tra i più apprezzati benefit aziendali. Infatti, anche se lavorare in remoto o da casa non ha così tanti vantaggi come si poteva pensare in un primo momento, i dipendenti non desiderano tornare ad un modello lavorativo al 100% presenziale una volta che l’emergenza sarà rientrata.

Il telelavoro presenta però sfide importanti, sia a livello personale che professionale: contribuisce a creare stress e burnout professionale, fa emergere stati emotivi difficili da gestire e accentua la diffusione di abitudini negative in materia di salute sul lavoro. Per queste ragioni, è vitale che manager e imprenditori prendano coscienza dell’importanza di tenere conversazioni con i propri dipendenti sul loro stato emotivo e fisico, soprattutto quando si lavora a distanza.

In conclusione, prendersi cura del benessere emotivo e lavorativo dei propri dipendenti non è solo necessario per mantenere un clima di lavoro positivo e propositivo, ma anche per affrontare al meglio le nuove sfide che stanno emergendo e sostenere la produttività aziendale a lungo termine.

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Metodologia dello studio

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online a gennaio 2021.

I 1000 intervistati hanno tra i 18 e i 65 anni, risiedono in Italia e la loro situazione lavorativa è la seguente:

  • Lavorano in aziende fino a 250 dipendenti
  • 71% lavora a tempo pieno
  • 29% lavora part-time

Il campione è così composto:

SESSO:

  • 50% uomini
  • 50% donne

ETÀ:

  • 10% 18-25 anni
  • 21% 26-35 anni
  • 33% 36-45 anni
  • 23% 46-55 anni
  • 13% 56-65 anni

Gli intervistati negli altri Paesi europei sono stati selezionati seguendo i medesimi criteri. Di seguito il dettaglio del numero di partecipanti allo studio, divisi per Paese:

  • Francia: 1001
  • Germania: 1098
  • Olanda: 883
  • Spagna: 999
  • Regno Unito: 1050

Come organizzare al meglio le consegne con i software per la pianificazione

Come organizzare le consegne: software per la pianificazione

Come organizzare le consegne: software per la pianificazione

Moltissime aziende, sia di grandi che di piccole e medie dimensioni, mostrano tra i loro bisogni essenziali una corretta ed efficace ottimizzazione dei giri riguardanti la distribuzione. Il concetto si riferisce alla logistica, ovvero, nello specifico, alle consegne di materiale, prodotti, lettere e pacchi ai destinatari interessati.

L’organizzazione di questo aspetto di norma dovrebbe spettare ai responsabili dell’ufficio spedizioni, ma coinvolge in realtà tutti i rami aziendali. Il lavoro deve il più possibile essere coordinato, affinché tutto sia pronto al momento giusto, inizi il suo viaggio senza ritardi e arrivi alla meta in tempo utile. Per favorire questo imprescindibile meccanismo dell’attività aziendale, sono nati in questi ultimi anni numerosi software per la pianificazione delle consegne.

Questi programmi forniscono un prezioso supporto relativo a come organizzare le consegne, attraverso una serie di strumenti e algoritmi che stabiliscono i percorsi più appropriati, l’ordine corretto da seguire e le distanze più favorevoli, aggiornate in tempo reale in base a traffico, condizioni meteo e altri fattori. Le caratteristiche appena espresse si indirizzano a uno scopo ben preciso: impostare le priorità, ridurre le tempistiche, facilitare il lavoro dei conducenti, ottenere un risparmio in termini di costi e far sì che la tua azienda possa mostrarsi affidabile e precisa nel rispetto degli impegni presi.

Come funzionano i software per le consegne

Le aziende si trovano in molti casi a dover gestire un’ampia serie di spedizioni nell’arco della giornata. Appare evidente come un eventuale disordine in tal senso possa condurre a conseguenze spiacevoli, con confusione, stress, percorsi errati, consegne del tutto mancate o comunque procrastinate secondo ritardi via via sempre più marcati. Ciò può influire negativamente sul buon nome dell’ impresa, desiderosa invece di fornire a partner e clienti una sensazione di accuratezza e praticità.

I software, presenti ormai in gran numero sul mercato, sono dotati di algoritmi interni che stabiliscono un ordine basato su priorità preimpostate o calcolato autonomamente analizzando diversi parametri, tra i quali il congestionamento del traffico in orari di punta e in aree precise. È possibile impostare il programma indicando quali clienti devono essere serviti più rapidamente. Si ha l’opportunità di evidenziare chi ha l’abitudine di sbilanciare le tempistiche allungando le modalità di ricevimento della merce. Al contempo puoi analizzare la situazione e capire quali corrieri sono più indicati per ciascuna consegna, in base a rapidità di spostamento e maggiore conoscenza di uno specifico quartiere o di una particolare zona della città.

Questa collaborazione tra conoscenze dell’utilizzatore e calcoli del software genera grandi vantaggi, razionalizza le modalità di lavoro e riduce al minimo il rischio di errori. Inoltre, siccome è usuale che durante la giornata si aggiungano nuove urgenze e nascano esigenze diverse e imprevedibili, molti di questi programmi offrono l’opportunità di modificare in corso d’opera la pianificazione dei tragitti, cambiando la classificazione delle consegne con un semplice drag-and-drop o scambiando direttamente i percorsi tra un veicolo e l’altro.

Utilizzando un programma per la pianificazione delle consegne, l’attività aziendale trae evidenti benefici: dall’ufficio acquisti ai reparti produttivi, dall’ufficio marketing ai conducenti stessi, ogni dipendente può svolgere le proprie mansioni quotidiane con maggiore tranquillità e meno ansia.

Proprietà specifiche dei software e ambiti di impiego

Come accennato, il mercato presenta un gran numero di programmi adibiti a organizzare le consegne, alcuni operativi già da diversi anni, altri da poco immessi in commercio. Alcune caratteristiche risultano piuttosto simili, altre variano e devono dunque essere studiate caso per caso al fine di trovare il software perfetto per le singole esigenze.

Ci sono comunque funzionalità essenziali che tornano frequentemente all’interno dei gestionali. Troviamo ad esempio il database dei clienti, le mappe interattive, l’inserimento degli ordini, la ricerca del percorso migliore, la stampa di etichette, il supporto per codici a barre, la firma tramite cellulare, il controllo delle consegne con GPS, l’ora di arrivo prevista, il monitoraggio del conducente in tempo reale e le notifiche anch’esse in tempo reale su eventuali variazioni nei percorsi.

I software più completi sono solitamente a pagamento con tariffa mensile, ma offrono una prova gratuita, in lingua italiana, un servizio di assistenza online durante le ore lavorative, implementazione per Cloud e dispositivi mobili iOS e Android nativi e strumenti di formazione (documentazione scritta, webinar o incontri di persona). Ulteriori supporti possono prevedere dash cam integrate, avvisi per eccesso di velocità, fatturazione automatica, notifiche via SMS, esportazione dei percorsi in Excel, riscossione di pagamenti per servizi esterni e creazione di report approfonditi.

I software vengono solitamente usati in vari ambiti lavorativi come ad esempio:

  • Produzione di beni di consumo
  • Ristorazione, catering e food delivery
  • Flotte navali
  • Gestione dei rifiuti e servizi di manutenzione
  • Corrieri e spedizionieri

Come accennato in precedenza, le opzioni disponibili sul mercato variano da caso a caso e si adattano alle specifiche necessità di ogni azienda.

Come scegliere un software per organizzare le consegne

Le opzioni da considerare sono numerose. La loro valutazione prende in esame fattori basati sulla dimensione dell’azienda, la mole di lavoro da svolgere e l’ attività specifica. Nel caso in cui, ad esempio, il volume di consegne da completare sia particolarmente esteso, è utile scegliere un software con funzionalità approfondite per tutto ciò che riguarda la gestione del territorio e la pianificazione di percorsi e tempistiche. Qualora invece le necessità siano più limitate, può essere sufficiente un programma basilare e dal costo mensile inferiore.

Se si opera in settori particolari come le flotte navali, i ristoranti, il riciclaggio dei metalli, i servizi igienici portatili o la gestione dei rifiuti, è invece consigliabile indirizzarti verso un programma studiato e sviluppato ad hoc anche o soprattutto per queste tipologie di destinatari.

Qualsiasi sia l’applicativo selezionato, è sempre conveniente approfittare della prova gratuita, per comprendere se soddisfa pienamente le proprie aspirazioni. Le alternative sono peraltro tante, diversificate e in grado di abbracciare ogni esigenza. L’adozione di un buon programma per organizzare le consegne può contribuire a fidelizzare di clienti già conquistati, ad acquisirne di nuovi, a ridurre i costi e a creare un fondamentale senso di fiducia e rispetto nei confronti dell’azienda.

 

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ll 65% degli italiani intende utilizzare la Realtà Virtuale immersiva per i propri acquisti

ll 56% degli italiani intende utilizzare la Realtà Virtuale immersiva per i propri acquisti

ll 56% degli italiani intende utilizzare la Realtà Virtuale immersiva per i propri acquisti

Da tempo nota agli appassionati di videogiochi, ai professionisti dell’aviazione e al mondo medico, la Realtà Virtuale immersiva (da Virtual Reality, abbreviazione VR) sta gradualmente estendendo il suo campo d’azione all’e-commerce e ai beni di consumo.

Di cosa si tratta? Il nome è già molto indicativo, un ossimoro che accosta l’esistenza oggettiva “reale” ad una “virtuale” non realmente esistente. La Realtà Virtuale (VR) fornisce un ambiente 3D virtuale (generato digitalmente) in grado di circondare l’utente e di rispondere alle azioni di un individuo in modo naturale, solitamente mediante display immersivi posizionati sulla testa dell’utente o smartphone utilizzati congiuntamente con cuffie ed accessori (occhiali o casco).

È possibile utilizzare la VR per visitare un punto vendita smaterializzato o un immobile e per “testare” i prodotti prima dell’acquisto, il tutto senza uscire di casa.

Si tratta dunque di un nuovo trend destinato a rimanere esclusivo di alcuni settori o siamo di fronte ad un’opportunità interessante per imprese e consumatori?

Capterra ha intervistato 990 consumatori italiani per scoprire la loro opinione sulla VR, indagando quale uso ne facciano nella loro vita quotidiana. L’indagine è stata estesa a livello internazionale e vi hanno partecipato anche altri Paesi: Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Olanda. La metodologia completa dello studio è presentata alla fine dell’articolo.

Punti principali dello studio


  • Il 65% degli intervistati vorrebbe utilizzare la Realtà Virtuale immersiva per i propri acquisti.
  • Il 50% percepisce lo shopping con Realtà Virtuale come un metodo di acquisto sicuro, che riduce l’esposizione al rischio di infezione da COVID-19.
  • Il 78% degli intervistati che vorrebbero provare a fare shopping con Realtà Virtuale immersiva è interessato ad acquistare per lo più abbigliamento ed accessori.
  • Il 46% degli intervistati afferma che utilizzerebbe la Realtà Virtuale se fosse disponibile presso i negozi dove solitamente effettua i propri acquisti.

Come funziona la Realtà Virtuale immersiva?

Secondo la definizione di Gartner, la Realtà Virtuale immersiva (VR) si riferisce a un ambiente 3D generato dal computer che avvolge l’utente e reagisce alle sue azioni in modo naturale, tipicamente attraverso schermi immersivi posizionati sulla testa o smartphone utilizzati con auricolari. Il riconoscimento del movimento o i controller manuali tracciano i movimenti della mano o del corpo e possono essere incorporati anche feedback tattili.

Immersi in un mondo virtuale, interagiamo con il nostro ambiente utilizzando comandi (joystick o interfaccia) che creano il collegamento “fisico” tra l’utente reale e il mondo simulato.

Un’altra forma di realtà virtuale è costituita dai video a 360 gradi: video immersivi che si ottengono registrando una scena reale a 360 gradi. Una volta riprodotto con l’ausilio di smartphone o di occhiali virtuali, il risultato è un contenuto in grado di offrire all’utente l’esperienza di vivere l’intero video in prima persona, dall’interno della scena e controllando la direzione della telecamera e la sua velocità.

Si tratta di una tecnica particolarmente adatta al settore immobiliare, in quanto consente di visitare immobili a distanza e senza muoversi dal proprio divano. Anche il mondo della cultura, a causa dell’emergenza del Covid-19, sta iniziando a sfruttare di più la Realtà Virtuale per aprire le porte di musei, esposizioni e monumenti a turisti e visitatori da ogni parte del mondo.

Il 65% degli intervistati vorrebbe utilizzare la Realtà Virtuale immersiva per i propri acquisti

Il 9% degli italiani intervistati dichiara di aver già sperimentato la Realtà Virtuale per i propri acquisti, mentre il 56% è interessato a farlo nel futuro prossimo. Il 35%, invece, dichiara di non nutrire particolare interesse.

Il 65% degli intervistati ha usato o intende utilizzare la Realtà Virtuale immersiva per i propri acquisti

Le categorie di prodotti più beneficiate dell’utilizzo della Realtà Virtuale

Abbigliamento e accessori sono in cima alla lista dei prodotti più acquistati o acquistabili con Realtà Virtuale immersiva:

Categorie di prodotti più acquistati con Realtà Virtuale immersiva

È interessante notare come i beni alimentari e di prima necessità raccolgano un grande consenso per quanto riguarda l’acquisto tramite Realtà Virtuale. La crisi sanitaria che stiamo attraversando sta probabilmente avendo un effetto sulle abitudini di consumo nostrane: i periodi di lockdown, le restrizioni e la necessità di mantenere il distanziamento sociale favoriscono la ricerca e l’accesso virtuale a determinati prodotti che eravamo abituati ad acquistare di persona.

I dispositivi più utilizzati per acquisti con Realtà Virtuale

Abbiamo chiesto al 9% degli intervistati che hanno già sperimentato la Realtà Virtuale immersiva per i propri acquisti di quali dispositivi si siano serviti:

I dispositivi più utilizzati per acquisti con Realtà Virtuale immersiva

Tra i marchi di occhiali VR utilizzati, il 40% degli intervistati dichiara di preferire gli occhiali Samsung Gear VR.

La Realtà Virtuale aiuta ridurre il rischio di contagio da COVID-19 secondo il 50% degli intervistati

Tra coloro che hanno già utilizzato o vorrebbero utilizzare la VR per i propri acquisti, il 50% degli intervistati cita la riduzione del rischio di infezione da Covid-19 come uno dei principali vantaggi:

Benefici dell'utilizzo della tecnologia VR per acquisti online

Tra i benefici citati, si evidenziano anche i due tradizionali punti di forza dell’utilizzo della Realtà Virtuale immersiva: la possibilità di vivere un’esperienza di acquisto simile a quella in un negozio fisico senza dover uscire di casa e la possibilità di “testare” i prodotti per raccogliere più informazioni possibili prima di decidere di comprarli.

Queste sono, invece, le ragioni per cui il 35% degli intervistati non ha utilizzato la Realtà Virtuale:

Ragioni per non utilizzare la Realtà Virtuale immersiva per acquisti online

È interessante evidenziare come il 15% di questi intervistati dichiari di non aver mai utilizzato la VR perché non la conosceva. È verosimile pensare che questo tipo di consumatori sia usuario potenziale di VR qualora venisse offerta nei negozi che solitamente frequenta.

L’acquirente che utilizza Realtà Virtuale è di età compresa tra 26 e 45 anni

I dati demografici della nostra indagine evidenziano come il 49% degli acquirenti che hanno già utilizzato o vorrebbero utilizzare la Realtà Virtuale immersiva per i loro acquisti hanno un’età compresa tra i 26 e i 45 anni. In particolare:

  • Il 20% ha tra i 26 ei 35 anni
  • Il 19% ha tra i 36 e i 45 anni.

Non ci sono invece particolari differenze di genere: il 51% degli uomini e il 49% delle donne si dichiarano a favore di incorporare la nuova tecnologia nei loro acquisti.

Spesa media da investire nelle apparecchiature per la Realtà Virtuale

Escludendo l’opzione “gratis”, ecco il budget che gli intervistati interessati alla Realtà Virtuale sono disposti ad investire per l’acquisto dei dispositivi:

  • 21% fino a 50 €
  • 28% da 51 a 100 €
  • 19% da 101 a 300 €
  • 6% da 301 a 500 €
  • 2% da 501 a 1000 €
  • 1% oltre 1000 €

È interessante notare come il 28% degli intervistati sia disposto a spendere tra i 50-100 € per occhiali o visori VR: è un segno che il mercato sta lentamente crescendo.

L’idea di un’applicazione gratuita, invece,  piace al 22% degli intervistati ed è comprensibile considerato che stiamo parlando di una tecnologia che è ancora poco diffusa su grande scala.

Il Covid-19 ha influenzato la diffusione della Realtà Virtuale in Europa?

Il 53% degli intervistati italiani si dichiara più propenso ad utilizzare la Realtà Virtuale in seguito alla crisi sanitaria del Covid-19.

Ma qual è la situazione negli altri Paesi europei?

La diffusione della Realtà Virtuale immersiva in Europa in seguito al Covid-19

Con il 62%, la Spagna è al primo posto per desiderio di utilizzare la VR in seguito alla crisi del Covid-19, seguita da Italia (53%) e Regno Unito (45%). Ancora una volta, il nostro Paese si posiziona in cima alla lista dei più curiosi quando si parla di adozione e diffusione di nuove tecnologie.

Più della metà degli olandesi (65%) e tedeschi (52%), invece, afferma che la pandemia non ha avuto alcun impatto sull’adozione della Realtà Virtuale.

 Dall’e-commerce al v-commerce

Prima della pandemia, il normale processo di acquisto dei clienti era spesso “ibrido”, ovvero includeva il fatto di andare in un negozio fisico a vedere il prodotto e poi ordinarlo online da casa. La situazione attuale richiede invece di riconsiderare le nostre abitudini e di adattarci ai cambiamenti che stiamo vivendo.

Se l’e-commerce è già ben consolidato, le aziende dovrebbero iniziare a prendere in considerazione la Realtà Virtuale immersiva per offrire una migliore esperienza al cliente. Molti consumatori temono di acquistare perché i prodotti potrebbero risultare diversi da ciò che si aspettano o difficili da immaginare in un contesto “reale”: pensiamo ad esempio agli articoli di arredamento. La Realtà Virtuale risolve questi problemi simulando esattamente le dimensioni dei prodotti in uno spazio reale.

Per aziende e rivenditori, l’implementazione della tecnologia VR sembra soddisfare questi obiettivi:

  • Ottimizza l’esperienza del cliente rendendola interattiva, informativa e divertente
  • Facilita l’accesso a una gamma più ampia di prodotti
  • Consente visite a distanza immersive di immobili e spazi espositivi
  • Facilita il raggiungimento di un maggior numero di clienti
  • Permette di realizzare interessanti campagne di marketing online
  • Migliora l’immagine di marca aggiungendo innovazione e creatività.

Come si può iniziare a vendere tramite VR? Il modo migliore per ottenere questi benefici è rivolgersi a un fornitore di servizi specializzato in materia, che sarà in grado di produrre i modelli 3D dei prodotti offerti dall’azienda e implementarli su un sito web o un’applicazione.

La pandemia, unita alla diffusione del 5G, sta cambiando le nostre abitudini di consumo e crea nuove opportunità di crescita per i business locali. Sta a loro decidere se e come implementare le novità che si affacciano sul mercato, utilizzandole a proprio vantaggio per garantire la crescita dell’attività  nel lungo periodo.

Vuoi saperne di più? Consulta il nostro catalogo completo di software per creare realtà virtuale

Metodologia dello studio

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online dal 23 al 29 dicembre 2020.

I 990 intervistati hanno più di 18 anni, risiedono in Italia e la loro situazione lavorativa è la seguente:

  • 52% lavoratore a tempo pieno
  • 15% lavoratore part-time
  • 6% lavoratore autonomo
  • 7% studente
  • 16% pensionato 
  • 4% disoccupato in seguito alla crisi.

Il campione è così composto:

SESSO:

  • 49% uomini
  • 51% donne

ETÀ:

  • 10% 18-25 anni
  • 16% 26-35 anni
  • 26% 36-45 anni
  • 19% 46-55 anni
  • 17% 56-65 anni
  • 12% più di 65 anni

Gli intervistati negli altri Paesi europei sono stati selezionati seguendo i medesimi criteri. Di seguito il dettaglio dei partecipanti allo studio, divisi per Paese:

  • Francia: 1007
  • Germania: 1025
  • Olanda: 1028
  • Spagna: 1014
  • Regno Unito: 1006

 

 

Come creare un Martech Stack efficace per una piccola azienda

Come creare un Marketing Technology Stack

Sei in cerca di consigli sull’acquisto dei tuoi software di marketing? In questo articolo passiamo in rassegna gli strumenti di cui hai bisogno e ti spieghiamo in che modo ti possono aiutare e come scegliere quelli più adatti a te.

Come creare un Marketing Technology Stack

Un marketing efficace è molto di più che un semplice biglietto da visita accattivante e un cartello “Aperto” sulla porta d’entrata. Nell’epoca attuale del marketing digitale, il successo della strategia di marketing di un’azienda dipende direttamente dal suo Marketing Technology Stack.

Che cos’è un Marketing Technology Stack?

Un Marketing Technology Stack (noto anche come Martech Stack) è un insieme di soluzioni software che gli esperti di marketing usano per pianificare, lanciare, monitorare e mettere a punto le loro campagne e attività di marketing.

Gli strumenti di Martech Stack sono interconnessi tra di loro e creano un processo sinergico nel quale ognuno contribuisce a un risultato finale comune.

La maggior parte dei software di Marketing Technology Stack si integrano l’uno con l’altro permettendo il passaggio dei dati in base alle necessità dell’azienda. Ciò aiuta a ottimizzare i processi di marketing, favorire la comunicazione tra le parti interessate e mettere in evidenza le opportunità di innovazione e automazione.

Un Martech Stack strategico fornisce una base solida per organizzare e monitorare tutte le tue campagne di marketing. I vari strumenti dello Stack lavorano in tandem per aiutarti a unire i vari dipartimenti aziendali e offrire una customer experience coerente.

Probabilmente ti starai chiedendo in che modo una piccola o media impresa (PMI) può iniziare a creare un Martech Stack, oppure in base a quali criteri, se sei un imprenditore o un esperto di marketing, dovresti preferire determinate tecnologie rispetto ad altre più indicate per società di marketing rivolte alle imprese.

Abbiamo preparato una guida per permetterti di capire di quali strumenti hai bisogno, in che modo ti possono aiutare e come scegliere quelli più adatti a te.

Valuta i processi di marketing della tua azienda

Prima di inondarti di concetti di marketing come l’automazione, l’analisi o l’engagement, è importante che tu capisca come funzionano in questo momento i tuoi processi di marketing.

Si tratta di un passaggio fondamentale per identificare le necessità da soddisfare, il tipo di strumenti che si ritengono utili, il modo in cui interagiscono tra di loro e il ruolo della componente umana (ebbene no, i software non sostituiscono la componente umana!).

Prova a fare il seguente esercizio con il tuo team. Riunitevi tutti insieme (se possibile) e tracciate il marketing workflow della creazione della vostra campagna email o della nuova strategia di lead generation, per fare alcuni esempi, quindi annotate ogni fase su un post-it e collocateli uno accanto all’altro alla parete o sul tavolo.

In questo modo sarete in grado di individuare eventuali interruzioni, colli di bottiglia o punti in cui il processo subisce un rallentamento. Potrebbero anche esserci delle fasi troppo concentrate, in cui è necessario semplificare le attività.

Tutti questi blocchi, colli di bottiglia e rallentamenti comportano delle difficoltà a livello aziendale che vanno risolte. Ti consigliamo quindi di cercare degli strumenti che si occupino di queste attività e che consentano di automatizzarle per completo o quanto meno di snellire il processo.

Le 3 aree alla base di un Martech Stack efficace

Le categorie di strumenti che possiamo includere nel Marketing Technology Stack sono numerose. Alcuni esempi sono il content marketing, l’email marketing, la gestione dei social media, la web analytics o i software per sondaggi.

Le PMI dovrebbero concentrarsi, almeno in fase iniziale, su tre aree essenziali: engagement, operazioni e insight.

1. Engagement

I software che rientrano nella categoria dell’engagement sono le tecnologie che alimentano i punti di contatto con i tuoi clienti potenziali o esistenti. Sono spesso motori specifici del canale sul quale si lavora, che inviano messaggi attraverso l’out-bound marketing e ne registrano i risultati.

Due dei tipi di software di engagement più usati per creare campagne marketing efficaci e mirate sono i software per l’email marketing e quelli per il social media marketing.

Che cos’è l’email marketing?

I software di email marketing sono sistemi che consentono di automatizzare le comunicazioni via email tra un’azienda e i suoi clienti potenziali ed esistenti. Offrono funzionalità come l’invio massivo di email, la creazione di un database dei contatti, la possibilità di iscriversi e disiscriversi e template di email di posta elettronica drag & drop.

Questo tipo di strumento aiuta a monitorare l’efficacia delle campagne di email marketing e ad aumentarne l’efficienza grazie ad informazioni utili sulle prestazioni delle campagne passate e attuali.

Gli strumenti di email marketing permettono di:

  • Gestire template di email
  • Creare newsletter orientate al cliente
  • Inviare sondaggi via email
  • Realizzare campagne promozionali

Creazione di una campagna email con EmailOctopus

Quando usare un software di email marketing? Il tuo team dovrebbe aggiungere un software di email marketing al suo Martech Stack se sta cercando un modo per inviare email a clienti potenziali ed esistenti, nonché per monitorare il successo delle interazioni in un unico posto.

Cosa sono i software di social media marketing?

I software di social media marketing sono sistemi grazie ai quali i team di marketing possono costruire la brand recognition e fidelizzare i clienti centralizzando in un’unica piattaforma tutte le attività social e di comunicazione. In genere, questi software includono funzioni come la pubblicazione automatica, la gestione dei contenuti e il targeting dei clienti.

Gli strumenti di social media marketing permettono di:

  • Programmare e monitorare i post
  • Monitorare le conversioni
  • Gestire più account

Creazione di un calendario editoriale con HootSuite

Creazione di un calendario editoriale con HootSuite (Fonte)

Quando usare un software di social media marketing? La tua azienda dovrebbe aggiungere un software di social media marketing al suo Martech Stack se vuole creare una presenza sui social per promuovere le relazioni con i propri clienti.

2. Operazioni

Gli strumenti appartenenti alla categoria delle operazioni offrono un repository unificato per i tuoi contenuti di marketing e ti aiutano a mantenere le campagne sotto controllo. Gli strumenti operativi possono fungere da archivio per tutti i tuoi asset o aiutarti ad ottimizzare e automatizzare attività e processi ricorrenti.

Vediamo ora due delle più comuni categorie di software operativi per il tuo marketing tech stack: la marketing automation e la gestione dei contenuti.

Cosa sono i software di marketing automation?

I software di marketing automation permettono alle aziende di ottimizzare i processi di outbound marketing e di gestire le campagne su più canali, come ad esempio email, social media e SMS. Consentono inoltre di automatizzare attività ricorrenti quali l’invio di email o la raccolta dei dati dei clienti.

Di norma, le funzionalità dei software di marketing automation includono il monitoraggio del ROI, la gestione dei lead, le campagne di drip marketing, il lead nurturing, la segmentazione dei lead e la gestione dei canali.

Gli strumenti di marketing automation permettono di realizzare attività quali:

  • Progettazione e lancio di campagne di drip marketing
  • Lead scoring
  • Analisi e test A/B

Marketing technology: mappatura di campagne di drip marketing con Omnisend

Mappatura di campagne di drip marketing con Omnisend (Fonte)

Quando usare un software di marketing automation? Dovresti investire in un software di marketing automation se vuoi ottimizzare le tue operazioni di marketing e utilizzare nuove tecnologie di marketing per ottenere il massimo da ogni singola interazione con i clienti.

Cosa sono i software di gestione dei contenuti?

I software per la gestione dei contenuti (CMS) permettono alle aziende di gestire i contenuti digitali e le risorse sui loro siti web, oltre ad aiutarle a definire un repository di contenuti catalogati e creare, modificare, archiviare ed eliminare tutti i tipi di risorse digitali, inclusi documenti, immagini e video.

Gli strumenti di content management permettono di:

  • Personalizzare template di contenuti
  • Monitorare e indicizzare le risorse
  • Gestione SEO delle risorse

Gestione pagine web con CMS Hub

Gestione pagine web con CMS Hub (Fonte)

Quando usare un software di content management? Ti può interessare un software di gestione dei contenuti se disponi di (o prevedi di investire in) un grande repository di contenuti e risorse marketing.

3. Insight

I software per gli insight raccolgono dati importanti e forniscono insight che possono aiutare a individuare le strategie e le tattiche da adottare per raggiungere gli obiettivi aziendali.

Offrono inoltre informazioni preziose su come i clienti interagiscono con le tue campagne di marketing, permettendoti di affinare le tue mosse in base al feedback reale dei clienti.

Cosa sono i software per sondaggi?

I software per sondaggi consentono agli utenti di progettare, condurre, programmare e pubblicare sondaggi elettronici, votazioni e questionari per condurre ricerche di mercato, misurare il livello di soddisfazione dei clienti, raccogliere feedback dei dipendenti, ecc. Gli utenti possono comunicare il proprio feedback attraverso una varietà di formati, come pulsanti di opzioni, caselle di spunta, menù a discesa e campi di testo.

I software per sondaggi permettono di:

  • Realizzare sentiment analysis
  • Raccogliere il feedback dei clienti
  • Realizzare follow-up di eventi

Martech: Creazione di un sondaggio aziendale con SurveyLegend

Creazione di un sondaggio aziendale con SurveyLegend  (Fonte)

Quando usare un software per sondaggi? Se il tuo team di marketing sta pensando di valutare il feedback dei clienti su qualsiasi recente attività di sviluppo o di marketing, o se vorrebbe farlo regolarmente, dovrebbe investire in un software per sondaggi.

Cosa sono i software per la customer experience?

I software per la customer experience permettono ai team di gestire le interazioni con i clienti potenziali ed esistenti, nonché di monitorare aspetti come sentimenti e interazioni. Li aiutano inoltre a monitorare, rispondere a, e migliorare ogni momento chiave del customer journey, incorporando in tempo reale il feedback dei clienti nei processi decisionali.

I software per la customer experience permettono di realizzare attività quali:

  • Raccolta dati multicanale
  • Raccolta dati per definire strategie migliori di targeting
  • Analisi predittive

Finestra conversazioni lato agente in UserLike

Finestra conversazioni lato agente in UserLike (Fonte)

Quando usare un software per la customer experience? Se la tua azienda ha bisogno di monitorare attivamente il grado di engagement dei clienti con il suo sito web, le email, l’attività di marketing e altre interfacce digitali, dovrebbe prendere in considerazione l’uso di un software per la customer experience.

In che modo possono lavorare insieme tutti questi strumenti?

È importante capire che gli strumenti di marketing che operano all’interno di una struttura a silos non apportano benefici al tuo business. I dati e le risorse devono fluire da uno strumento all’altro, in svariate forme.

Ad esempio, gli insight raccolti attraverso un software di email marketing devono passare a uno strumento di marketing automation per ottenere una migliore segmentazione e qualificazione dei lead. Allo stesso modo, può rendersi necessario trasferire le risorse memorizzate nel software di content management a strumenti di social media marketing, sondaggi, email marketing e customer experience.

Pertanto, affinché un Marketing Technology Stack sia efficace, devi assicurarti che gli strumenti che scegli siano in grado di comunicare tra loro. Per questo, bisogna andare oltre l’integrazione diretta e sviluppare una conoscenza approfondita di come e dove inserire ciascuno strumento all’interno del marketing workflow.

Prova quindi a tracciare un diagramma di flusso per capire come applicare tutto ciò al tuo business, definendo in che modo le attività e i dati fluiranno da uno strumento all’altro.

Cose da tenere a mente quando si cercano strumenti di Martech

Con una tale varietà di strumenti da analizzare, scegliere quelli più adatti al tuo Marketing Technology Stack può rivelarsi un’impresa ardua e demotivante. Per aiutarti, abbiamo creato un elenco di domande che puoi porti al momento di valutare gli strumenti per il tuo Martech Stack.

  • Fino a che punto si è sviluppata la tecnologia? Come in qualsiasi altro campo, anche nel marketing il progresso tecnologico vede nascere ogni giorno diverse applicazioni. La blockchain per l’advertising, la pubblicità over-the-top TV e la ricerca visiva per il marketing sono solo alcune delle tecnologie che nel 2019 hanno registrato un aumento in termini di interesse e adozione. Tuttavia, se la tua è una piccola o media impresa, hai probabilmente delle risorse limitate da investire. Potresti quindi concentrarti sulle tecnologie già ampiamente diffuse o promettenti, e aggiungere così immediatamente un valore tangibile al tuo business.
  • Quanto sono importanti le integrazioni? Le integrazioni permettono agli strumenti di comunicare tra loro, perciò sono molto importanti per il tuo Martech Stack. Nella maggior parte degli strumenti le integrazioni sono già incorporate nel software, come il collegamento diretto tra due o più applicazioni, oppure vengono fornite mediante strumenti di terze parti come Zapier, IFTTT e Automate.io.

Se gli strumenti che stai valutando non dispongono direttamente delle integrazioni, assicurati che per lo meno i dati possano fluire senza problemi da uno strumento all’altro. Ad esempio, controlla che il software per i sondaggi ti permetta di esportare i dati in un file Excel o CSV, in modo tale da poterli caricare nel tuo programma di marketing automation. Ad ogni modo, è sempre meglio poter sfruttare l’integrazione piuttosto che dover spostare manualmente i dati da uno strumento all’altro. Perciò ti consigliamo di ricorrere a un’opzione come questa solo se non hai alternative.

  • Ho bisogno di un software specifico per il mio settore? La risposta breve è: “probabilmente no”. La maggior parte degli strumenti di marketing vantano funzionalità specifiche, ma non sono specifici di un particolare settore. Quindi, indipendentemente dal tuo settore di attività, se hai bisogno di uno strumento per monitorare i social media, uno strumento di social media management dovrebbe essere sufficiente. Tuttavia, se stai pensando di integrare il tuo Marketing Technology Stack con strumenti per il project management, per la contabilità o per la business intelligence, potresti cercare tra le soluzioni specifiche per il tuo settore.
  • Che cosa pensano gli altri utenti? Leggendo le recensioni di utenti reali potresti non solo risparmiare tempo nelle tue ricerche, ma anche evitare di cadere negli errori che altri hanno già fatto. Vale sicuramente la pena dedicare un po’ di tempo a leggere alcune recensioni su piattaforme di terze parti.

Se vuoi, puoi fare un passo in più e contattare alcuni utenti del software che hai adocchiato. Consulta il sito del fornitore per trovare qualche esempio di successo e contatta alcune delle aziende in evidenza. Ricordati però di scegliere aziende affini alla tua in termini di settore, dimensioni, base clienti e ubicazione.

  • E se un giorno questo software non bastasse più per il mio business? Probabilmente succederà. Ma devi comunque pensare a lungo termine e prendere le decisioni giuste per i prossimi mesi e anni. Per farlo, chiama in causa le conoscenze e le competenze in materia del tuo team per aiutarti a valutare lo strumento di marketing che hai scelto. Cerca i contenuti di leadership di pensiero che il venditore offre attraverso il suo blog, i social media, articoli e webinar. Inoltre, scopri con che frequenza viene aggiornato lo strumento per introdurre nuove funzionalità.

Infine, prova gli strumenti per un paio di settimane prima di firmare un contratto annuale. In questo modo capirai meglio quali sono il valore e le sfide che ogni strumento presenta per il tuo business.

Vuoi saperne di più? Puoi iniziare consultando il nostro catalogo completo di software per la gestione dei social network.

Come creare una strategia di content marketing

Come creare una strategia di content marketing

Come creare una strategia di content marketing

Se sei un neofita del content marketing o se stai usando lo stesso approccio da un po’ di tempo, non fa mai male rivedere la propria strategia di contenuti per assicurarsi che sia aggiornata, innovativa e coinvolgente per i clienti attuali o potenziali.

Il primo passo per avere una marcia in più rispetto alla concorrenza e per coinvolgere attivamente il proprio pubblico, è avere una strategia di content marketing solida e innovativa.

In questo post, parleremo di cos’è un piano dei contenuti, perché la tua azienda ne ha bisogno e quali passi devi fare per creare la tua strategia.

Cos’è una strategia di content marketing

Una strategia di content marketing parte dalla definizione dei principali obiettivi di business, e poi usa i contenuti come mezzo principale per raggiungere i risultati desiderati.

Per esempio, i tuoi obiettivi di business potrebbero includere l’aumento della brand awarness. Per raggiungere questo obiettivo, potresti implementare una strategia di contenuti SEO friendly per aumentare la visibilità del tuo sito web nella SERP e indirizzare il traffico verso determinati prodotti o servizi.

A volte, gli imprenditori pensano che una strategia di contenuti non sia del tutto necessaria, specialmente nella fase iniziale di una attività. Tuttavia, la produzione di contenuti di alta qualità per soddisfare le esigenze del business può aiutare le aziende a costruire l’immagine di marca, ad attrarre la fiducia del pubblico e, in definitiva, ad avere successo nel lungo periodo: una buona strategia di content marketing è spesso fondamentale in vari step della customer journey.

Come creare una strategia di content marketing

Entriamo ora nello specifico ed analizziamo passo per passo gli step per creare una strategia di content marketing.

1. Stabilisci i tuoi obiettivi

Può essere così facile farsi prendere dal cosa, dal come e dal dove del content marketing che spesso ci si dimentica dell’aspetto fondamentale: il perché.

Chiediti dunque perché stai facendo content marketing? Quali sono i tuoi obiettivi? Vuoi creare lead? Aumentare la brand awarness? Migliorare l’esperienza dei tuoi clienti?

Qualunque siano i tuoi propositi, assicurati che siano sostenibili a lungo termine e che siano effettivamente connessi agli obiettivi generali della tua organizzazione, alla missione e alla visione. Per mantenere la tua strategia focalizzata e chiara, restringi al massimo il numero di obiettivi di business e concentrati su pochi punti alla volta.

2. Definisci il tuo target

Per sviluppare un piano di successo, è necessario definire chiaramente il pubblico di destinazione del contenuto: a chi sono destinati i contenuti che andrai a creare?

Si tratta di un passaggio particolarmente importante per coloro che si stanno approcciando per la prima volta a un piano di marketing. Conoscendo il tuo pubblico di riferimento, puoi produrre contenuti più rilevanti e di valore che i tuoi clienti vorranno leggere.

Anche nel caso in cui tu sia un marketer esperto, il tuo target potrebbe essere cambiato rispetto agli inizi della tua attività. Vuoi ancora puntare su una specifica nicchia o preferisci espandere il tuo attuale mercato di riferimento? Vuoi mantenere lo stesso target? Rivedere i parametri del tuo pubblico conducendo una ricerca di mercato può aiutarti a definire i nuovi obiettivi ed è fondamentale per far crescere la tua audience.

3. Decidi quali contenuti creare

Esistono vari tipi di contenuti che possono entrare a far parte di un’accurata strategia di content marketing. Di seguito li analizzo brevemente.

  • Blog

Non potevo non menzionarlo per primo dato che, in questo momento, stai leggendo un post di un blog! Per attrarre nuovi clienti e fornire contenuti interessanti per quelli esistenti, è importante che il blog venga aggiornato periodicamente con nuovi post.

I post dovrebbero fornire contenuti di valore per il tuo pubblico di riferimento, per renderlo incline a condividere i post sui social media e su altri siti web. Come raccomandazione di base, i post del blog dovrebbero avere almeno tra le 1.000 e le 2.000 parole di lunghezza, ma ti consiglio sempre di sperimentare per vedere se il tuo pubblico preferisce letture più lunghe o più brevi, anche in base alla tua strategia di posizionamento SEO.

  • eBook

Gli eBook possono essere usati come strumenti di lead generation che i potenziali clienti possono scaricare dopo aver compilato un apposito modulo con le loro informazioni di contatto. Sono tipicamente più lunghi, più approfonditi ed elaborati dei post del blog.

Idealmente, gli eBook rappresentano il passo successivo nel processo di inbound marketing: dopo aver letto un post sul blog, i visitatori potrebbero volere più informazioni. È qui che entrano in gioco le call-to-action (CTA), che indirizzano le persone a una landing page dove possono inviare le loro informazioni di contatto e scaricare un ebook per raccogliere più informazioni preziose per il loro business. A sua volta, l’azienda che produce l’eBook ha un nuovo lead da passare al team di vendita.

  • Template

I template sono un comodo formato di contenuto da provare perché generano lead per te mentre forniscono un valore enorme al tuo pubblico.

Quando fornisci al tuo pubblico degli strumenti di template per fargli risparmiare tempo e aiutarli ad avere successo, è più probabile che continuino ad impegnarsi con i tuoi contenuti in futuro. Alcuni esempi? Puoi fornire ai tuoi lettori template di calendari editoriali, di bullet journal, di pianificazione di budget, etc.

  • Infografiche

Le infografiche possono organizzare e visualizzare i dati in un modo immediato e convincente. Questi sono ottimi formati di contenuto da utilizzare se si sta cercando di condividere molti dati in un modo che sia chiaro e facile da capire.

  • Video

In un mondo ricco di contenuti di vario genere, i video sono un mezzo altamente coinvolgente e – cosa da non sottovalutare – sono facilmente condivisibili sia sui social media che sui siti web.

Da uno studio di Hubspot del 2018 è emerso che il 54% dei consumatori vorrebbe vedere più video dei brand o business che segue. Il formato dei video esplicativi, in particolare, risulta particolarmente utile per i clienti che navigano in rete cercando soluzioni a problemi reali che devono affrontare nel proprio quotidiano.

È importante sottolineare che i video richiedono un investimento maggiore di tempo e risorse rispetto ai contenuti scritti, ma è un mezzo che vale la pena sperimentare.

  • Podcast

Secondo una ricerca di Nielsen, nel 2020 gli italiani che hanno ascoltato podcast almeno una volta nel corso dell’anno sono stati 13,9 milioni, il 15% in più rispetto al 2019.

I podcast rappresentano una valida alternativa per attrarre il pubblico che non ha tempo o interesse a leggere contenuti ogni giorno. Per questa ragione, dovresti iniziare a considerare il podcasting come un altro formato di contenuto da sperimentare. Potresti cominciare con persone interessanti da intervistare o spunti di riflessione da proporre, sempre tenendo conto dei bisogni e desideri degli ascoltatori che vuoi raggiungere.

  •  Contenuti sui Social Media

Pubblicare sui social media è fondamentale per amplificare la portata del tuo marchio ed evidenziare i tuoi contenuti ai tuoi clienti su piattaforme che normalmente accaparrano gran parte della loro attenzione.

È importante adattare il tipo di contenuto alle caratteristiche della piattaforma che si sta utilizzando. Fai qualche ricerca di mercato di base per scoprire su quali piattaforme si trovano i tuoi clienti, e modella il contenuto sulle loro aspettative.

4. Scegli un software di gestione dei contenuti

Un CMS (Content Management System) è un sistema di gestione dei contenuti, ovvero un software che ti permette di creare siti internet, facilmente modificabili da persone anche non esperte di codice e linguaggio web.

I CMS offrono la possibilità di integrare molte opzioni – come formulari, immagini, sistemi di pagamento, aree dowload etc. – in modo semplice ed efficiente, adatto anche a chi non ha competenze di programmazione e web development.

I CMS ti aiutano a portare avanti alcuni aspetti vitali della content strategy come la creazione, la pubblicazione e l’analisi dei contenuti.

5. Crea un calendario di contenuti

Con l’aiuto di un calendario editoriale, sarai sulla strada giusta per pubblicare un piano di contenuti ben equilibrato e diversificato sul tuo sito web. Ti consiglio di creare anche un calendario dei contenuti specifico per i social media in modo da poter promuovere e gestire i tuoi post in maniera rapida ed efficiente.

Per quanto riguarda i temi da trattare, la base dei contenuti dovrebbe riguardare temi che saranno rilevanti tra alcuni mesi come lo sono oggi. Detto questo, è importante non ignorare gli argomenti attuali (festività nazionali o locali ed altre date importanti, eventi speciali, annunci, novità, etc.) che, anche se non possono essere la maggior parte del tuo calendario editoriale, possono comunque aiutarti a generare picchi di traffico.

Ti consiglio di creare un archivio di idee per i contenuti che ritieni validi ma che al momento non trovano spazio nel tuo piano. Ti torneranno utili per il futuro e saranno un’importante ancora di salvezza per i momenti in cui sei a corto di spunti.

6. Misura e monitora la tua performance

Per capire se la tua strategia di content marketing sta davvero funzionando, è importante scegliere le metriche giuste per tracciare la tua performance. È qui che entrano in gioco le principali categorie di metriche di content marketing:

  • Metriche di consumo: si tratta di tracciare cosa ha fatto il pubblico con il contenuto e, dunque, se l’ha considerato interessante o meno. Si analizzano dunque visualizzazioni, download, ascolti, visite, bounce rate, tempo speso sulla pagina, numero di pagine visitate ecc.
  • Metriche di condivisione: il fine ultimo di un contenuto è interessare il pubblico e spingerlo a condividerlo. Quanto è risonante il tuo contenuto, e quanto spesso viene condiviso con gli altri?
  • Metriche di generazione di lead: generare lead è l’obiettivo finale della strategia di content marketing per la maggior parte delle organizzazioni; quanti lead ti sono arrivati da un determinato contenuto? Si tratta di contatti qualificati?
  • Metriche di vendita: è importante analizzare l’impatto effettivo di una strategia sul business. Abbiamo favorito le vendite – sia numericamente sia da un punto di vista qualitativo – con questo contenuto?

Non sottovalutare mai l’importanza del reporting quando si tratta di strategie di content marketing. Ti aiuterà a rimanere focalizzato sui tuoi obiettivi iniziali e a migliorare di giorno in giorno le tue performance.

Vuoi saperne di più? Visita il nostro catalogo completo di software per content marketing.

Cosa sono le mappe mentali e come agevolano i processi di brainstorming

Che cosa sono le mappe mentali

Le mappe mentali possono fornire alle piccole aziende un notevole vantaggio competitivo in caso di riconversione aziendale o di generazione di un nuovo flusso di entrate.

Che cosa sono le mappe mentali

Le mappe mentali potrebbero rappresentare la tecnica di brainstorming di cui la tua azienda ha bisogno per sviluppare soluzioni creative nell’ambito della pandemia che stiamo vivendo, per rinnovare il tuo modello di business, per migliorare il servizio di assistenza ai clienti o addirittura per generare un nuovo flusso di entrate con il fine di garantire un business fiorente in un’economia sempre più digitale.

Inoltre, numerosi imprenditori possono beneficiare delle mappe mentali per dare uno slancio alla creatività aziendale, per risolvere le difficoltà nella conversione dei servizi da persona a virtuali e per incentivare la collaborazione tra i team in remoto.

Nel presente articolo descriveremo in dettaglio il concetto di mappe mentali e il loro funzionamento nell’ambito delle aziende di piccole dimensioni, indicando inoltre i vantaggi associati all’impiego di software per mappe mentali.

Cosa sono le mappe mentali?

Una mappa mentale è un tool di brainstorming in grado di rappresentare in forma visiva le relazioni tra le idee. Vengono utilizzati nodi per le idee principali, mentre le linee che si diramano da tali nodi indicano le idee associate a quelle principali.

Le mappe mentali furono introdotte negli anni settanta dal cognitivista inglese Tony Buzan, il quale fornì le seguenti regole e linee guida:

  • Utilizza un’idea centrale, come un’immagine, un argomento o una parola
  • Associa ciascuna idea principale a un singolo ramo
  • A ciascun sottoargomento dovrà corrispondere un sottoramo
  • Serviti dell’enfasi e rappresenta visivamente ciascuna associazione
  • Usa tre o più colori
  • Scegli una parola chiave o un’immagine per ciascuna linea
  • Scrivi tutte le parole in modo chiaro servendoti delle lettere maiuscole o minuscole
  • Lascia dello spazio bianco per aggiungere nuove idee o nuovi argomenti che emergeranno durante il brainstorming
  • Dai libero sfogo alla tua immaginazione
  • Sviluppa il tuo stile personale per l’elaborazione di mappe mentali

Come creare una mappa mentale e perché utilizzare un software?

Attenendoti alle regole riportate nella sezione precedente, potrai creare facilmente una mappa mentale servendoti di una penna e di un foglio. Personalmente, anche ai fini della condivisione tra team che si trovano ad operare in remoto a causa della pandemia, consiglio l’utilizzo di un tool dedicato.

I software per mappe mentali consentono di spostare facilmente gli elementi e di correggere gli errori. Grazie all’impiego di questi tool, è possibile condividere le mappe mentali digitali con i colleghi mediante un semplice link. Inoltre, numerosi software sono dotati di modelli di mappe mentali predefiniti per facilitare la creazione di connessioni e nodi senza dover iniziare la progettazione completamente da zero.

Quali sono i vantaggi associati alle mappe mentali per le piccole aziende?

Le mappe mentali sono un ottimo tool per le aziende di piccole dimensioni: rappresentano un’eccellente tecnica di brainstorming da utilizzare quando ci si sente bloccati o quando si ha bisogno di aiuto per ideare soluzioni nuove e creative.

Le mappe mentali:

  • Funzionano perfettamente per i piccoli team. I gruppi di brainstorming dovranno essere composti da poche persone (indicativamente lo stesso numero di persone che si siederebbe attorno a un tavolo per mangiare una pizza e discutere il programma delle prossime vacanze). Poiché presso le aziende di piccole dimensioni i team sono già ridotti, le mappe mentali rappresentano lo strumento perfetto per il brainstorming.
  • Consentono di creare ottimi strumenti per l’analisi della concorrenza. Le piccole aziende si ritrovano spesso ad affrontare una concorrenza spietata. Le mappe mentali consentono di identificare in forma visiva i principali concorrenti presenti sul mercato e i loro punti di forza, in modo da analizzarli e di conseguenza aggiungerli alla tua offerta di prodotti e servizi in un secondo momento.
  • Permettono di definire i ruoli con maggiore trasparenza. Presso le aziende di piccole dimensioni, i lavoratori sono soliti svolgere numerosi incarichi. Grazie alle mappe mentali, sarà possibile lavorare a stretto contatto con i dipendenti per definirne in modo più chiaro i ruoli, in modo da stabilire priorità e generare valore nell’ambito aziendale.
  • Favoriscono l’apprendimento e la memoria, permettendo di conseguenza un miglioramento della pianificazione e dei processi futuri. I lavoratori intelligenti, versatili e orientati al problem solving sono fondamentali per le aziende di piccole dimensioni, in cui spesso svolgono ruoli diversi o lavorano in team con responsabilità multiple. Per la sua natura visiva, una mappa mentale può contribuire al miglioramento della memoria in quanto viene utilizzata come strumento per elaborare idee. Si tratta di un fattore estremamente vantaggioso nel caso di analisi post-portem di un progetto. In tal modo i dipendenti possono apprendere dagli errori del passato e fare in modo che non si ripetano in futuro, con il fine di garantire ai clienti un’esperienza  migliorata.
  • Promuovono soluzioni nuove e univoche in grado di dare nuovi impulsi alla tua azienda. Come è stato riscontrato nel caso dell’attuale pandemia, le aziende di piccole dimensioni possono essere particolarmente suscettibili alle grandi fluttuazioni economiche, pertanto è fondamentale poter contare su politiche di riconversione rapida. Grazie alle mappe mentali, è possibile utilizzare immagini, icone o altri elementi visivi per stimolare nuovi pensieri e nuove idee che potrebbero non emergere con un semplice brainstorming basato sul testo.

Differenze con  altre tecniche di visualizzazione

In che modo le mappe mentali si differenziano dalle altre tecniche di visualizzazione?

Mappe concettuali: si tratta di una tecnica più complessa rispetto alle mappe mentali. Le mappe concettuali, infatti, mostrano la relazione tra i componenti di un concetto specifico (ad esempio la scienza associata alla cottura del cibo) piuttosto che la libera associazione di idee (ad esempio nuove ricette per la preparazione delle uova).

Diagrammi a ragno: una mappa mentale rappresenta una tipologia di diagramma a ragno, ovvero un diagramma contenente un’idea principale da cui si diramano diversi sottorami, i quali ricordano le zampe di un ragno.

In tempi di incertezza, non sottovalutare l’importanza del pensiero creativo

Le mappe mentali costituiscono uno strumento molto efficace per il potenziamento della creatività e la promozione di nuovi modelli tra idee diverse. Si tratta di un metodo sottovalutato per la creazione di valore di business, in particolare nell’ambito di aziende alla ricerca di soluzioni creative per promuovere il contatto virtuale con i clienti in circostanze come l’attuale pandemia.

In tempi di incertezza come quelli odierni, è stato riscontrato che le aziende in grado di adottare politiche di riconversione rapida hanno più probabilità di sopravvivere. Ciò riguarda in particolare la capacità di investimento tecnologico e digitale per innovare business di tipo tradizionale.

I software per mappe mentali sono destinati a rivestire un’importanza sempre maggiore in quanto si prevede che  il numero di lavoratori in modalità smart working continuerà ad aumentare nel corso del 2021. In un mondo sempre più digitalizzato, i software per mappe mentali consentono di condividere rapidamente le proprie idee con i colleghi a distanza e rappresentano uno strumento indubbiamente più efficace rispetto alla creazione di diagrammi manuali. Permettono infatti di spostare e modificare più facilmente (e letteralmente) le idee invece di doverle cancellare.

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