Il 67% degli italiani ritiene che lavorare da casa non riduca la produttività aziendale

Il 67% degli italiani ritiene che lavorare da casa non riduca la produttività aziendale

È passato ormai un anno da quando la pandemia causata dal Covid-19 e l’inizio del lockdown deciso dai governi di tutta Europa hanno costretto milioni di lavoratori a rivedere le loro abitudini e a cambiare la loro quotidianità lavorativa.

Le sfide sono state molte e molto ardue, soprattutto in termini di riorganizzazione di risorse, spazi e routine per adattarsi alla nuova realtà del lavoro da remoto. I numeri parlano chiaro, prima del lockdown in Italia lo smart working non era molto diffuso, tanto che solo il 23% delle aziende permetteva ai propri dipendenti di lavorare da casa almeno un giorno alla settimana. Dopo un anno dall’inizio della crisi sanitaria, 2 aziende su 3 stanno pensando di continuare ad operare in remoto anche dopo la fine della pandemia.

Ma come stanno vivendo i lavoratori italiani questo cambio di paradigma che ha portato ad uno stravolgimento importante della loro vita professionale? Quali sono le sfide che devono affrontare quotidianamente? Che impatto ha avuto il lavoro da remoto sulla loro produttività e sul loro benessere personale e lavorativo? Cosa sperano per il futuro? Capterra ha condotto uno studio con 1000 lavoratori italiani per indagare le loro percezioni sul lavoro da remoto rispetto al tradizionale lavoro in ufficio. Lo studio è stato esteso anche a livello internazionale e vi hanno preso parte lavoratori di ogni parte d’Europa: Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Olanda. La metodologia completa della ricerca è presentata alla fine dell’articolo.

Punti principali dello studio


Punti principali dello studio sulla produttività aziendale a casa e in ufficio

Lavorare da casa comporta meno benefici rispetto a recarsi in ufficio

A differenza della prima ondata di pandemia, in cui molte imprese si sono trovate impreparate per il lavoro da remoto, da dopo l’estate 2020 la maggior parte delle organizzazioni ha predisposto misure di sicurezza per continuare a lavorare in ufficio o si è riorganizzata per permettere ai propri dipendenti di lavorare da casa.

Tra i partecipanti al nostro studio, il 26% è passato a lavorare da remoto in seguito alla crisi del Covid-19 mentre il 5% lavorava già da casa prima della pandemia. Il 69% degli intervistati, invece, continua a recarsi quotidianamente presso il proprio luogo di lavoro.

Nota:  nonostante la maggioranza degli intervistati stia attualmente lavorando in maniera presenziale, gran parte dei lavoratori ha sperimentato nel corso dell’ultimo anno almeno un breve periodo di tempo lavorando da casa ed è così in grado di opinare riguardo i vantaggi e gli svantaggi di entrambe le modalità lavorative.

Entrando nel vivo dello studio, abbiamo voluto analizzare come cambia la percezione degli intervistati rispetto ad aspetti importanti della vita lavorativa da casa ed in ufficio:

Fattori di benessere lavorativo a casa o in ufficio

L’equilibrio tra lavoro e vita privata è l’unico aspetto che viene valutato più positivamente (47%) quando si lavora da casa rispetto a quando ci si reca in ufficio. Per il resto, i risultati indicano che i dipendenti pensano che ci siano più benefici nel lavorare dall’ufficio rispetto che da casa. Il lavoro da remoto non sarebbe perciò in grado di offrire gli stessi vantaggi di quello presenziale.

Il 70% degli intervistati ritiene che la collaborazione con i colleghi sia più semplice quando si lavora in presenza. Anche se gli strumenti per la collaborazione a distanza si sono dimostrati utili per consentire di svolgere le normali attività aziendali anche in remoto, lavorare in ufficio offre una più immediata comunicazione con i colleghi e migliora le relazioni con i manager. Questo, a sua volta, consente una migliore visibilità del proprio lavoro, che crea, di conseguenza, maggiori opportunità di avanzamento di carriera e promozione all’interno dell’azienda. Questo circolo virtuoso risulta più complicato da realizzare se si lavora a distanza.

Lavorare da casa non ha effetti sulla produttività aziendale secondo il 67% degli italiani intervistati

La produttività dei propri dipendenti è uno degli aspetti più importanti per molti manager e dirigenti. Molte aziende hanno infatti incentivato i loro collaboratori a rientrare in ufficio dopo il primo lockdown proprio temendo che lavorare da casa facesse calare il rendimento dei dipendenti e, di conseguenza, impattasse negativamente sulle performance dell’azienda.

Ma lavorare da casa è davvero sinonimo di calo della produttività aziendale? Secondo il  67% degli intervistati non è così:

Produttività aziendale lavorando da casa versus in ufficio

Il 30% degli intervistati afferma addirittura di essere più produttivo lavorando da casa. Le principali ragioni sono legate alla miglior gestione del tempo da dedicare alle proprie mansioni lavorative:

  • Non mi devo recare presso il mio ufficio o un altro spazio di lavoro (65%)
  • Meno distrazioni provenienti dai colleghi (60%)
  • Orario di lavoro più flessibile (57%)
  • Posso allestire la mia area di lavoro a mio piacimento (31%)
  • Meno meeting (22%)

Un terzo degli intervistati, invece, afferma di essere meno produttivo lavorando da casa. Le principali motivazioni sono legate alla difficoltà di concentrazione e di collaborazione con i colleghi:

  • Ho troppe distrazioni lavorando da casa (59%)
  • Trovo difficile lavorare in modo efficace senza poter vedere il mio responsabile e/o il mio team di persona (40%)
  • Fatico a tenere tutto sotto controllo (36%)
  • Lo spazio per la creatività e le sessioni di brainstorming è ridotto (27%)
  • Il mio lavoro subisce spesso ritardi causati da problemi informatici (27%)

È interessante notare come il 27% degli intervistati che incontrano difficoltà nel mantenere alto il livello di produttività aziendale lavorando da casa soffrano la presenza di problemi informatici. Dotare i propri dipendenti di una adeguata formazione in merito ai software utilizzati in azienda e ai principali rischi collegati alla sicurezza informatica è certamente utile per ridurre questi incidenti.

Le abitudini lavorative negative crescono quando si lavora da casa

Contrariamente al timore di molti manager e dirigenti, lavorare da casa sembra incentivare i dipendenti ad incrementare le ore dedicate al lavoro e ad aumentare l’insorgenza di abitudini lavorative negative:

Abitudini lavorative negative a casa vs in ufficio

Gestire bene il proprio tempo e mettere dei limiti orari all’ attività lavorativa sembra essere un’autentica sfida per i lavoratori quando si trovano ad operare da casa. Accumulare ore di straordinari, lavorare nel weekend ed essere sempre disponibili rispondendo a chiamate e messaggi al di fuori del proprio orario di lavoro sono abitudini rischiose ed insidiose, soprattutto quando non c’è una netta separazione tra ambiente domestico e lavorativo.

È importante ricordare che staccare computer e telefono al termine della propria giornata non è solo utile per un corretto equilibrio tra vita privata e lavoro, ma aiuta anche a incrementare la produttività delle proprie giornate lavorative. L’utilizzo di strumenti per la gestione del tempo può essere utile per organizzare al meglio la propria agenda e aumentare la produttività senza necessità di rinunciare al tempo libero.

Senso di solitudine e stress sono le principali sfide del lavoro da casa

Nonostante le difficoltà di separazione tra vita personale e vita lavorativa, il 40% degli intervistati ritiene di essere meno stressato quando lavora da casa rispetto a quando si reca in ufficio. Coloro che reputano invece di essere più stressati da quando non si recano più sul posto di lavoro (37%) identificano i seguenti problemi:

Fattori che causano più stress quando si lavora da casa

Il progressivo protrarsi della pandemia e l’incertezza della situazione che stiamo vivendo sta  avendo delle conseguenze su gran parte dei lavoratori italiani: il 69% degli intervistati dichiara infatti di soffrire un livello lieve o moderato di burnout. Il burnout è un insieme di sintomi che deriva da una condizione di stress cronico e persistente, associato al contesto lavorativo. I principali sintomi riferiti dai lavoratori sono frequenti mal di testa (38%), sensazione di solitudine (38%) e problemi legati al sonno (35%).

il 61% degli intervistati non ha mai discusso con il manager del proprio benessere mentale

Il rischio di isolarsi e sentirsi soli lavorando da casa è uno dei pericoli più presenti e mai come in questo momento accogliere adeguatamente i nuovi assunti, ascoltare i propri dipendenti riguardo i loro problemi ed organizzare attività di team building in remoto per farli sentire ancora parte di un gruppo sono necessità che le aziende non possono ignorare.

Nota: nello studio non parliamo di burnout diagnosticato da professionisti del settore medico. Nel sondaggio, infatti, i dipendenti stessi hanno stimato il loro grado di burnout senza aver ricevuto una diagnosi ufficiale o condotto un autotest.

Il 70% dei dipendenti preferirebbe un modello che combini lavoro da casa e in ufficio per il futuro

Lavorare al 100% in ufficio sembra essere un modello superato per i dipendenti, ma anche lavorare full-time da casa, a causa dei problemi analizzati in precedenza, non sembra essere un’opzione viabile per il futuro. Dunque, cosa auspicano i dipendenti per il proprio futuro professionale?

Come desiderano lavorare i dipendenti dopo la pandemia

Per il futuro, il 70% degli intervistati preferirebbe un modello ibrido, che combini i vantaggi e i benefici del lavoro da casa e in ufficio. In particolare, lavorare la metà del tempo a casa e recarsi in ufficio per il resto del tempo sembra essere la soluzione ottimale per 1 intervistato su 3.

Qualsiasi sia la scelta che ogni azienda prenderà in merito al proprio futuro, appare sempre più evidente come il mercato del lavoro stia evolvendo. Manager e imprenditori saranno dunque incentivati a includere la flessibilità tra gli asset principali per mantenere la propria forza lavoro e attrarre nuovi talenti. Per sostenere la produttività dei dipendenti nel lungo periodo, inoltre, appare sempre più necessario dotare il proprio team di strumenti di collaborazione e comunicazione a distanza e di tool che agevolano il lavoro da remoto.

La situazione nel resto d’Europa

Dal nostro studio, emerge che, come i lavoratori italiani, anche i dipendenti del resto d’Europa auspicano a un nuovo modello di lavoro ibrido che possa agevolare l’equilibrio tra lavoro e vita personale:

Come desiderano lavorare i dipendenti europei dopo la pandemia

Il modello che combina il 50% del lavoro da casa e il 50% in ufficio è la scelta più gradita per la maggior parte dei Paesi. Nel Regno Unito, addirittura, la maggior parte dei lavoratori vorrebbe ridurre ulteriormente il tempo in ufficio a un 25%.

A livello di produttività aziendale, ci sono opinioni discordanti in merito all’impatto del lavoro da casa:

Produttività lavorando da casa vs in ufficio in Europa

Mentre in Germania, come nel caso dell’Italia, il lavoro da casa non sembra avere alcun impatto sulla produttività, i lavoratori di Olanda e Regno Unito avvertono invece un calo quando operano tra le mura domestiche. Al contrario, i dipendenti francesi e spagnoli affermano che la propria produttività aziendale venga positivamente influenzata dal lavoro in remoto.

Un dato allarmante, ma comunque molto inferiore rispetto alla tendenza italiana (61%), è che gran parte dei dipendenti europei non ha mai discusso con il proprio manager riguardo il proprio benessere mentale.

il 44% degli intervistati europei non ha mai discusso con il manager del proprio benessere mentale

Il mondo lavorativo, al pari di tanti altri aspetti della vita personale, sta subendo irrimediabilmente le conseguenze della pandemia. L’attenzione al benessere dei propri dipendenti e l’apertura verso le loro nuove esigenze stanno diventando sempre di più la base per sviluppare un clima lavorativo positivo e produttivo e per agevolare la sopravvivenza stessa di molte attività.

La flessibilità si sta convertendo in uno dei benefit aziendali più apprezzati

L’equilibrio tra vita personale e lavoro è stato messo a dura prova dalle sfide che la pandemia ci ha presentato nel corso dell’ultimo anno. A 12 mesi di distanza dall’inizio dell’emergenza, possiamo affermare che i desideri e le abitudini dei dipendenti di tutta Europa stanno cambiato e il mondo lavorativo sta subendo un’importante rivoluzione.

La flessibilità sta rapidamente diventando uno tra i più apprezzati benefit aziendali. Infatti, anche se lavorare in remoto o da casa non ha così tanti vantaggi come si poteva pensare in un primo momento, i dipendenti non desiderano tornare ad un modello lavorativo al 100% presenziale una volta che l’emergenza sarà rientrata.

Il telelavoro presenta però sfide importanti, sia a livello personale che professionale: contribuisce a creare stress e burnout professionale, fa emergere stati emotivi difficili da gestire e accentua la diffusione di abitudini negative in materia di salute sul lavoro. Per queste ragioni, è vitale che manager e imprenditori prendano coscienza dell’importanza di tenere conversazioni con i propri dipendenti sul loro stato emotivo e fisico, soprattutto quando si lavora a distanza.

In conclusione, prendersi cura del benessere emotivo e lavorativo dei propri dipendenti non è solo necessario per mantenere un clima di lavoro positivo e propositivo, ma anche per affrontare al meglio le nuove sfide che stanno emergendo e sostenere la produttività aziendale a lungo termine.

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Metodologia dello studio

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online a gennaio 2021.

I 1000 intervistati hanno tra i 18 e i 65 anni, risiedono in Italia e la loro situazione lavorativa è la seguente:

  • Lavorano in aziende fino a 250 dipendenti
  • 71% lavora a tempo pieno
  • 29% lavora part-time

Il campione è così composto:

SESSO:

  • 50% uomini
  • 50% donne

ETÀ:

  • 10% 18-25 anni
  • 21% 26-35 anni
  • 33% 36-45 anni
  • 23% 46-55 anni
  • 13% 56-65 anni

Gli intervistati negli altri Paesi europei sono stati selezionati seguendo i medesimi criteri. Di seguito il dettaglio del numero di partecipanti allo studio, divisi per Paese:

  • Francia: 1001
  • Germania: 1098
  • Olanda: 883
  • Spagna: 999
  • Regno Unito: 1050