Il 57% dei dipendenti ha dovuto acquisire nuove competenze digitali durante la pandemia

Il 57% dei dipendenti ha dovuto acquisire nuove competenze lavorative durante la pandemia

Il 57% dei dipendenti ha dovuto acquisire nuove competenze lavorative durante la pandemia

A più di un anno dall’inizio della pandemia del Covid-19, la vita dei dipendenti italiani è profondamente cambiata. Il lavoro da remoto è ad oggi una realtà diffusa in tutto il Paese e sta presentando nuove sfide e grandi opportunità di acquisizione di nuove competenze digitali.

La situazione sanitaria ha influito anche sui progetti futuri dei dipendenti, influenzando le opportunità di cambiare lavoro e i piani di mobilità per il futuro, ritardando gli avanzamenti di carriera e costringendoli ad acquisire nuove competenze digitali e adottare nuovi strumenti per garantire la sopravvivenza stessa di molte attività produttive.

Capterra ha condotto uno studio con 1000 lavoratori italiani per indagare l’impatto della pandemia sulla percezione del proprio lavoro, i piani di futuro e aspirazioni lavorative, ma anche sulla necessità di acquisire nuove competenze e adottare nuovi strumenti per mantenere l’attuale posizione lavorativa. Lo studio è stato esteso anche a livello internazionale e vi hanno preso parte lavoratori di ogni parte d’Europa e del mondo: Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Stati Uniti, Canada e Brasile. La metodologia completa della ricerca è presentata alla fine dell’articolo.

Punti principali dello studio


Punti principali dello studio sull'acquisizione di nuove competenze digitali durante la pandemia

Mobilità lavorativa durante il Covid-19

Il mercato del lavoro è stato messo a dura prova a causa della pandemia del Covid-19. Milioni di posti di lavoro sono andati persi in tutto il mondo e molti altri sono stati messi a rischio dall’insorgere improvviso della crisi sanitaria. In Europa, grazie ai programmi governativi per la conservazione del lavoro e alle politiche di sostegno alle imprese, l’impatto è stato leggermente inferiore rispetto al resto del mondo.

85% dei dipendenti italiani intervistati ha mantenuto lo stesso lavoro che aveva prima della pandemia

Il resto dei partecipanti allo studio ha sperimentato i seguenti cambiamenti:

  • Il 5% ha ricevuto una promozione interna da parte della propria azienda
  • Il 4% ha accettato volontariamente un altro lavoro in un’altra azienda
  • Il 3% è stato licenziato o sospeso e ha dovuto cercare un altro lavoro in un’altra azienda
  • Il 3% è stato trasferito in un altro reparto della stessa azienda.

La mobilità lavorativa, sia interna sia esterna, ha dunque subito un’importante battuta d’arresto a causa della crisi sanitaria.

Si può riscontrare un andamento molto simile anche nel resto dei Paesi che hanno partecipato allo studio: in media, il 79% dei dipendenti nel mondo ha mantenuto il proprio posto di lavoro e solamente l’8% ha ricevuto una promozione interna, mentre il 4% è stato licenziato e si è trovato nella condizione di cercare urgentemente un altro impiego.

Olanda (12%) e Stati Uniti (10%) hanno la più alta percentuale di promozione all’interno della stessa azienda durante questo periodo di tempo, mentre la Spagna si posiziona al terzo posto (8%). Italia e Francia (5%) sono invece il fanalino di coda di questa classifica.

Il 57% dei dipendenti ha dovuto acquisire nuove competenze digitali durante la pandemia

Più della metà dei dipendenti italiani intervistati dichiara di aver dovuto acquisire nuove competenze durante la pandemia:

I dipendenti hanno dovuto sviluppare nuove competenze digitali durante la pandemia

Il lockdown ha forzato il passaggio allo smart working ed ha richiesto l’adozione di nuovi strumenti per agevolare il lavoro da remoto e per coordinare i team favorendo la collaborazione a distanza.

Nella maggior parte dei casi (37%) l’azienda stessa ha fornito ai propri dipendenti la formazione necessaria, ma rimane comunque alta la percentuale dei lavoratori che hanno dovuto provvedere da soli alla propria formazione (18%).

Queste sono le principali competenze  – digitali e non – che i dipendenti hanno dovuto acquisire a seguito della crisi del Covid-19:

Nuove competenze digitali e non acquisite durante la pandemia del Covid-19

Sebbene la maggior parte delle competenze sviluppate siano di tipo digitale e professionale (social media, e-mail marketing, programmazione, etc.), il 27% degli intervistati ha approfondito temi di salute e benessere. In questo periodo di crisi economica e di incertezza, il benessere mentale dei dipendenti è più che mai sotto la lente d’ingrandimento. Le aziende devono essere molto attente a questo problema e mantenere conversazioni riguardo la salute fisica e mentale con i propri dipendenti. A questo proposito, esistono diversi strumenti che possono aiutare manager e dirigenti a testare il polso della situazione: sondaggi interni, videochiamate e software per feedback a 360º.

Solo il 31% degli intervistati si sente un po’ oberato dal numero di tool che utilizza sul lavoro

Lavorare da remoto implica necessariamente un aumento del numero di tool che i dipendenti si trovano ad utilizzare quotidianamente. Quando viene meno la vicinanza fisica e la facilità di comunicazione data dalla condivisione dello stesso spazio di lavoro, molti processi devono essere ripensati e, il più delle volte, digitalizzati.

Come conseguenza, cresce il numero di strumenti digitali utilizzati durante il lavoro. Ma quali e quanti sono i tool più utilizzati dai dipendenti italiani? Ecco le loro risposte:

Tool digitali più utilizzati dai dipendenti nel lavoro quotidiano

Gli strumenti attualmente più utilizzati, rafforzati in seguito all’avvento del lavoro a distanza, consentono di comunicare online, condividere documenti e di monitorare le ore lavorate.

Al contrario, tra gli strumenti meno utilizzati spicca mancanza di strumenti di sicurezza informatica: il 48% degli intervistati non utilizza alcuno strumento di sicurezza informatica.

Tool digitali meno utilizzati dai dipendenti nel lavoro quotidiano

Sia che lavorino a distanza sia che si rechino quotidianamente in ufficio, è estremamente importante che tutti i dipendenti ricevano una formazione  di cybersecurity e che utilizzino, ad esempio, gestori di password o l’accesso alla rete VPN per garantire l’integrità dei dati aziendali.

A questo proposito, anche la formazione in generale sembra essere molto carente nelle PMI italiane: il 58% degli intervistati afferma infatti di non utilizzare alcuno strumento di formazione online (LMS).

Nonostante abbiano dovuto acquisire nuove competenze, usare nuovi strumenti digitali e cambiare la loro mentalità operativa a causa di COVID-19, i dipendenti italiani non sembrano sentirsi particolarmente sopraffatti dalla quantità di software che usano. Solo il 10% dice di essere oberato o molto oberato, mentre il 31% si definisce semplicemente un po’oberato.

A livello internazionale l’andamento è abbastanza simile, in media solo il 7% dei dipendenti in tutti gli altri Paesi si sente oberato o molto oberato dal numero di strumenti digitali che utilizza quotidianamente, mentre il 19% si definisce un po’oberato.

I dati indicano controllo e competenza nell’uso degli strumenti e delle piattaforme digitali attualmente in uso. L’adattamento al lavoro a distanza (full time o part time), che va di pari passo con l’acquisizione di nuove competenze digitali, sembra aver preso piede e i dipendenti non mostrano particolari problemi a utilizzare una varietà di software per compiti diversi.

Piani di carriera dopo la pandemia

La pandemia non ha cambiato l’opinione della maggior parte dei dipendenti in merito al proprio lavoro: il 46% degli intervistati afferma di avere la stessa opinione di prima riguardo la propria azienda e il proprio datore di lavoro. Mentre il 36% dichiara di apprezzare di più la propria situazione rispetto a prima, il 18% ha invece rivisto in senso negativo la propria opinione. Queste sono le principali motivazioni:

  • Il 43% non trova più soddisfazione nel proprio lavoro dall’inizio della crisi a causa di un lavoro diventato monotono e ripetitivo
  • Il 40% non è soddisfatto della reazione del proprio datore di lavoro a questa pandemia
  • Il 26% ha perso interesse per le proprie mansioni quotidiane.

Il 73% degli intervistati desidera mantenere il lavoro anche dopo la fine pandemia

Il 15% vuole invece cercare una nuova posizione nello stesso settore mentre il 12% intende cambiare anche settore.

I dati sono in linea con gli altri Paesi partecipanti allo studio: il media il 76% degli intervistati intende mantenere il proprio posto di lavoro, il 14% vuole cercare una nuova posizione nello stesso settore mentre il 9% vuole cambiare anche settore.

Da parte loro, i responsabili delle risorse umane possono utilizzare strumenti di feedback a 360 gradi  e di riconoscimento dei meriti per incentivare il monitoraggio dei dipendenti, identificare i punti di forza e considerare una riorganizzazione interna al fine di ottimizzare i talenti.

I fattori più importanti da valutare per un nuovo lavoro

Nonostante le azioni che si possono intraprendere per convincere i dipendenti a rimanere, alcuni lasceranno comunque la propria impresa per nuovi orizzonti. Secondo il 27% degli intervistati che prevedono di cambiare lavoro una volta cessata la pandemia, i fattori più importanti nella ricerca di un nuovo lavoro sono i seguenti:

I fattori più importanti da valutare per un nuovo lavoro

È compito delle aziende tenere conto di questa nuova situazione e saper offrire nuovi modelli di lavoro o la possibilità di reinventarsi per trattenere i talenti.

Nuove competenze digitali e continuità lavorativa: i dipendenti italiani cercano stabilità

Lo studio indica una tendenza dei lavoratori nostrani a formarsi e rimanere competitivi per avere stabilità lavorativa e mantenere la propria posizione anche dopo la fine della pandemia.

La maggior parte dei lavoratori prevede di conservare il proprio posto di lavoro quando la pandemia finirà. La percentuale di intervistati che cercano volontariamente lavoro in un’altra azienda dello stesso o di altri settori, infatti, è minima.

Più della metà degli intervistati hanno provveduto a formarsi per acquisire nuove competenze digitali per adattarsi meglio alla nuova situazione. Queste competenze sono sia tecniche e professionali sia legate alla salute, indicando una preoccupazione crescente riguardo il proprio benessere sia fisico che emotivo.

In conclusione, sia in Italia che negli altri Paesi che hanno preso parte allo studio, i dipendenti mostrano desiderio di crescita professionale e stabilità per compensare le molte incertezze vissute nell’ultimo anno.

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Metodologia dello studio

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online a gennaio 2021.

I 1000 intervistati hanno tra i 18 e i 65 anni, risiedono in Italia e la loro situazione lavorativa è la seguente:

  • Lavorano in aziende fino a 250 dipendenti
  • 71% lavora a tempo pieno
  • 29% lavora part-time

Il campione è così composto:

SESSO:

  • 50% uomini
  • 50% donne

ETÀ:

  • 10% 18-25 anni
  • 21% 26-35 anni
  • 33% 36-45 anni
  • 23% 46-55 anni
  • 13% 56-65 anni

Gli intervistati negli altri Paesi del mondo sono stati selezionati seguendo i medesimi criteri. Di seguito il dettaglio del numero di partecipanti allo studio, divisi per Paese:

  • Francia: 1001
  • Germania: 1098
  • Olanda: 883
  • Spagna: 999
  • Regno Unito: 1050
  • USA: 922
  • Canada: 1012
  • Brasile: 994

Working from home and cybersecurity in the UK: one year on

Remote work and cybersecurity

Remote work- and cybersecurity

In April 2020, just as millions of people in the UK began working from home, Capterra surveyed 491 remote workers from small businesses to find out how they were managing the transition and how the pandemic had affected cybersecurity

One year on, and with many restrictions triggered by the COVID-19 pandemic still in effect, 504 remote employees responded to a second survey containing the same questions. Here, we examine longitudinal changes in attitudes towards remote work, wellbeing, and cybersecurity.

Key takeaways from the survey include:

  • 72% of remote workers like working from home, a 4 point increase on 2020.
  • 40% of remote workers say that loneliness is a challenge – up from 26% a year ago.
  • Just over 1 in 5 remote employees have received IT security training.
  • More than half of remote employees don’t know who to contact in their own company for matters of cybersecurity, privacy, or compliance.

40% of remote workers say loneliness is a challenge

Respondents to the Capterra survey see similar benefits to working from home in 2021 as they did in 2020. The biggest of these is the lack of a commute, which more than half (54%) cite as an advantage compared with 37% last year. Other major benefits cited include a casual dress code (39%), the ability to adjust work hours around personal life (33%), and no distractions from colleagues (32%).

Although working from home generally gives employees the freedom to spend more time with family and create a better work-life balance, isolation from friends and colleagues remains a significant and growing issue. In 2020, 26% of remote workers surveyed said that social connections and/or loneliness were a challenge – ahead of more work-specific problems like internet connection problems (25%), too many digital messages (23%), and communication with colleagues (20%).

In 2021, the proportion of remote workers who say loneliness is an issue has jumped to 40%, and 35% now say that communication with colleagues is a challenge – moving it from seventh on the list of challenges to second.

Biggest challenges of working from home

Remote workers are keener than ever to stay at home

Despite the drawbacks, employees are growing more attached to working from home. Last year, 68% said that they “like” (46%) or “really like” (22%) working from home. After 12 months, the proportion of positive responses had risen to 72%, with one-third (33%) really liking remote work and 39% liking it. 

Remote employees are also optimistic about the ability of their organisation to operate fully remotely in the future. 54% now say that their company could function at its full potential with permanent remote working staff, with 19% not sure and 27% saying they don’t believe their company could successfully operate remotely.

The overall desire to continue working away from the office has also grown stronger – from an already strong position. In 2021, 43% say they would like to stay remote full-time once the pandemic is over, up from 32% last year. 45% now say they would like to keep doing so on some days only (down from 55%).

Continue working from home

Employers have also changed the way they manage a remote workforce, focusing less on the “what” and more on the “how”. In 2020, the most commonly cited areas where remote employees had received guidance were around working hours (42%), followed by communication (36%) and team meetings (35%). This year, team meetings were the top response, with 43% of remote employees saying they have received guidance with online meeting best practices.

Remote workers report fewer phishing attacks, but security precautions are rare

Cyber attackers have benefitted from the uncertainty of the COVID-19 pandemic and the isolation of remote workers to launch new and more frequent attacks. When surveyed in April 2020, 30% of remote workers said they had fallen victim to a phishing attack (defined by the UK government as “different methods fraudsters use to get you to disclose your personal information”) since the lockdown began. 45% of these attacks were related to the COVID-19 pandemic. This year, the proportion of remote workers who say they have fallen for a phishing attack since lockdown began has dropped to 17%. 

Despite this change in the landscape, as well as the newly fertile environment for attackers to operate in, the prevalence of security measures within businesses remains low, with little difference between April 2020 and March 2021. In 2020, just 20% of surveyed employees had received IT security training. This year, that figure is 22%. 21% say they never access links without checking the destination URL, up from 17% last year. Meanwhile, 27% of this year’s survey respondents use two-factor authentication, which is up from 22% in 2020.

Of the 15 security measures available for respondents to select, only two attracted responses from more than one-third of respondents: 38% of remote workers have installed antivirus software and 38% regularly install software updates. In 2020, no response received more than 32% (installing regular software updates).

Other popular security measures include locking work devices when unattended (33% – up from 31% in 2020), logging in to the company server through a password-protected VPN (30% – up from 23% in 2020), and following the instructions of a password management policy (29% – up from 25% in 2020).

Actions for secure remote working

Remote workers fall short on security and compliance measures

Password management and user awareness remain two of the most effective means of protecting small and medium enterprises, but the data shows some trends that may concern business owners.

The UK National Cyber Security Centre (NCSC) publishes guidance for small and medium businesses, which includes information about password management and phishing protection. The Capterra surveys show practices that contravene this guidance, albeit with some improvement between 2020 and 2021.

26% of remote workers surveyed use one main password across multiple sites, down from 33% in 2020. 37% of remote workers responding to the 2021 survey admitted that they share password(s) between their personal and business accounts (14% “always” and 22% “in some cases”). However, this represents a drop compared to 2020, where 52% admitted to sharing passwords between accounts (23% “always” and 29% “in some cases”). The NCSC recommends using unique passwords for important accounts, which includes work accounts.

Most employees using one “master” password say they change it fairly frequently: 37% having done so in the past month and another 40% having done so in the past six months. However, the NCSC’s own guidance does not recommend changing passwords just for the sake of it and only suggests doing so if you suspect that an account has been compromised.

Finally, all organisations in the UK – including SMEs – should have at least one person responsible for handling matters of cybersecurity and compliance. It is important that employees know who this person is so they can quickly and directly report data breaches in line with their obligations under the European General Data Protection Regulation (GDPR). According to the 2021 Capterra survey, just under 50% of remote workers know who to contact within their organisation, 16% are aware of such a position but say they don’t know who specifically to contact, and 19% say their company has no such individual. This final figure has almost doubled compared with 2020, where only 11% said that their employer did not have anyone in charge of cybersecurity, privacy, or compliance.

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*Survey methodology

To collect the data for this report, we conducted an online survey in March 2021 The responses come from a sample of the UK market. Of the total respondents, we were able to identify 504 respondents that fit within our criteria:

  • UK resident
  • Employed by a small or mid-sized business
  • Employed full-time or part-time
  • Working remotely as a response to COVID-19.

The participants come from various business sectors and levels of seniority.


NOTE: This document, while intended to inform our clients about the current data privacy and security challenges experienced by IT companies in the global marketplace, is in no way intended to provide legal advice or to endorse a specific course of action. For advice on your specific situation, consult your legal counsel.

Un quart des employés travaille encore uniquement au bureau

En cette année 2021, les jours se suivent et, malheureusement, se ressemblent. Lors de l’annonce des mesures de reconfinement du 18 mars 2021, le gouvernement a déclaré que 29 % des contaminations au COVID-19 ont lieu sur le lieu de travail. Le premier ministre a en outre ajouté que l’objectif de 4 jours sur 5 de télétravail était encore loin d’être atteint, tandis qu’une récente étude de l’Institut Pasteur affirme que “le télétravail protège (-24 % pour le télétravail partiel, -30 % pour le télétravail total par rapport à des personnes effectuant le même travail en bureau).”

En mars 2020, l’incrédulité menait à penser que la situation ne durerait que quelques semaines, voire quelques mois. Un an plus tard, le virus persiste et signe. Dans le monde professionnel, mettre en place le télétravail est un parcours suivant une actualité imprévisible et une initiative qui semble quelque peu se relâcher. L’appel à travailler à distance, lorsque cela est possible, n’est pas toujours entendu, que ce soit du côté des employés comme celui des employeurs. Quelles sont les raisons aujourd’hui qui expliquent que pour certaines entreprises, le télétravail n’est pas appliqué, du moins pas autant qu’il pourrait l’être ?

Entre contrôle de la part de la hiérarchie et besoin de lien social, le télétravail se heurte ou s’accommode à des réalités personnelles et professionnelles aussi diverses que les individus qui les composent. 

GetApp a mené l’enquête auprès de 836 employés de PME françaises qui exercent une activité réalisable à distance, et l’effectuent en télétravail, sur site ou les deux. Dans cette étude, nous dressons un panorama des raisons qui expliquent l’adoption ou le rejet du télétravail. Vous trouverez la méthodologie détaillée en fin d’article.

Profil des répondants à notre enquête

57 % des répondants à notre enquête résident en milieu urbain, 31,5 % en milieu rural et 11,5 % en zone périurbaine.

évolution télétravail

  • 41 %  des répondants travaillent d’ordinaire dans un bureau mais partagent actuellement leur temps entre le bureau et leur domicile :
    • Parmi ces répondants, on retrouve une majorité de 36-45 ans (27 % de ce groupe de répondants) et de 36-45 ans (26 %).
    • 54 % vivent en milieu urbain, 34 % en milieu rural et 12 % en zone périurbaine.
  • 34 % se rendent d’ordinaire au bureau mais travaillent actuellement uniquement à domicile :
    • Une majorité de 26-35 ans (34 %).
    • 64 % en milieu urbain, 23 % en milieu rural, 13 % en zone périurbaine.
  • 25 % travaillent actuellement uniquement au bureau même si leur activité pourrait être réalisée à domicile :
    • Une majorité de 26-35 ans (33 %).
    • 53 % en milieu urbain, 39 % en milieu rural, 8 % en zone périurbaine.

41 % des répondants travaillent d’ordinaire en présentiel et partagent actuellement leur temps entre le domicile et le bureau

Parmi ces collaborateurs qui se rendent au bureau une partie de la semaine, 61 % expliquent que leur employeur n’autorise le télétravail que quelques jours par semaine tandis que 39 % admettent que leur employeur autorise le télétravail tous les jours, mais qu’ils ont décidé de n’en faire que quelques jours par semaine.

Ce sont donc 83 % de ces employés qui effectuent moins de 4 jours de télétravail par semaine, contrairement aux recommandations actuelles.

25 % des répondants continuent de se rendre au bureau alors que leur travail pourrait être réalisé à distance

Parmi les raisons pour lesquelles un quart des employés interrogés se rendent uniquement au bureau, la première est la plus simple : le télétravail n’a tout simplement pas été autorisé (48 % des répondants).

Dans les autres cas, l’explication est plus complexe et les raisons sont multiples. Alors que 29 % des personnes interrogées déclarent que leur employeur autorise le télétravail quelques jours par semaine et que 23 % déclarent que leur employeur autorise le télétravail à plein temps, ces répondants admettent préférer se rendre au bureau de leur propre volonté. Derrière cette démarche, des raisons personnelles ou découlant d’une certaine pression latente de la part de la hiérarchie.

Le télétravail : une exigence sanitaire devenue mode d’organisation devant s’adapter aux réalités professionnelles et personnelles

3 grandes raisons expliquent ces différents comportements : les raisons personnelles, les raisons managériales et les raisons matérielles.

1. Raisons personnelles (évoquées par 65,5 % des répondants) : le besoin de lien social

  • 49 % préfèrent le présentiel pour le lien social.
  • 8,5 % supportent mal l’isolement ou la solitude.
  • 8 % ont une situation personnelle ou un logement ne permettant pas de télétravailler correctement.

Si on sait que l’un des avantages du télétravail est le gain de temps et d’énergie grâce à l’absence de trajet, le besoin d’un rythme de vie varié explique la préférence de ces répondants pour qui le manque de contact direct avec l’équipe pèse sur le moral. Bien sûr, ceci est à inscrire dans un contexte où les loisirs et la culture sont en berne et où le couvre-feu et les confinements successifs ne font qu’empirer ce sentiment.

Si le manque de lien social est ressenti comme une souffrance par ces collaborateurs, les managers doivent repenser la manière dont ils entretiennent l’esprit d’équipe en mettant en place (sans les imposer), par exemple, des activités ou des canaux de communication informels afin d’échanger sur autre chose que les projets en cours.

2. Raisons managériales (20,5 %) : une pression hiérarchique et un manque de confiance

  • 8 % estiment que le management met une certaine pression à ce que les employés se rendent sur place.
  • 6,5 % craignent pour leur emploi ou leur carrière s’ils font du télétravail.
  • 6 % affirment que leur employeur n’encourage pas le télétravail même si certaines tâches pourraient techniquement être effectuées à distance.

En interdisant le télétravail ou en ne le permettant que quelques jours par semaine, la motivation des employés peut s’en voir passablement altérée, étant donné qu’une majorité de répondants voient dans cette réticence au télétravail un manque de confiance certain de la part du management :

Parmi les autres raisons pouvant expliquer ce sentiment de défiance, les répondants estiment que le management n’est pas formé au soutien psychologique des personnes rencontrant des difficultés à la maison (16 %). D’autre part, 19 % ont le sentiment que les employés en présentiel semblent recevoir un traitement de faveur conduisant à davantage d’opportunités de carrière ou à se voir attribuer plus de responsabilités.

Le télétravail a pourtant ceci qu’il permet une certaine autonomie et une plus grande liberté dans l’organisation de ses tâches : des qualités qui poussent les employés à une plus grande productivité.

3. Raisons matérielles (14 %) : le manque de matériel et de logiciels n’incite pas à travailler de chez soi

Ce sont là d’autres raisons qui peuvent freiner voire empêcher les collaborateurs à effectuer du télétravail :

  • 7 % ne disposent pas des bons moyens (ordinateur, connexion Internet, siège ergonomique…) pour télétravailler correctement et leur employeur n’en fournit pas.
  • 7 % ne disposent pas de tous les logiciels nécessaires à un télétravail efficace.

Si l’investissement dans le matériel a pu l’année dernière être perçu comme non prioritaire (à un moment où la crise “n’allait pas durer”), on peut considérer cet aspect de plus en plus crucial pour le bien-être des travailleurs. Il en va de même pour des logiciels permettant de prendre le relais de la vie de bureau, mais aussi de gagner en efficacité : les outils de communication et de partage de documents sont ceux qui reviennent souvent en tête des plus plébiscités. D’autant plus qu’il existe la plupart du temps des versions ou essais gratuits de ces outils, permettant d’opérer une transition dans l’organisation du travail sans pour autant s’engager immédiatement sur le plan financier.

GetApp liste dans son catalogue les outils de visioconférence, de partage de fichiers ou encore de collaboration proposant des versions gratuites.

Le travail hybride : une nouvelle norme pour aujourd’hui et pour demain ?

Malgré les obstacles et les diverses réalités qui expliquent l’adhésion ou le rejet du télétravail, une majorité de répondants affirment que leur entreprise compte évoluer et proposer un modèle de travail flexible sur le long terme :

  • Pour 54 % des répondants, le télétravail est envisagé de manière partielle au sein de leur entreprise, en alternance avec des jours sur site.
  • Pour 14 %, le télétravail est envisagé de manière permanente pour qui le souhaitera.

Le futur du travail relance également l’idée du réaménagement du territoire et accélère la décentralisation des activités, souvent l’apanage des zones urbaines. Si, une fois levées les restrictions, tous les collaborateurs ne seront pas en faveur de faire de leur domicile leur lieu de travail permanent, on pourra en revanche probablement observer la multiplication des espaces de coworking et autres initiatives collaboratives. Avec une petite moitié de répondants vivant éloignés des grands centres villes et les désirs d’exode urbain, il y a fort à parier que la flexibilité géographique sera l’un des critères futurs de la recherche d’emploi ou de rétention des employés. 

Cependant, toutes les entreprises ne comptent pas emprunter cette voie. D’après 29 % des personnes interrogées, le télétravail ne leur sera pas ou plus du tout autorisé une fois la pandémie enrayée. Encore et toujours cités, les problèmes de collaboration et de communication ainsi que la crainte d’une perte de productivité sont avancés, d’après 29 % et 27,5 % des répondants, respectivement.

22 % des personnes interrogées déclarent que les raisons allant à l’encontre de la mise en place d’un modèle de travail hybride n’ont pas été du tout communiquées.

L’émulation sur le lieu de travail et les conversations informelles, lors de pauses café virtuelles par exemple, sont néanmoins toujours possibles en télétravail. Au management de mettre en place une culture d’entreprise favorisant les échanges, en remettant l’humain au centre de l’organisation.

De l’importance de l’avis des collaborateurs pour l’évolution du télétravail                   

Sonder les collaborateurs et prendre connaissance de leurs besoins et souhaits est le meilleur moyen d’anticiper l’avenir de son organisation, une fois la pandémie enrayée (car elle le sera un jour). Reste à entendre ces besoins et d’agir en conséquence, en prenant des décisions éclairées pour l’avenir de l’entreprise et le bien-être des travailleurs.

Seule une petite moitié de répondants déclarent avoir été directement consultés sur ce sujet.

La réalité du télétravail ne sera plus la même une fois une certaine normalité rétablie. En attendant ce futur que l’on espère pas si lointain, les entreprises doivent dès aujourd’hui réfléchir à la façon dont elles souhaitent s’inscrire dans cette nouvelle ère, en interrogeant les individus qui les composent et en réalisant que le monde d’avant laisse peu à peu la place à un monde professionnel plus résilient, à l’écoute de ses collaborateurs, préparé aux imprévus sanitaires et économiques.

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Méthodologie

Pour recueillir ces données, GetApp a interrogé un total de 836 professionnels de PME (<250 employés) sur le territoire français. Selon leurs réponses, ceux-ci ont été répartis en plusieurs groupes de répondants. Le nombre de répondants peut ainsi varier d’une question à l’autre, selon la logique du sondage. Celui-ci a été mené du 17 février au 1er mars 2021. Les répondants devaient être âgés de plus de 18 ans, résider en France, et leur situation professionnelle devait être active. Ils sont travailleurs à temps plein (81 %) ou à temps partiel (19 %), issus de divers secteurs d’activité et font du travail présentiel ou du télétravail. Tous font un travail réalisable à distance.

Il 67% degli italiani ritiene che lavorare da casa non riduca la produttività aziendale

Il 67% degli italiani ritiene che lavorare da casa non riduca la produttività aziendale

Il 67% degli italiani ritiene che lavorare da casa non riduca la produttività aziendale

È passato ormai un anno da quando la pandemia causata dal Covid-19 e l’inizio del lockdown deciso dai governi di tutta Europa hanno costretto milioni di lavoratori a rivedere le loro abitudini e a cambiare la loro quotidianità lavorativa.

Le sfide sono state molte e molto ardue, soprattutto in termini di riorganizzazione di risorse, spazi e routine per adattarsi alla nuova realtà del lavoro da remoto. I numeri parlano chiaro, prima del lockdown in Italia lo smart working non era molto diffuso, tanto che solo il 23% delle aziende permetteva ai propri dipendenti di lavorare da casa almeno un giorno alla settimana. Dopo un anno dall’inizio della crisi sanitaria, 2 aziende su 3 stanno pensando di continuare ad operare in remoto anche dopo la fine della pandemia.

Ma come stanno vivendo i lavoratori italiani questo cambio di paradigma che ha portato ad uno stravolgimento importante della loro vita professionale? Quali sono le sfide che devono affrontare quotidianamente? Che impatto ha avuto il lavoro da remoto sulla loro produttività e sul loro benessere personale e lavorativo? Cosa sperano per il futuro? Capterra ha condotto uno studio con 1000 lavoratori italiani per indagare le loro percezioni sul lavoro da remoto rispetto al tradizionale lavoro in ufficio. Lo studio è stato esteso anche a livello internazionale e vi hanno preso parte lavoratori di ogni parte d’Europa: Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Olanda. La metodologia completa della ricerca è presentata alla fine dell’articolo.

Punti principali dello studio


Punti principali dello studio sulla produttività aziendale a casa e in ufficio

Lavorare da casa comporta meno benefici rispetto a recarsi in ufficio

A differenza della prima ondata di pandemia, in cui molte imprese si sono trovate impreparate per il lavoro da remoto, da dopo l’estate 2020 la maggior parte delle organizzazioni ha predisposto misure di sicurezza per continuare a lavorare in ufficio o si è riorganizzata per permettere ai propri dipendenti di lavorare da casa.

Tra i partecipanti al nostro studio, il 26% è passato a lavorare da remoto in seguito alla crisi del Covid-19 mentre il 5% lavorava già da casa prima della pandemia. Il 69% degli intervistati, invece, continua a recarsi quotidianamente presso il proprio luogo di lavoro.

Nota:  nonostante la maggioranza degli intervistati stia attualmente lavorando in maniera presenziale, gran parte dei lavoratori ha sperimentato nel corso dell’ultimo anno almeno un breve periodo di tempo lavorando da casa ed è così in grado di opinare riguardo i vantaggi e gli svantaggi di entrambe le modalità lavorative.

Entrando nel vivo dello studio, abbiamo voluto analizzare come cambia la percezione degli intervistati rispetto ad aspetti importanti della vita lavorativa da casa ed in ufficio:

Fattori di benessere lavorativo a casa o in ufficio

L’equilibrio tra lavoro e vita privata è l’unico aspetto che viene valutato più positivamente (47%) quando si lavora da casa rispetto a quando ci si reca in ufficio. Per il resto, i risultati indicano che i dipendenti pensano che ci siano più benefici nel lavorare dall’ufficio rispetto che da casa. Il lavoro da remoto non sarebbe perciò in grado di offrire gli stessi vantaggi di quello presenziale.

Il 70% degli intervistati ritiene che la collaborazione con i colleghi sia più semplice quando si lavora in presenza. Anche se gli strumenti per la collaborazione a distanza si sono dimostrati utili per consentire di svolgere le normali attività aziendali anche in remoto, lavorare in ufficio offre una più immediata comunicazione con i colleghi e migliora le relazioni con i manager. Questo, a sua volta, consente una migliore visibilità del proprio lavoro, che crea, di conseguenza, maggiori opportunità di avanzamento di carriera e promozione all’interno dell’azienda. Questo circolo virtuoso risulta più complicato da realizzare se si lavora a distanza.

Lavorare da casa non ha effetti sulla produttività aziendale secondo il 67% degli italiani intervistati

La produttività dei propri dipendenti è uno degli aspetti più importanti per molti manager e dirigenti. Molte aziende hanno infatti incentivato i loro collaboratori a rientrare in ufficio dopo il primo lockdown proprio temendo che lavorare da casa facesse calare il rendimento dei dipendenti e, di conseguenza, impattasse negativamente sulle performance dell’azienda.

Ma lavorare da casa è davvero sinonimo di calo della produttività aziendale? Secondo il  67% degli intervistati non è così:

Produttività aziendale lavorando da casa versus in ufficio

Il 30% degli intervistati afferma addirittura di essere più produttivo lavorando da casa. Le principali ragioni sono legate alla miglior gestione del tempo da dedicare alle proprie mansioni lavorative:

  • Non mi devo recare presso il mio ufficio o un altro spazio di lavoro (65%)
  • Meno distrazioni provenienti dai colleghi (60%)
  • Orario di lavoro più flessibile (57%)
  • Posso allestire la mia area di lavoro a mio piacimento (31%)
  • Meno meeting (22%)

Un terzo degli intervistati, invece, afferma di essere meno produttivo lavorando da casa. Le principali motivazioni sono legate alla difficoltà di concentrazione e di collaborazione con i colleghi:

  • Ho troppe distrazioni lavorando da casa (59%)
  • Trovo difficile lavorare in modo efficace senza poter vedere il mio responsabile e/o il mio team di persona (40%)
  • Fatico a tenere tutto sotto controllo (36%)
  • Lo spazio per la creatività e le sessioni di brainstorming è ridotto (27%)
  • Il mio lavoro subisce spesso ritardi causati da problemi informatici (27%)

È interessante notare come il 27% degli intervistati che incontrano difficoltà nel mantenere alto il livello di produttività aziendale lavorando da casa soffrano la presenza di problemi informatici. Dotare i propri dipendenti di una adeguata formazione in merito ai software utilizzati in azienda e ai principali rischi collegati alla sicurezza informatica è certamente utile per ridurre questi incidenti.

Le abitudini lavorative negative crescono quando si lavora da casa

Contrariamente al timore di molti manager e dirigenti, lavorare da casa sembra incentivare i dipendenti ad incrementare le ore dedicate al lavoro e ad aumentare l’insorgenza di abitudini lavorative negative:

Abitudini lavorative negative a casa vs in ufficio

Gestire bene il proprio tempo e mettere dei limiti orari all’ attività lavorativa sembra essere un’autentica sfida per i lavoratori quando si trovano ad operare da casa. Accumulare ore di straordinari, lavorare nel weekend ed essere sempre disponibili rispondendo a chiamate e messaggi al di fuori del proprio orario di lavoro sono abitudini rischiose ed insidiose, soprattutto quando non c’è una netta separazione tra ambiente domestico e lavorativo.

È importante ricordare che staccare computer e telefono al termine della propria giornata non è solo utile per un corretto equilibrio tra vita privata e lavoro, ma aiuta anche a incrementare la produttività delle proprie giornate lavorative. L’utilizzo di strumenti per la gestione del tempo può essere utile per organizzare al meglio la propria agenda e aumentare la produttività senza necessità di rinunciare al tempo libero.

Senso di solitudine e stress sono le principali sfide del lavoro da casa

Nonostante le difficoltà di separazione tra vita personale e vita lavorativa, il 40% degli intervistati ritiene di essere meno stressato quando lavora da casa rispetto a quando si reca in ufficio. Coloro che reputano invece di essere più stressati da quando non si recano più sul posto di lavoro (37%) identificano i seguenti problemi:

Fattori che causano più stress quando si lavora da casa

Il progressivo protrarsi della pandemia e l’incertezza della situazione che stiamo vivendo sta  avendo delle conseguenze su gran parte dei lavoratori italiani: il 69% degli intervistati dichiara infatti di soffrire un livello lieve o moderato di burnout. Il burnout è un insieme di sintomi che deriva da una condizione di stress cronico e persistente, associato al contesto lavorativo. I principali sintomi riferiti dai lavoratori sono frequenti mal di testa (38%), sensazione di solitudine (38%) e problemi legati al sonno (35%).

il 61% degli intervistati non ha mai discusso con il manager del proprio benessere mentale

Il rischio di isolarsi e sentirsi soli lavorando da casa è uno dei pericoli più presenti e mai come in questo momento accogliere adeguatamente i nuovi assunti, ascoltare i propri dipendenti riguardo i loro problemi ed organizzare attività di team building in remoto per farli sentire ancora parte di un gruppo sono necessità che le aziende non possono ignorare.

Nota: nello studio non parliamo di burnout diagnosticato da professionisti del settore medico. Nel sondaggio, infatti, i dipendenti stessi hanno stimato il loro grado di burnout senza aver ricevuto una diagnosi ufficiale o condotto un autotest.

Il 70% dei dipendenti preferirebbe un modello che combini lavoro da casa e in ufficio per il futuro

Lavorare al 100% in ufficio sembra essere un modello superato per i dipendenti, ma anche lavorare full-time da casa, a causa dei problemi analizzati in precedenza, non sembra essere un’opzione viabile per il futuro. Dunque, cosa auspicano i dipendenti per il proprio futuro professionale?

Come desiderano lavorare i dipendenti dopo la pandemia

Per il futuro, il 70% degli intervistati preferirebbe un modello ibrido, che combini i vantaggi e i benefici del lavoro da casa e in ufficio. In particolare, lavorare la metà del tempo a casa e recarsi in ufficio per il resto del tempo sembra essere la soluzione ottimale per 1 intervistato su 3.

Qualsiasi sia la scelta che ogni azienda prenderà in merito al proprio futuro, appare sempre più evidente come il mercato del lavoro stia evolvendo. Manager e imprenditori saranno dunque incentivati a includere la flessibilità tra gli asset principali per mantenere la propria forza lavoro e attrarre nuovi talenti. Per sostenere la produttività dei dipendenti nel lungo periodo, inoltre, appare sempre più necessario dotare il proprio team di strumenti di collaborazione e comunicazione a distanza e di tool che agevolano il lavoro da remoto.

La situazione nel resto d’Europa

Dal nostro studio, emerge che, come i lavoratori italiani, anche i dipendenti del resto d’Europa auspicano a un nuovo modello di lavoro ibrido che possa agevolare l’equilibrio tra lavoro e vita personale:

Come desiderano lavorare i dipendenti europei dopo la pandemia

Il modello che combina il 50% del lavoro da casa e il 50% in ufficio è la scelta più gradita per la maggior parte dei Paesi. Nel Regno Unito, addirittura, la maggior parte dei lavoratori vorrebbe ridurre ulteriormente il tempo in ufficio a un 25%.

A livello di produttività aziendale, ci sono opinioni discordanti in merito all’impatto del lavoro da casa:

Produttività lavorando da casa vs in ufficio in Europa

Mentre in Germania, come nel caso dell’Italia, il lavoro da casa non sembra avere alcun impatto sulla produttività, i lavoratori di Olanda e Regno Unito avvertono invece un calo quando operano tra le mura domestiche. Al contrario, i dipendenti francesi e spagnoli affermano che la propria produttività aziendale venga positivamente influenzata dal lavoro in remoto.

Un dato allarmante, ma comunque molto inferiore rispetto alla tendenza italiana (61%), è che gran parte dei dipendenti europei non ha mai discusso con il proprio manager riguardo il proprio benessere mentale.

il 44% degli intervistati europei non ha mai discusso con il manager del proprio benessere mentale

Il mondo lavorativo, al pari di tanti altri aspetti della vita personale, sta subendo irrimediabilmente le conseguenze della pandemia. L’attenzione al benessere dei propri dipendenti e l’apertura verso le loro nuove esigenze stanno diventando sempre di più la base per sviluppare un clima lavorativo positivo e produttivo e per agevolare la sopravvivenza stessa di molte attività.

La flessibilità si sta convertendo in uno dei benefit aziendali più apprezzati

L’equilibrio tra vita personale e lavoro è stato messo a dura prova dalle sfide che la pandemia ci ha presentato nel corso dell’ultimo anno. A 12 mesi di distanza dall’inizio dell’emergenza, possiamo affermare che i desideri e le abitudini dei dipendenti di tutta Europa stanno cambiato e il mondo lavorativo sta subendo un’importante rivoluzione.

La flessibilità sta rapidamente diventando uno tra i più apprezzati benefit aziendali. Infatti, anche se lavorare in remoto o da casa non ha così tanti vantaggi come si poteva pensare in un primo momento, i dipendenti non desiderano tornare ad un modello lavorativo al 100% presenziale una volta che l’emergenza sarà rientrata.

Il telelavoro presenta però sfide importanti, sia a livello personale che professionale: contribuisce a creare stress e burnout professionale, fa emergere stati emotivi difficili da gestire e accentua la diffusione di abitudini negative in materia di salute sul lavoro. Per queste ragioni, è vitale che manager e imprenditori prendano coscienza dell’importanza di tenere conversazioni con i propri dipendenti sul loro stato emotivo e fisico, soprattutto quando si lavora a distanza.

In conclusione, prendersi cura del benessere emotivo e lavorativo dei propri dipendenti non è solo necessario per mantenere un clima di lavoro positivo e propositivo, ma anche per affrontare al meglio le nuove sfide che stanno emergendo e sostenere la produttività aziendale a lungo termine.

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Metodologia dello studio

Per raccogliere i dati per questo studio, Capterra ha condotto un sondaggio online a gennaio 2021.

I 1000 intervistati hanno tra i 18 e i 65 anni, risiedono in Italia e la loro situazione lavorativa è la seguente:

  • Lavorano in aziende fino a 250 dipendenti
  • 71% lavora a tempo pieno
  • 29% lavora part-time

Il campione è così composto:

SESSO:

  • 50% uomini
  • 50% donne

ETÀ:

  • 10% 18-25 anni
  • 21% 26-35 anni
  • 33% 36-45 anni
  • 23% 46-55 anni
  • 13% 56-65 anni

Gli intervistati negli altri Paesi europei sono stati selezionati seguendo i medesimi criteri. Di seguito il dettaglio del numero di partecipanti allo studio, divisi per Paese:

  • Francia: 1001
  • Germania: 1098
  • Olanda: 883
  • Spagna: 999
  • Regno Unito: 1050

Bien-être au travail : près de 3 télétravailleurs sur 4 rapportent un épuisement professionnel

En 2020, des millions de Canadiens ont travaillé à domicile pour la première fois. Du jour au lendemain, ils ont dû s’habituer aux applications de réunion, de collaboration et de ressources humaines.

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Cependant, cette nouvelle réalité a entraîné bien plus que quelques changements dans les habitudes de travail : elle a bouleversé la vie personnelle de tout un chacun. 

Pour déterminer les conséquences de la pandémie de COVID-19 sur le bien être au travail, nous avons interrogé plus de 1 000 employés canadiens à travers un sondage sur les avantages et les inconvénients du télétravail et sur la façon dont leur vie a changé depuis qu’ils travaillent à domicile.

Points saillants de l’étude :

  • 32 % des employés canadiens qui ont commencé à travailler à domicile pendant la pandémie se sentent plus stressés, mais 38 % se sentent moins stressés.
  • 33 % des employés apprécient plus leur travail aujourd’hui qu’avant le début de la pandémie.
  • 73 % des télétravailleurs rapportent des symptômes d’épuisement professionnel.
  • 85 % des télétravailleurs souhaitent continuer de travailler à la maison, au moins à temps partiel.
  • Les jeunes employés qui travaillent à domicile ont plus tendance à se sentir épuisés, mais aussi à en parler avec leur employeur.

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Le travail à domicile exerce une certaine influence sur les niveaux de stress

Sur les 1,012 employés interrogés, 30 % ont commencé à travailler à domicile pendant la pandémie. En plus de devoir gérer le stress lié à la COVID-19 et ses conséquences économiques, ces employés doivent gérer leur vie personnelle et familiale. Bien que 38 % se disent moins stressés qu’avant la pandémie, d’autres répondants rapportent une expérience contraire.

En effet, 32 % déclarent que leur niveau de stress a augmenté. Parmi les principales causes de stress supplémentaire, on compte l’absence de séparation entre le travail et la vie personnelle (mentionnée par 44 % des répondants), la pression de la charge de travail (37 %) et la peur de perdre son emploi (36 %).

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Les résultats du sondage indiquent une augmentation du stress pour environ le tiers des télétravailleurs canadiens. Pour beaucoup d’entre eux, ce stress est lié à leur nouvel environnement de travail. Les employeurs doivent en tenir compte dans leurs stratégies de retour au travail.

L’opinion des travailleurs sur leur employeur influencée par la pandémie

Interrogés sur leur sentiment envers leur employeur, plus d’un tiers des répondants (33 %) affirment aimer davantage leur travail et leur employeur maintenant, tandis que pour 45 %, leur opinion n’a pas changé. Les personnes dont l’opinion s’est détériorée mentionnent comme raison principale le fait que leur travail est devenu monotone, ennuyeux ou répétitif (rapporté par 45 % des répondants), et 32 % ont souligné la réponse insatisfaisante de leur employeur à la pandémie.

Dans 49 % des cas, les employés rapportent que leurs gestionnaires les ont contactés soit individuellement, soit dans le cadre d’une communication de groupe, pour discuter du bien-être au travail, en particulier de leur bien-être mental. Lorsqu’on leur demande si leur relation avec leur gestionnaire est meilleure au bureau ou à la maison, 44 % estiment que les deux situations se valent, et seuls 16 % affirment qu’elle s’est améliorée depuis qu’ils travaillent à domicile.

Puisque les employés ne travaillent plus dans les bureaux habituels, les gestionnaires doivent apprendre à détecter les sources et les symptômes du stress et les résoudre de manière proactive. La Commission de la santé mentale du Canada dispose de ressources pour aider les employeurs à créer un environnement de travail favorable à la santé mentale.

Avantages et les inconvénients du télétravail selon les employés

Nous avons demandé aux répondants s’ils aimaient mieux travailler à domicile ou au bureau pour différents aspects de leur travail. 

  • 56 % affirment que la configuration du lieu de travail est meilleure au bureau.
  • 68 % estiment que travailler au bureau est préférable pour collaborer avec leurs collègues.
  • 67 % disent qu’il est plus facile de créer un lien avec la culture de la société au bureau.
  • 42 % déclarent que travailler au bureau leur procure plus de satisfaction de manière générale. 
  • La majorité des répondants pensent que leurs chances de cheminement professionnel ou de promotion sont meilleures au bureau (35 %) qu’à domicile (15 %).

Malgré tout, 85 % des employés qui ont commencé à travailler à domicile pendant la pandémie déclarent qu’ils aimeraient continuer le télétravail à l’avenir. Seulement 14 % aimeraient rester à domicile à temps plein, tandis que les autres répondants seraient satisfaits d’un modèle hybride, c’est-à-dire de partager leur temps  entre la maison et le bureau..

Cette volonté de travailler à domicile s’explique peut-être par le fait que 55 % croient qu’ils pourraient ainsi mieux équilibrer leur vie professionnelle et leur vie privée. Cet aspect est le seul pour lequel les répondants ont exprimé une préférence pour le travail à domicile.

Dans 73 % des cas, les télétravailleurs rapportent des symptômes d’épuisement professionnel

Alors que moins du tiers des employés qui ont commencé à travailler à domicile en 2020 se disent plus stressés, près des trois quarts (73 %) rapportent au moins un symptôme d’épuisement professionnel.

Lorsque les répondants ont dû évaluer leur degré d’épuisement professionnel, 2 % des répondants ont déclaré qu’il avait atteint des niveaux « extrêmes » et 8 % ont rapporté un épuisement professionnel « considérable ». En outre, 30 % rapportent un épuisement modéré. Ce sont en tout 40 % de répondants faisant l’expérience d’une certaine fatigue liée au télétravail.

Le site officiel du gouvernement du Québec définit l’épuisement professionnel comme le “résultat d’un stress chronique lié au travail.”. Il se caractérise par un sentiment d’épuisement, une perte d’efficacité et un retrait vis-à-vis du travail.

Parmi les télétravailleurs interrogés, les symptômes d’épuisement professionnel les plus rapportés sont le sentiment d’isolement (34 %), de la difficulté à dormir (30 %) et des problèmes de concentration (28 %).

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Les gestionnaires doivent garder à l’esprit les difficultés découlant de la pandémie et du télétravail lorsqu’ils examinent le bien-être au travail et chercher à fournir des outils aux employés pour les aider.

Les jeunes employés sont plus sensibles aux mauvais côtés du travail à domicile

L’étude indique clairement que les employés vivent l’expérience du télétravail différemment selon leur tranche d’âge :

  • 80 % des employés de 18 à 25 ans déclarent faire l’expérience d’un épuisement professionnel.

Ce nombre diminue graduellement selon les tranches d’âge :

  • 78 % pour les 26 à 35 ans
  • 73 % pour les 36 à 45 ans
  • 57 % pour les 46 à 55 ans
  • 49 % pour les 56 à 65 ans

Les jeunes employés ont plus tendance à parler de bien-être mental avec leur gestionnaire. Parmi les répondants âgés de 18 à 25 ans, 71 % ont pu en discuter avec leur supérieur hiérarchique. Cette proportion diminue de façon constante pour les employés plus âgés; elle passe à 34 % pour les employés ayant entre 56 et 65 ans.

Depuis le début de la pandémie, les employés de moins de 25 ans affirment apprécier davantage leur travail et leur employeur. Parmi eux, 41 % déclarent que leur opinion s’est améliorée, contre 22 % des travailleurs âgés et 30 à 35 % des travailleurs des autres tranches d’âge.

Les entreprises s’habituent à avoir des employés de différentes générations au travail. Dans cette optique, les gestionnaires devraient réfléchir à la manière dont une approche plus segmentée du bien-être des employés pourrait mieux répondre aux besoins de ces derniers.

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Méthodologie du sondage

Le sondage Capterra HR in the New Era Survey 2021 a été mené en janvier 2021.

Les répondants sont des travailleurs de petites et moyennes entreprises (PME) de 2 à 500 employés dans les pays suivants :

  • Allemagne (1 098 réponses)
  • Royaume-Uni (1 050 réponses)
  • Canada (1 012 réponses)
  • France (1 001 réponses)
  • Italie (1 000 réponses)
  • Espagne (999 réponses)
  • Brésil (994 réponses)
  • États-Unis (922 réponses)
  • Pays-Bas (883 réponses)

Les répondants donnent un échantillon représentatif (par âge et sexe) de la population de chaque pays. Les questions ont été formulées afin que chaque répondant en comprenne parfaitement le sens et le sujet.

Workplace wellness: Almost 3 in 4 Canadian remote workers report burnout

workplace wellness of Canadian remote workers

workplace wellness of Canadian remote workers

In 2020, millions of employees across Canada discovered working from home for the first time. They had to get used to meeting, collaboration and HR software almost overnight.

But this was much more than a few simple changes to working habits – it affected people’s home lives as well. 

To find out what impact the COVID-19 pandemic has had on workplace wellbeing, we asked more than 1,000 Canadian employees about the pros and cons of remote work and how things have changed for them since they began working from home.

Highlights of the study:

  • 32% of Canadian employees who began working from home during the pandemic feel more stressed, but 38% feel less stressed.
  • 33% of employees like their job more now than before the pandemic began.
  • 73% of home workers report symptoms of burnout.
  • 85% of home workers want to continue doing so, at least part-time.
  • Young employees working from home are more likely to feel burnout, but also to discuss it with their boss.

remote work and wellbeing canada smes

Working from home affects stress levels, but not consistently

Of the 1,012 employees we surveyed, 30% started working at home during the pandemic. As well as having to deal with the stress of COVID-19 and its economic fallout, these workers have the challenge of continuing their jobs from home in close contact with their personal and family lives. Although 38% say they are less stressed compared to before the pandemic, this hasn’t been the case for everyone.

32% say that their stress levels have risen. The top causes of additional stress are no separation between work and personal life (reported by 44%), pressure from workload (37%), and fear of losing a job (36%).

The results of the survey show increased stress levels for around a third of Canadian remote workers. For many, this is driven by their new work environment. Employers must consider this when planning their return-to-work strategies.

level of stress of remote working employees

Workers’ opinion of their employers is improving

When asked about the attitude towards their employer, over a third of respondents (33%) like their job and employer more now, while for 45%, their attitude has not changed. Of those whose opinion has worsened, the main factor was that the job has become monotonous, boring, or repetitive (reported by 45%), but 32% highlighted their company’s unsatisfactory response to the pandemic itself.

In 49% of cases, employees report that their managers reached out to them—either individually or as part of group communication—to discuss workplace wellness (specifically their mental wellbeing). When asked whether their relationship with their manager was better at the worksite or at home, 44% said it was about the same, with only 16% saying that it was better since they began working at home.

With employees no longer in the same workspace, managers must be proactive in spotting and addressing the causes and symptoms of stress. The Mental Health Commission of Canada has resources to help employers create a mentally healthy workplace.

Employees recognize the pros and cons of remote work

We asked respondents whether they find the home or the work site better for various aspects of their job. 

  • 56% said it was better for workplace setup.
  • 68% said it was better for collaborating with co-workers.
  • 67% said it was better at creating a connection to the company culture.
  • 42% said it gave them better job satisfaction 
  • More said their chances of career progression or promotion were better at the worksite (35%) than at home (15%).

Despite all this, 85% of employees who began working at home during the pandemic said they would like to continue doing so in the future. Only 14% would like to stay at home full-time—but the rest would be happy with a hybrid, with a 50/50 split between home and work being the most popular choice.

This willingness to work from home may be because 55% see it as providing a better work-life balance than the worksite. This was the only area in which home working was preferred.

73% of remote workers report symptoms of work burnout

While less than one-third of employees who started home working in 2020 say they feel more stressed, nearly three-quarters (73%) report at least one symptom of burnout.

The World Health Organisation defines burnout as an “occupational phenomenon … resulting from chronic workplace stress that has not been successfully managed”. It is characterized by feelings of exhaustion, reduced professional efficacy, and detachment from one’s job.

Of the remote workers surveyed, the most widely reported symptoms of burnout were feelings of isolation (34%), trouble sleeping (30%), and difficulty concentrating (28%).

When asked to quantify their burnout directly, only 2% said they had experienced “extreme” levels, with a further 8% reporting “significant” burnout.

73% remote wrkers report a certain degree of burnout

Managers should bear in mind the complications of the pandemic and remote working when looking at workplace wellness and look to provide tools to employees to help them.

Young employees feel the negative effects of home working more

There was a clear trend that employees of different ages experienced working from home differently. For example:

  • 80% of 18–25-year-old employees say they have experienced work burnout This number decreased steadily through the age groups:
  • 78% for 26–35-year-olds
  • 73% for 36–45-year-olds
  • 57% for 46–55-year-olds
  • 49% for 56–65-year-olds

Younger employees are more likely to talk about mental wellbeing with their manager. 71% of 18–25-year-old respondents had done so. This proportion decreased steadily as employees got older, dropping to 34% of employees in the 56–65 year bracket.

Employees under 25 also grew to like their jobs and employers more. 41% said their opinion had become more favourable since the pandemic began, compared with 22% of older workers and 30–35% of workers in other age brackets.

Companies are getting used to having employees from different generations in the workplace. As such, managers should consider how a more segmented approach to employee wellbeing could meet people’s needs more effectively.

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Survey methodology

The Capterra HR in the New Era Survey 2021 was conducted in January 2021.

We surveyed workers at small businesses with 2-500 employees in the following countries:

  • Germany (1,098 responses)
  • United Kingdom (1,050 responses)
  • Canada (1,012 responses)
  • France (1,001 responses)
  • Italy (1,000 responses)
  • Spain (999 responses)
  • Brazil (994 responses)
  • United States (922 responses)
  • Netherlands (883 responses)

The responses are a representative sample (by age and gender) of each country’s population. We worded the questions to ensure that each respondent fully understood the meaning and the topic at hand.

7 beste online whiteboard tools voor brainstorming online

7 online whitboard tools

Een face-to-face brainstormsessie zit er voorlopig nog niet in. Maar creatieve meetings kunnen niet langer worden uitgesteld. Als het niet fysiek kan dan maar online met behulp van een online whiteboard. Het is nog verassend leuk en handig ook! In dit artikel: de 7 online whiteboard tools die het best beoordeeld worden door gebruikers.

Waarom online whiteboard tools?

Ondanks de fysieke afstand blijft het belangrijk om taken te verdelen, projecten te plannen, ideeën te verzamelen, concepten te ontwerpen en bij dit alles niet het overzicht te verliezen. Online whiteboard tools bieden hierbij voordelen ten opzichte van klassieke whiteboards in vergaderruimtes. Alle teamdeelnemers kunnen namelijk tegelijkertijd en gelijkwaardig eraan werken, opmerkingen plaatsen en met elkaar communiceren. De resultaten zijn makkelijk op te slaan, te exporteren en verder te verwerken en ook personen buiten de onderneming kunnen ongecompliceerd toegang verkrijgen.

In vele online whiteboardtools kun je niet alleen communiceren via de chat of via opmerkingen, maar ook per videobellen. Zo kunnen teams onmiddellijk online meetings en workshops houden, werken aan projecten of ideeën presenteren aan klanten zonder dat ze van werkomgeving hoeven te wisselen. In het ideale geval kun je de online whiteboard tools integreren met bestaande teamcommunicatiesoftware, projectmanagementsoftware of documentmanagementsystemen, zodat makkelijk geschakeld kan worden tussen verscheidende werkprocessen en stappen.

Voor dit artikel hebben we online whiteboard tools uitgezocht die minimaal 30 reviews of GetApp hebben gekregen en met meer dan 4 van de 5 sterren zijn beoordeeld.

Daar gaan we. Onderstaand onze lijst met de best beoordeelde online whiteboard tools, in alfabetische volgorde:

7 best beoordeelde online whiteboard tools

1. Ayoa

Algemene beoordeling: 4,5/ 5 sterren op GetApp
Aantal reviews: 192

Ayoa online whitboard tool
Ayoa online whitboard tool (bron)

Remote teams kunnen in Ayoa ideeën opslaan in mindmaps met op Kanban geïnspireerde workflowoverzichten, taken in Gantt-grafieken plannen en per chat of (in Ayoa Ultimate) per videobellen samenwerken. Taken en prioriteiten kun je makkelijk inzichtelijk maken in cirkeldiagrammen of in de canvasweergave en er zijn talrijke sjablonen, bijvoorbeeld voor maandkalenders, bug reports, SWOT-analyses of Sprints. De mindmaps kun je delen via een link. Alle informatie is versleuteld met TLS en is downloadbaar in verschillende dataformaten. Aoya is als webapplicatie, desktopversie of mobiele versie te gebruiken voor iPhone, iPad en Android.

Voor wie is deze software geschikt?

Ayoa is geschikt voor teams die creatief samenwerken en taken en projecten willen organiseren. Dankzij de optie om te synchroniseren met Google, Evernote, Dropbox en andere tools kun je de tool integreren in bestaande werkprocessen en de onboardingfunctie helpt gebruikers bij de eerste stappen.

Tarieven

Ayoa is gratis bij gebruik tot vijf boards en tot vijftig elementen per board. De pro-versie vanaf € 9,17 per persoon per maand biedt onbeperkt boards en elementen, een dataopslag, Gantt-tijdlijnen, takenverdelingen, tags en filteropties. In de ultimate-versie voor € 11,92 per persoon per maand zitten onder andere een integratie voor Zoom en Google Kalender, videoconferenties en presentatiemogelijkheden.

MEER INFORMATIE

2. AWW App

Algemene beoordeling: 4,4/ 5 sterren op GetApp
Aantal reviews: 31

Aww App visualiseren structuur
Visualiseren van een structuur met AWW App (bron)

AWW App is een online whiteboardtool voor brainstormsessies, webconferenties en digitaal onderwijs. Ideeën en concepten kunnen eenvoudig gevisualiseerd worden. Dankzij Zoom-integratie kunnen teams direct in de AWW App audio- en videobellen en is het mogelijk om pdf-data te uploaden en deze vrij te geven aan de andere teamleden. AWW App is zowel in de browser als op tablets en mobiele apparaten te gebruiken.

Voor wie is deze software geschikt?

AWW App richt zich op alle types ondernemingen of opleidingsinstellingen, tutoren, adviseurs, ontwikkelaars en ontwerpers. Onze recensenten op GetApp gebruiken de vrijgavefunctie graag om samen te werken met mensen buiten hun bedrijf, en om content en ontwerpen te presenteren.

Tarieven

De basisversie met fundamentele functies, chatopties en vrijgavetools is gratis beschikbaar. De personeelsversie voor 10 dollar per maand biedt onbeperkt premium boards voor elk gewenst aantal gebruikers, uitgebreide functies en rechtenbeheer. De bedrijfsversie voor 75 dollar biedt bovendien administratie- en ledenaccounts en priority support. Vanaf zestig personen is maatwerk in on-premises oplossingen met privécloud, toegewezen IP-adres en SLA beschikbaar.

MEER INFORMATIE

3. InVision

Algemene beoordeling: 4,6/ 5 sterren op GetApp
Aantal reviews: 614

Invision inspirational board
Inspiratie-board van InVision (bron)

InVision biedt een digitaal whiteboard en een designplatform voor digitale producten, zoals interactieve prototypes. Boards kunnen dankzij integraties direct vanuit Slack, Microsoft Teams, Sketch en Photoshop worden gecreëerd. Alle teamleden kunnen live feedback geven of rechtstreeks beelden van hun eigen boards delen. Naast de whiteboardtool InVision Freehand staan tools ter beschikking voor digitale prototyping, ontwerp en softwareontwikkeling.

Voor wie is deze software geschikt?

InVision is vooral geschikt voor webdesigners en app- en softwareontwikkelaars die remote samenwerken met anderen of ontwerpen willen presenteren. Onze gebruikers zetten InVision bijvoorbeeld in voor wireframing bij webdesign of het verzamelen van feedback van klanten bij lopende projecten.

Tarieven

InVision is gratis te gebruiken tot tien actieve gebruikers en tot drie documenten en een onbeperkt aantal openbare spaces. Vanaf 7,95 dollar per persoon per maand staat de pro-versie ter beschikking, met tot vijftien actieve gebruikers en een onbegrensd aantal documenten en openbare plus privé-spaces. Op aanvraag is een Enterprise-versie beschikbaar voor teams van alle afmetingen.

MEER INFORMATIE

4. Lucidspark

Algemene beoordeling: 4,7/ 5 sterren op GetApp
Aantal reviews: 64

online whiteboard voor team samenwerking Lucidspark
Interactief whiteboard Lucidspark (bron)

Remote teams kunnen via de interactieve whiteboards van Lucidspark gezamenlijk ideeën verzamelen, organiseren, opmerkingen plaatsen en evalueren, feedback verzamelen en bedrijfsprocessen visualiseren en optimaliseren. Stemfuncties, opmerkingen, vermeldingen en emoji-reacties maken de interactie gemakkelijker. Je kunt boards exporteren naar de tool Lucidchart om diagrammen en werkprocessen te creëren. Per Slack-integratie kunnen boards via Slack worden vrijgegeven aan teams, bewerkt worden en van opmerkingen worden voorzien, en het is mogelijk alle medewerkers van een Slack channel direct aan een nieuw board toe te voegen. Ook integratie met Google Drive en Zoom is mogelijk.

Voor wie is deze software geschikt?

Lucidspark richt zich op zowel kleine als grote ondernemingen. Dankzij de Duitstalige website is de app bijzonder geschikt voor teams die op zoek zijn naar een Duitstalige oplossing.

Tarieven

Met de gratis versie kunnen drie boards met elk tot driehonderd objecten aangemaakt worden. Vanaf de Individual-versie voor € 6,95 per maand zijn een onbeperkt aantal boards en objecten te gebruiken, er zijn tags en je kunt functies markeren en groeperen. De versies Team (vanaf € 8 per persoon met een minimum van drie personen) en Onderneming (tarief op aanvraag) bieden uitgebreide functionaliteiten voor samenwerking, stemmodus en timer, de versie Onderneming biedt bovendien teammanagementfuncties.

MEER INFORMATIE

5. Milanote

Algemene beoordeling: 4,8/ 5 sterren op GetApp
Aantal reviews: 31

app van digitaal whiteboard Milanote
App van digitaal whiteboard Milanote (bron)

Milanote wordt de Evernote voor Creatives genoemd en biedt flexibele mogelijkheden om tekst, beeld, data en links op verschillende boards visueel te organiseren, ideeën te verzamelen en samenhangen te begrijpen. Notities, URL’s met preview, afbeeldingen, pijlen, lijsten en andere objecten kun je per drag & drop op het werkblad verschuiven en combineren. De boards kunnen zowel privé als gemeenschappelijk worden gebruikt en met toegang voor lezen, bewerken en/of opmerkingen worden vrijgegeven of als pdf geëxporteerd worden. Milanote biedt een mobile app voor iOS en Android.

Voor wie is deze software geschikt?

Milanote richt zich op mensen met een creatief beroep die op zoek zijn naar een visuele tool voor notities, mindmaps en moodboards. Onze recensenten gebruiken Milanote om alleen of met kleinere teams te werken of hun werk te presenteren aan klanten, en ze raden de tool aan voor creatieve projectplanning en het ontwerpen van strategieën en marketingcampagnes.

Tarieven

Milanote biedt een onbeperkt te gebruiken gratis versie voor tot honderd notities, afbeeldingen of links, tot tien uploads en een onbeperkt aantal gemeenschappelijk gebruikte boards. De versie waar kosten aan zijn verbonden (vanaf 9,99 dollar per maand) staat een onbeperkt aantal elementen, boards en uploads toe en biedt een zoekfunctie. De Team-versie kost 49 dollar per maand tot tien personen en 99 dollar per maand tot vijftig personen en biedt priority support.

MEER INFORMATIE

6. Miro

Algemene beoordeling: 4,7/ 5 sterren op GetApp
Aantal reviews: 273

Miro whiteboard
Digitaal whiteboard Miro (bron)

Miro is een digitaal whiteboard, dat remote teams ondersteunt bij de samenwerking. Teams kunnen in Miro-meetings videobellen of workshops organiseren, ideeën verzamelen en strategieën ontwikkelen, doordat ze afbeeldingen, documenten, kaarten, diagrammen en meer toevoegen en levendig en overzichtelijk met elkaar verbinden. Er staan meer dan honderd templates voor verschillende doeleinden ter beschikking, bijvoorbeeld voor flowcharts en roadmaps voor product of customer journey, en teams kunnen naar behoefte hun eigen sjablonen creëren. De boards kunnen als afbeeldingsdatabank of pdf worden geëxporteerd. Miro maakt integratie mogelijk met meer dan zeventig tools zoals Trello, Jira, Asana en Microsoft Teams en biedt een desktopapplicatie plus apps voor Android en iOS.

Voor wie is deze software geschikt?

Miro richt zich op functie-overstijgende teams van alle afmetingen, die ook remote effectief willen kunnen samenwerken. Verscheidende gebruikers- en beheerrollen, vrijgave-instellingen en opties voor veilig samenwerken met externen maken het werken in grote teams makkelijker. Miro geeft aan dankzij het hoge veiligheidsniveau ook geschikt te zijn voor ondernemingen die strenge veiligheidsstandaarden moeten garanderen en dienen te voldoen aan de relevante richtlijnen. Onze recensenten op GetApp gebruiken Miro onder andere voor meetings met klanten, brainstormsessies, het structureren van F&E-processen of UX-Tests en beschrijven het gebruik als intuïtief en ongecompliceerd.

Tarieven

De gratis versie van Miro biedt drie bewerkbare boards inclusief sjablonen die door anderen ook anoniem bekeken en bewerkt kunnen worden, en basale mogelijkheden tot integratie. In de Team-versie vanaf 8 dollar per lid per maand staat een onbeperkt aantal boards, vrijgaves, gebruikers, projecten, aangepaste templates en aanvullende integraties (bijvoorbeeld Asana) ter beschikking. De Business-versie vanaf 16 dollar per maand biedt bovendien single-sign-on en daglicenties voor externe gebruikers, terwijl de Enterprise-versie (tarief op aanvraag) onder andere flexibele licentie-opties voor grote ondernemingen en extra veiligheids- en supportopties biedt.

MEER INFORMATIE

7. Mural

Algemene beoordeling: 4,6/ 5 sterren op GetApp
Aantal reviews: 54

mural online experience map
Expeience maps van Mural (bron)

Mural is een interactief whiteboard waarop teams live samenwerken, visuele plannen creëren en ideeën verzamelen. De interactieve en visuele boards maken ontwerpprocessen en agile werkprocessen gemakkelijker en zijn onder andere bedoeld voor virtueel lesgeven, planningsprojecten en meetings. Gebruikers kunnen tekeningen, lijsten, diagrammen, flowcharts en meer creëren, en bekijken waar de cursor van andere teamleden zich bevindt. Mural biedt meer dan honderd templates en integraties voor Slack, Jira, Trello en talrijke andere tools.

Voor wie is deze software geschikt?

Mural is geschikt voor ondernemingen van alle afmetingen, bijvoorbeeld binnen de branches technologie, financieel of advies, maar ook voor opleidingsinstellingen en non-profitorganisaties. De recensenten op GetApp gebruiken de tool onder andere voor online workshops en -meetings, stemmen of besluitvormingsprocessen en visuele documentatie.

Tarieven

De startersversie voor één tot vijftig leden kost 12 dollar per lid per maand en biedt een workspace voor een onbeperkt aantal Murals en vergaderfuncties, templates, integraties, DSGVO-conformiteit en meer. In de Plus-versie (20 dollar per maand) kan bovendien een onbeperkt aantal gasten worden uitgenodigd en single-sign-on, priority support en flexibele betaalopties zijn ook beschikbaar. De Enterprise Network-versie biedt bovendien gecentraliseerde opties voor controle, aangepaste templates, opleidingsprogramma’s en Enterprise-API’s.

MEER INFORMATIE

Online whiteboardtools bevorderen de creativiteit binnen remote teams. Whiteboards waren voor de crisis een populaire methode om te brainstormen voor het samenwerken op kantoor. Als bijna alle collega’s echter thuis zitten te werken, moet de visuele samenwerking worden verplaatst naar digitale kanalen.

De hierboven beschreven online whiteboard tools kunnen bedrijven helpen om nieuwe ideeën te vinden, beter samen te werken en de creativiteit binnen remote teams te bevorderen.

Wil je meer weten? Bekijk dan ons uitgebreide aanbod aan whiteboard software om verdere producten te ontdekken.

Selectiemethodiek:

Om de ‘beste’ online whitboard tools te vinden hebben we de volgende criteria gehanteerd:

– Minimaal dertig reviews op GetApp
– Minimaal 4 van 5 sterren op GetApp

Workplace skills, hiring, and productivity in a post-pandemic UK

workplace skills and productivity

The pandemic has brought new challenges to every workplace. Employees have had to adapt to home-working, a new economic and commercial climate, and the complexities of creating and maintaining a COVID-safe working environment.

workplace skills and productivity

In this article, we explore workplace productivity, including the skills and tools that UK employees are adopting during the pandemic.

Over 1,000 UK employees responded to the survey. Of these, 40% of respondents began working at home during the pandemic, while 53% continued to work at their main site.

infographic on workplace skills UK

46% of employees have gained new workplace skills

Nearly half of respondents (46%) say they developed new skills during the pandemic. Of these, nearly half (22%) had training offered by their employer, while 2% received training from the government or local authority.

Basic digital skills were the most widely adopted, being reported by 37% of those who picked up a new skill. IT security came in second with 28%, followed by website and app development at 19%, then healthcare and wellbeing at 17%. 

new skills developed during pandemic

The results of the survey also revealed a demographic difference: Younger employees were more likely than older ones to acquire new skills. 

New skills were reported by:

  • 66% of 18–25-year-olds
  • 60% of 26–35-year-olds
  • 44% of 36–45-year-olds
  • 35% of 46–55-year-olds
  • 28% of 56–65-year-olds
The rise in new skills seems to reflect the reality of more widespread remote working – even those employees who were not working from home have had to get to grips with video conferencing and collaboration software

The hiring process is increasingly digital

The importance of continual development among today’s workforce is reflected in the fact that 36% say learning and development opportunities are a top-three factor when looking for a new job after the pandemic.

Despite the economic uncertainty leading to some caution among jobseekers (only 11% considered quitting their job during the pandemic), 25% have changed roles. This may be due to internal promotion or transfer, voluntarily taking a job at a new company, or enforced change due to redundancy.

impact of covid-19 in employment

For those who did change jobs, the hiring process had at least some digital elements in 79% of cases. Common uses include the job application itself (56%), screening and interviewing (39%), and filling out new-hire paperwork (32%).

While some (21%) seem happy with this level of digitisation, most would prefer a more personal touch. 53% say they like more human contact when applying for a job, but 25% say they would prefer a more digital experience.

Given that 29% of UK employees plan to look for a new job once the pandemic is over, employers should be aware of this range of expectations when it comes to the hiring process.

job prospects once the pandemic is over

More than half feel overwhelmed by the number of digital tools

Employees in the UK have widely adopted digital tools in the workplace. Respondents use some type of software to plan their working day or set to-do lists, 70% use file-sharing systems, and 78% use online communication tools such as videoconferencing or internal chat. In most cases, employees have several different tools for one task area. For example, 39% use two or more communication tools (and 3% use more than five), while 30% use two or more organisation tools such as to-do lists or planners.

Level of stress by tools used

The proliferation of digital tools in the workplace is taking its toll. More than half (53%) feel overwhelmed (from “a bit” to “very”) by the number of tools they use for work. Interestingly, older employees are less likely to report this than younger ones. 77% of 18–25-year-olds say they feel overwhelmed compared with just 32% of employees in the oldest age bracket (56–65 years), with a steady progression throughout the intermediary age groups.

Mixed response to increasing security risks

The pandemic has caused a spike in cyberattacks, with hackers capitalising on the disruption and uncertainty to take advantage of unsuspecting victims. In the rush to enable home working, many employers deprioritised security, allowing their devices and data to leave the corporate network as employees logged on from less secure home networks.

28% of respondents who acquired new skills during the pandemic did so in the area of IT security. Despite this, 39% of UK employees claim to use no cybersecurity tools. This may be underreporting, given that many tools are administered by employees and effectively function silently. However, it does show a potential lack of awareness of the risks that organisations face and how to implement the necessary protection.

Home workers feel less productive

Digital tools are designed to make our lives easier, but do they make a difference when it comes to remote working?

When the home is the new workplace, productivity is harder for employers to monitor. Despite some studies showing an improvement in output, employees themselves report things differently. Our survey shows that 37% of employees who began working at home during the pandemic feel less productive versus 33% who feel that their productivity has improved.

The main reason given is “too many distractions” (reported by 52% of those feeling less productive). On top of this, new home workers rate many aspects of their job as being better at the work site. Notably, when it comes to productivity, 66% say that their work setup is better, and 69% say they have more opportunities to collaborate. 

reasons for being less productive

These opinions are reflected in workers’ assessments of their productivity (or lack thereof) when working from home. 29% say that it’s hard to work effectively without in-person time with their manager and coworkers, while 22% say that their work is often delayed due to IT problems.

Once remote working is no longer a necessity, employers should bear in mind the desire of employees to work at home as well as their need for adequate tools to remain productive. This is a delicate balance, which won’t be the same for everyone.

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Survey methodology

The Capterra HR in the New Era Survey 2021 was conducted in January 2021.

In the UK 1,050 employees aged 18–65 responded to our survey—26% of whom work part-time. 70% worked in an office environment prior to the pandemic, and none were self-employed.

We surveyed workers at small businesses with 2-500 employees in the following countries:

  • Germany (1,098 responses)
  • United Kingdom (1,050 responses)
  • Canada (1,012 responses)
  • France (1,001 responses)
  • Italy (1,000 responses)
  • Spain (999 responses)
  • Brazil (994 responses)
  • United States (922 responses)
  • Netherlands (883 responses)

The responses are a representative sample (by age and gender) of each country’s population. We worded the questions to ensure that each respondent fully understood the meaning and the topic at hand.

 

65 % des employés n’ont reçu aucune formation malgré les récents défis professionnels

Si l’un des effets de la pandémie de COVID-19 est bien le bouleversement des modes traditionnels de travail, c’est aussi l’occasion de réfléchir à son parcours professionnel et d’envisager l’avenir. En dépit ou en raison de la crise, certains ont vu évoluer leur poste ou leurs objectifs. Pour d’autres, le simple fait d’être en télétravail a nécessité un certain apprentissage. Pourtant, ces changements n’ont globalement pas été accompagnés de formation à proprement parler.

La question des compétences dans le monde professionnel est pourtant un levier essentiel de croissance. L’acquisition de nouveaux savoirs en vue de s’adapter ou d’évoluer apporte autant au bien-être de l’employé qu’à la bonne santé de l’entreprise.

Capterra a interrogé 1001 français sur la façon dont ils perçoivent leur emploi depuis le début de la crise, les compétences acquises (ou non acquises) et leurs souhaits pour l’avenir. Vous retrouverez la méthodologie détaillée en fin d’article.

Infographie : points forts de l’étude

33 % remettent en question leur emploi à cause d’une charge de travail accrue

Si 87 % de nos répondants n’ont pas changé de poste depuis le début de la pandémie, contexte de crise économique oblige, 13 % ont connu un changement dans leur vie professionnelle, qu’il s’agisse d’une promotion (5 %), d’un transfert à un autre service (3 %), d’un licenciement (4 %) ou d’une démission pour un nouvel emploi (2 %).

Si l’incertitude de l’avenir et la crainte de ne pas retrouver d’emploi ne poussent certainement pas à démissionner, il n’en demeure pas moins que les raisons de repenser sa carrière surgissent. Remises en question existentielles mises à part, les facteurs pouvant justifier une certaine insatisfaction au travail sont bien concrets.

Parmi les répondants qui admettent avoir songé à démissionner en pleine crise, voici ce qui est évoqué :

Deux autres raisons également évoquées dans une moindre mesure sont un management devenu excessif (7 %) et le fait que l’entreprise n’a pas su ou pu fournir les ressources pour faciliter le travail à distance (3 %).

Il ressort qu’un accompagnement pour gérer cette nouvelle donne n’a pas été effectué, ou pas suffisamment, auprès des collaborateurs. Les charges de travail pourraient pourtant être réparties entre plusieurs collaborateurs nouvellement formés (ou dont les compétences spécifiques n’avaient pas été jusque-là mises en avant) et les nouveaux objectifs atteints. Un autre aspect important est la formation des managers qui n’ont pas forcément toutes les clés pour gérer à distance projets et équipes en télétravail.

Peu de formations dispensées pour accompagner ces bouleversements

Alors que l’horizon n’est pas encore dégagé et que la crise s’étend dans le temps, il est essentiel pour les PME d’accompagner les collaborateurs dans leur évolution de carrière, tant pour répondre aux nouvelles exigences demandées, que pour le simple bien-être d’un collaborateur qui se sentirait dépassé par ses nouveaux objectifs ou coincé dans son rôle avec peu de perspectives d’évolution.

65 % des personnes interrogées déclarent n’avoir reçu aucune formation au cours de l’année qui vient de s’écouler. Certains se sont formés en autodidacte (18 %) tandis qu’une minorité a pu bénéficier d’une formation proposée par l’entreprise (16 %).

La rétention des collaborateurs passe pourtant par leur formation. Si elle est devenue compliquée en présentiel, les outils de visioconférence permettent de dispenser des cours à distance. Autre solution, les plateformes LMS permettent également d’apprendre en ligne, avec l’avantage d’un contenu sur-mesure et à la carte, disponible à tout moment.

Compétences acquises : quand nécessité fait loi

Malgré une majorité n’ayant reçu aucune formation formelle de la part de leur entreprise, de nombreux répondants à notre enquête ont toutefois acquis certaines compétences notamment par la nécessité provoquée par la situation sanitaire et la dispersion des effectifs.

En premier lieu, une utilisation soutenue des outils numériques pour qui a dû faire face de manière autonome à la configuration de son appareil, l’installation de logiciels et le maniement de nouveaux outils de communication ou encore l’adoption de logiciels basés sur le cloud.

La cybersécurité a été mise sous les feux des projecteurs avec les questions de sécurité des données et la menace grandissante de cyberattaques. Enfin, dans le trio de tête des nouvelles compétences, la création de site web ou d’application a bien entendu servi aux boutiques et autres commerces physiques de rendre leurs produits disponibles en ligne en montant un site d’e-commerce et développer leur présence sur Internet.

Plus d’un chef de projet habitué à communiquer avec ses équipes en présentiel a pu également se retrouver dérouté dans ses habitudes. En plus des contacts habituels avec les parties prenantes (habituellement par mail), l’explosion des interactions en ligne avec ses coéquipiers est facilitée par la famille des outils collaboratifs et de gestion de projets, nombreux sur le marché.

Les outils numériques en entreprise

Les outils les plus utilisés actuellement, renforcés suite à l’avènement du travail à distance généralisé, permettent notamment de communiquer, mais également de partager des documents, d’établir son organisation personnelle ou encore de suivre les heures travaillées :

En revanche, on remarque le manque flagrant d’outils de cybersécurité : 51 % des personnes interrogées n’utilisent aucun outil de sécurité informatique.

L’ensemble des collaborateurs se doit pourtant d’être éduqué aux meilleures pratiques en la matière par la compréhension et l’utilisation, par exemple, de gestionnaires de mots de passe ou encore de l’accès au réseau VPN. Ce sont là des outils essentiels pour garantir l’intégrité des données et celle de l’entreprise. Conjointement à cet “oubli”, 61 % déclare également n’avoir recours à aucun outil de formation en ligne. Ces deux outils combinés (une formation en cybersécurité) pourraient pourtant éviter bien des cybermésaventures aux entreprises.

Trop d’outils ?

Si une majorité (64 %) reconnaît être à l’aise avec l’ensemble des outils numériques dont ils doivent se servir quotidiennement, il ne faut pas occulter le fait que certaines entreprises n’ont pas forcément acquis beaucoup de nouveaux outils qui pourraient donner l’impression aux employés d’être “noyés” sous leur quantité. On peut également supposer que cette écrasante majorité est naturellement à l’aise avec le numérique, ce qui devrait encourager les entreprises à se numériser davantage, avec l’objectif d’aborder ce nouveau mode d’organisation qu’est le travail hybride. En effet, dans la première partie de notre enquête, nous avons pu voir que 67 % des répondants plébiscitent un tel modèle pour leur entreprise.

Cependant, les 36 % de répondants admettent se sentir “dépassés” par le nombre de logiciels qu’ils ont à utiliser quotidiennement. Ceux-ci manquent certainement d’un accompagnement qui leur permettrait de rapidement tirer profit des solutions mises en place, si tant que ces dernières répondent à un besoin réel étudié un tant soit peu en amont.

L’implémentation de plusieurs outils numériques peut parfois sembler une usine à gaz. Pourtant, l’adoption réfléchie et la formation des collaborateurs peut au contraire faciliter la productivité et la collaboration.

La flexibilité des horaires de travail et les opportunités d’apprentissage plébiscités

La pandémie a néanmoins quelques effets positifs sur certains aspects, notamment l’opinion que se font les collaborateurs de leur emploi ou employeur : 35 % admettent les apprécier davantage depuis le début de la pandémie et 48 % n’ont pas vu leur avis changer dans un sens ou dans l’autre.

Parmi les 16 % qui apprécient moins leur employeur, les principales raisons évoquées sont les suivantes :

  • 75 % ne trouvent plus satisfaction dans leur travail depuis le début de la crise à cause d’un emploi devenu monotone, ennuyeux ou ayant perdu de son intérêt.
  • 33 % ne sont pas satisfaits de la réaction de leur employeur face à cette pandémie.

À la question “quelle option décrit au mieux vos plans de carrière une fois la pandémie de COVID-19 enrayée ? “, outre les 77 % qui prévoient de conserver leur poste actuel et n’ont pas l’intention d’opérer un changement, 12 % prévoient de  chercher un nouveau poste dans le même secteur et 10 % prévoient de chercher un nouveau poste dans un autre secteur.

De leur côté, les responsables des ressources humaines peuvent utiliser un outil de gestion de la performance ou de feedback à 360 degrés afin d’établir un suivi des collaborateurs, identifier les points forts et envisager une réorganisation interne afin d’optimiser les talents et assurer une certaine rétention.

Néanmoins, certains quitteront quoiqu’il en soit leur entreprise pour de nouveaux horizons. Pour ces 22 % qui prévoient de changer de travail une fois la pandémie enrayée, les facteurs les plus pris en compte lors de cette quête d’un nouvel emploi sont les suivants :

Aux entreprises de tenir compte de cette nouvelle donne et de savoir proposer de nouveaux modèles de travail ou l’opportunité de se réinventer.

Vers le recrutement 100 % digital ?

Au vu des réponses des personnes ayant suivi un processus de recrutement au cours de la dernière année, il ressort que les étapes restent principalement réalisées en présentiel. Outre l’envoi de candidature qui s’effectue en ligne depuis longtemps, les entretiens d’embauche se font désormais virtuellement ainsi que quelques autres aspects traditionnellement présentiels :

  • Entretien d’embauche (27 % des répondants)
  • Visite virtuelle des bureaux (12 %)
  • Formation de nouvel employé (10 %)
  • Rencontre des nouveaux collaborateurs (8 %)

Si, on constate que 36 % des répondants préfèrent réaliser ces étapes en personne, ils sont 28 % à les préférer en version numérique. Ajoutés aux 36 % qui affirment ne pas avoir de préférence, on peut compter 64 % de futurs candidats disposés à suivre un processus de candidature et de recrutement 100 % digital. On peut sans doute désormais affirmer que les entretiens en vidéo, les visites virtuelles ou encore l’onboarding à distance sont autant de nouvelles pratiques en plein essor dans le monde des ressources humaines.

Et maintenant ? Consultez notre catalogue de logiciels de gestion des talents pour trouver l’outil qu’il vous faut.

Méthodologie

Pour collecter les données de ce rapport, Capterra a mené une enquête en ligne en janvier 2021 auprès d’un panel de 1001 Français. Ceux-ci ont été sélectionnés selon les critères suivants : ayant entre 18 et 65 ans, résidant en France, travaillant à plein temps ou partiel dans une PME. Ils sont tous issus de divers secteurs d’activité.

7 tolle Online-Whiteboard-Tools für die visuelle Zusammenarbeit in Remote-Teams

Online-Whiteboard-Tools

In Zeiten von Remote-Meetings sind Tools für die visuelle Zusammenarbeit extrem wichtig geworden: besonders hilfreich für das Brainstorming und die Kreativität in Remote-Teams sind Online-Whiteboard-Tools.

Online-Whiteboard-Tools

Warum Online-Whiteboard-Tools?

Trotz räumlicher Entfernung gilt es, Aufgaben zu verteilen, Projekte zu planen, Ideen zu sammeln, Konzepte zu entwerfen und bei alledem nicht den Überblick zu verlieren. Online-Whiteboard-Tools bieten dabei durchaus Vorteile gegenüber klassischen Whiteboards in Meeting-Räumen: Alle Teammitglieder können gleichzeitig und gleichberechtigt daran arbeiten, Anmerkungen vornehmen und miteinander kommunizieren. Die Ergebnisse lassen sich flexibel speichern, exportieren und weiterverarbeiten und auch Personen außerhalb des Unternehmens können unkompliziert Zugriff erhalten.

In vielen Online-Whiteboard-Tools kann nicht nur per Chat oder über Kommentare, sondern auch per Videoanruf kommuniziert werden: So können Teams ganz unmittelbar Meetings und Workshops abhalten, an Projekten arbeiten oder Ideen gegenüber Kunden präsentieren, ohne die Arbeitsumgebung zu wechseln. Idealerweise sind die Whiteboard-Tools außerdem in bestehende Team-Kommunikationssoftware, Projektmanagementsoftware, und Dokumentenmanagement-Systeme integrierbar, sodass nahtlos zwischen Arbeitsschritten gewechselt werden kann.

7 tolle Online-Whiteboard-Tools für Remote-Teams

Für diesen Artikel haben wir Online-Whiteboard-Tools ausgesucht, die mindestens 30 Nutzerbewertungen auf GetApp erhalten haben und mit mehr als 4 von 5 Sternen bewertet wurden. 

Los geht’s mit unserer Liste der besten Online-Whiteboard-Tools. Sie sind in alphabetischer Reihenfolge aufgeführt.

  1. Ayoa

Gesamtbewertung: 4,5/5 Sterne auf GetApp

Anzahl an Nutzerbewertungen: 191

Das Online-Whiteboard-Tool Ayoa

Remote-Teams können in Ayoa Ideen in Mindmaps festhalten, mit Kanban-inspirierten Workflow-Übersichten und Gantt-Diagrammen Aufgaben planen und per Chat oder (in Ayoa Ultimate) per Videoanruf zusammenarbeiten. Aufgaben und Prioritäten lassen sich in Kreisdiagrammen oder der Canvas-Ansicht anschaulich darstellen und es gibt zahlreiche Vorlagen, beispielsweise für Monatspläne, Bug-Reports, SWOT-Analysen oder Sprints. Die Mindmaps können per Link öffentlich geteilt werden. Alle Informationen sind mit TLS verschlüsselt und können in verschiedenen Dateiformaten heruntergeladen werden. Aoya ist als Webanwendung, Desktopversion oder Mobilversion für iPhone, iPad und Android nutzbar.

Für wen ist die Software besonders geeignet?

Ayoa eignet sich für Teams, die kreativ zusammenarbeiten und Aufgaben und Projekte organisieren möchten. Dank der Möglichkeit zur Synchronisierung mit Google, Evernote, Dropbox und anderen Tools lässt sich das Tool in bestehende Arbeitsabläufe integrieren und die Onboarding-Funktion hilft neuen Nutzer*innen bei den ersten Schritten.

Preise:

Ayoa kann mit bis zu 5 Boards und bis zu 50 Elementen pro Board kostenlos genutzt werden. Die Pro-Version ab 9,17 € pro Person und Monat bietet unbegrenzte Boards und Elemente, einen Dateispeicher, Gantt-Zeitachsen, Aufgabenzuweisungen, Tags und Filtermöglichkeiten. In der Ultimate-Version für 11,92 € pro Person und Monat kommen unter anderem eine Zoom- und Google Kalender-Integration, Videokonferenzen und Präsentationsmöglichkeiten hinzu.

Mehr erfahren

2. AWW App

Gesamtbewertung: 4,4/5 Sterne auf GetApp

Anzahl an Nutzerbewertungen: 31

Board teilen in AWW App

AWW App ist ein Online-Whiteboard-Tool für Brainstorming, Webkonferenzen und digitalen Unterricht. Ideen und Konzepte können einfach visualisiert werden. Dank Zoom-Einbindung können Teams Audio- und Videoanrufe direkt in AWW App abhalten und es ist möglich, PDF-Dateien hochzuladen und an die anderen Teammitglieder freizugeben. AWW App ist sowohl im Browser als auch auf Tablets und Mobilgeräten nutzbar.

Für wen ist die Software besonders geeignet?

AWW App richtet sich an jede Art von Unternehmen oder Bildungseinrichtungen, Tutor*innen, Berater*innen, Entwickler*innen und Designer*innen. Unsere Rezensent*innen auf GetApp nutzen die Freigabefunktionen gerne, um mit Personen außerhalb ihres Unternehmens zusammenzuarbeiten und Inhalte und Entwürfe zu präsentieren.

Preise:

Die Basisversion mit grundlegenden Funktionen, Chatmöglichkeiten und Freigabe-Tools ist kostenlos verfügbar. Die Personal-Version für 10 $ monatlich bietet unbegrenzte Premium-Boards für beliebig viele Nutzer*innen, erweiterte Funktionen und eine Rechteverwaltung, die Organisation-Version für 75 $ bietet zusätzliche Admin- und Mitgliederkonten und Priority-Support. Ab 60 Personen ist eine benutzerdefinierte On-Premises-Lösung mit privater Cloud, dedizierter IP-Adresse und SLA verfügbar.

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  1. InVision

Gesamtbewertung: 4,6/5 Sterne auf GetApp

Anzahl an Nutzerbewertungen: 604

Inspiration Board in Invision

InVision bietet ein digitales Whiteboard und eine Designplattform für digitale Produkte, beispielsweise für interaktive Prototypen. Boards können dank Integrationen direkt aus Slack, Microsoft Teams, Sketch und Photoshop heraus erstellt werden. Alle Teammitglieder können in Echtzeit Feedback geben oder eine Live-Ansicht ihrer eigenen Boards mit anderen teilen. Neben dem Whiteboard-Tool InVision Freehand stehen Tools für das digitale Prototyping, Design und Softwareentwicklung zur Verfügung.

Für wen ist die Software besonders geeignet?

InVision eignet sich insbesondere für Webdesigner*innen und App- und Software-Entwickler*innen, die remote mit anderen zusammenarbeiten oder Entwürfe präsentieren möchten. Unsere Nutzer*innen setzen InVision beispielsweise für das Wireframing beim Webdesign oder zum Einholen von Kundenfeedback bei laufenden Projekten ein.

Preise:

InVision kann von bis zu 10 aktiven Nutzer*innen und für bis zu 3 Dokumente und unbegrenzt viele öffentliche Spaces kostenlos verwendet werden. Ab 7,95 $ pro Person und Monat steht die Pro-Version für bis zu 15 aktiver Nutzer*innen mit unbegrenzt vielen Dokumenten sowie öffentlichen und privaten Spaces zur Verfügung. Auf Anfrage gibt es eine Enterprise-Version für Teams aller Größen. 

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  1. Lucidspark

Gesamtbewertung: 4,7/5 Sterne auf GetApp

Anzahl an Nutzerbewertungen: 64

Online-Whiteboard-Tool Lucidspark

Remote-Teams können über die interaktiven Whiteboards von Lucidspark gemeinsam Ideen sammeln, organisieren, kommentieren und auswerten, Feedback einholen sowie Geschäftsprozesse visualisieren und optimieren. Abstimmungsfunktionen, Kommentare, Erwähnungen und Emoji-Reaktionen erleichtern die Interaktion. Boards können in das Tool Lucidchart exportiert werden, um Diagramme und Arbeitsabläufe zu erstellen. Per Slack-Integration können Boards über Slack für Teams freigegeben, bearbeitet und kommentiert werden und es ist möglich, alle Mitglieder eines Slack-Channels direkt zu einem neuen Board hinzuzufügen. Auch die Integration in Google Drive und Zoom ist möglich.

Für wen ist die Software besonders geeignet?

Lucidspark ist sowohl an kleine als auch an große Unternehmen gerichtet. Dank der deutschsprachigen Website ist es besonders für Teams geeignet, die eine deutschsprachige Lösung suchen.

Preise:

Die kostenlose Version ermöglicht das Erstellen von 3 Boards mit je bis zu 300 Objekten. Ab der Individual-Version für 6,95 € monatlich sind unbegrenzt viele Boards und Objekte nutzbar und es gibt Tags sowie Hervorhebungs- und Gruppierungsfunktionen. Die Versionen Team (ab 8,00 € pro Person, mindestens 3 Personen) und Unternehmen (Preis auf Anfrage) bieten erweiterte Funktionen zur Zusammenarbeit, Abstimmungsmodus und Timer, die Unternehmensversion außerdem Teamverwaltungsfunktionen. 

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  1. Milanote

Gesamtbewertung: 4,8/5 Sterne auf GetApp

Anzahl an Nutzerbewertungen: 31

To-Do-Liste in Milanote

Milanote wird als „Evernote for Creatives“ beschrieben und bietet flexible Möglichkeiten, um Text, Bilder, Dateien und Links auf verschiedenen Boards visuell zu organisieren, Ideen zu sammeln und Zusammenhänge zu erfassen. Notizen, URLs mit Vorschau, Bilder, Pfeile, Listen und andere Objekte lassen sich per Drag and Drop auf die Arbeitsfläche ziehen, verschieben und kombinieren. Die Boards können sowohl privat als auch gemeinsam genutzt und mit Lese-, Bearbeitungs- und/oder Kommentierzugriff freigegeben oder als PDF exportiert werden. Milanote bietet eine mobile App für iOS und Android.

Für wen ist die Software besonders geeignet?

Milanote richtet sich an Menschen, die im kreativen Bereich tätig sind und ein visuelles Tool für Notizen, Mindmaps und Moodboards suchen. Unsere Rezensent*innen nutzen Milanote, um alleine oder mit kleineren Teams zu arbeiten oder um ihre Arbeit Kund*innen zu präsentieren, und empfehlen das Tool für die kreative Projektplanung und das Entwerfen von Strategien und Marketingkampagnen. 

Preise:

Milanote bietet eine unbegrenzt nutzbare Gratisversion für bis zu 100 Notizen, Bilder oder Links, bis zu 10 Dateiuploads und unbegrenzt viele gemeinsam genutzte Boards. Die kostenpflichtige Version ab 9,99 $/Monat pro Person erlaubt unbegrenzt viele Elemente, Boards und Uploads und bietet eine Suchfunktion. Die Team-Version kostet 49 $/Monat für bis zu 10 Personen bzw. 99 $/Monat für bis zu 50 Personen und bietet Priority-Support.

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  1. Miro

Gesamtbewertung: 4,8/5 Sterne auf GetApp

Anzahl an Nutzerbewertungen: 258

Online-Whiteboard-Tool Miro

Miro ist ein digitales Whiteboard, das Remote-Teams bei der Zusammenarbeit unterstützt. Teams können über Videoanrufe direkt in Miro Meetings oder Workshops veranstalten, Ideen sammeln und Strategien entwickeln, indem sie Bilder, Dokumente, Karten, Diagramme und mehr hinzufügen und anschaulich miteinander verbinden. Es stehen mehr als 100 Vorlagen für verschiedene Zwecke zur Verfügung, beispielsweise für Flowcharts, Produkt-Roadmaps oder Customer Journey Maps, und Teams können nach Bedarf ihre eigenen Vorlagen erstellen. Die Boards können als Bilddatei oder PDF exportiert werden. Miro ermöglicht die Integration mit mehr als 70 Tools wie Trello, JIRA, Asana und Microsoft Teams und bietet eine Desktopanwendung sowie Apps für Android und iOS.

Für wen ist die Software besonders geeignet?

Miro richtet sich an funktionsübergreifende Teams aller Größen, die auch remote effektiv zusammenarbeiten wollen. Unterschiedliche Nutzer- und Administratorrollen, Freigabeeinstellungen und Möglichkeiten zur sicheren Zusammenarbeit mit externen Personen erleichtern die Nutzung in großen Teams. Miro gibt an, dank seines hohen Sicherheitsniveaus auch für Unternehmen geeignet zu sein, die strenge Sicherheitsstandards gewährleisten und entsprechende Richtlinien einhalten müssen. Unsere Rezensent*innen auf GetApp verwenden Miro unter anderem für Meetings mit Kund*innen, Brainstorming-Sitzungen, die Strukturierung von F&E-Prozessen oder UX-Tests und beschreiben den Einstieg als intuitiv und unkompliziert.

Preise:

Die Gratisversion von Miro bietet 3 bearbeitbare Boards inklusive Vorlagen, die von anderen auch anonym betrachtet und von unbegrenzt vielen Teammitgliedern bearbeitet werden können, sowie grundlegende Integrationsmöglichkeiten. In der Team-Version ab 8 $ pro Mitglied und Monat sind unter anderem unbegrenzt viele Boards, private Freigaben, unbegrenzt viele externe Nutzer*innen, Projekte, benutzerdefinierte Vorlagen und zusätzliche Integrationen (z. B. Asana) verfügbar. Die Business-Version ab 16 $/Monat bietet zusätzlich Single-Sign-On und Tageslizenzen für externe Nutzer*innen, während die Enterprise-Version (Preis auf Anfrage) unter anderem flexible Lizenzoptionen für Großunternehmen sowie zusätzliche Sicherheits- und Supportoptionen bietet.

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  1. Mural

Gesamtbewertung: 4,6/5 Sterne auf GetApp

Anzahl an Nutzerbewertungen: 50

Online-Whiteboard-Tool Mural

Mural ist ein interaktives Whiteboard, auf dem Teams in Echtzeit zusammenarbeiten, visuelle Pläne erstellen und Ideen sammeln können. Die interaktiven und visuellen Boards vereinfachen Designprozesse und agile Arbeitsabläufe und sind unter anderem für virtuelle Schulungen, Planungsprozesse und Meetings gedacht. Nutzer*innen können Zeichnungen, Listen, Diagramme, Flowcharts und mehr erstellen und dabei sehen, wo sich die Mauszeiger der anderen Teammitglieder gerade befinden. Mural bietet mehr als 100 Vorlagen sowie Integrationen für Slack, Jira, Trello und zahlreiche weitere Tools.

Für wen ist die Software besonders geeignet?

Mural eignet sich für Unternehmen aller Größen, beispielsweise im Technologie-, Finanz- oder Beratungsbereich, aber auch für Bildungseinrichtungen und gemeinnützige Organisationen. Die Rezensent*innen auf GetApp nutzen das Tool unter anderem für Online-Workshops und Meetings, Abstimmungen und Entscheidungsfindungsprozesse sowie für die visuelle Dokumentation.

Preise:

Die Starter-Version für 1–50 Mitglieder kostet 12 $ pro Mitgliedschaft und Monat und bietet einen einzelnen Workspace für unbegrenzt viele Murals sowie Meeting-Funktionen, Vorlagen, Integrationen, DSGVO-Konformität und mehr. In der Plus-Version (20 $/Monat) können außerdem unbegrenzt viele Gäste eingeladen werden und Single Sign-On, Priority-Support und flexible Zahlungsoptionen sind verfügbar. Die Enterprise Network-Version bietet zusätzlich u. a. zentralisierte Steuerungsoptionen, benutzerdefinierte Vorlagen, Schulungsprogramme und Enterprise-APIs.

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Online-Whiteboard-Tools fördern die Kreativität in Remote-Teams

Whiteboards waren vor der Krise eine beliebte Brainstorming-Methode für die Zusammenarbeit im Büro. Sitzt jedoch der Großteil der Belegschaft im Home-Office, muss die visuelle Zusammenarbeit auf digitale Kanäle verschoben werden.

Die oben beschriebenen Online-Whiteboard-Tools können Unternehmen helfen,  neue Ideen zu finden, besser zusammenzuarbeiten und die Kreativität in Remote-Teams zu fördern.

Willst du mehr erfahren? Dann wirf einen Blick auf unser Online-Whiteboard-Software Verzeichnis, um weitere Produkte zu entdecken.


Methodik

Die Online-Whiteboard-Tools dieser Liste erfüllen folgende Kriterien:

  • Mindestens 30 Nutzerbewertungen auf GetApp
  • Mindestens 4 von 5 Sterne auf GetApp